Angeli e Demoni è prodotto “a puntino” per cuocere facilmente le menti degli spettatori

Quando un film è così pubblicizzato come quello  di Ron Howard, sequel de Il Codice Da Vinci (ma prequel dell’ omonimo romanzo), non si esita di certo ad immaginare  che possa diventare, anche nel giro di una sola settimana, un sicuro campione d’ incassi. Ma spesso mi chiedo dopo aver visto un film così spudoratamente colmo di elementi inverosimili, eroistici e decisamente “americani” cosa possa spingere un pubblico intelligente ad apprezzarlo. Forse il fatto di essere bersagliato da scetticismi, sconfessato dalla Chiesa Vaticana o ritenuto blasfemo diventa paradossalmente proprio quello che ne decreta  il suo successo?  Oppure ciò che lo spettatore si aspetta è semplicemente ritrovare un protoripo di eroe standard (un pò Miss Marple e un pò McGyver) che risolve enigmi e misteri come fossero bazzecole e sopravvive inverosimilmente in barba a addestrati poliziotti o carabinieri italiani che vengono beffati e uccisi come pivellini da un solo uomo-killer improvvisatosi all’ occasione uno 007. Perchè se si toglie l’affascinante location Romana che fa da sfondo al film o alcune interpretazioni come quella di Pierfrancesco Favino, che fa disonore però a se stesso interpretando un personaggio praticamente anonimo, si ha l’impressione di vedere un film costruito a pierfrancesco-favino-in-un-immagine-del-film-angeli-e-demonipuntino per colpire l’occhio dello spettatore e tenerlo con il fiato sospeso fino alla fine ma con, alle fondamenta, ben poco di quel cinema che spesso è soprannominato la settima arte.

Angeli e Demoni piacerà sicuramente a chi ha gradito Il Codice Da Vinci (forse anche in maniera maggiore) anche perchè si respira più aria di casa Italia e perchè vedere correre Tom Hanks da una parte all’altra di Roma, a bordo sempre della sponsorizzatissima Lancia Delta, risulta essere un bel vedere. Ma dietro tutta questa sagra spendacciona del bell’ apparire cosa c’è? C’è un Vaticano che piange la morte del suo papa rivoluzionario e progressista, che sembra una fedele ricostruzione dei tempi della morte di Wojtyla, e un camerlengo (Ewan McGregor) che deve affrontare il rapimento e le uccisioni dei quattro cardinali “papabili papi”. E insieme a tutto questo ci sono anche ricostruzioni storiche e letterarie che sono tipicamente grossolane e “americane” ma che colpiscono dritto al centro chi la storia sui banchi di scuola non la ha mai amata e preferisce leggerla riadattata e “ribestemmiata” nei bestsellers di Dan Brown.

E solo per fortuna manca di quell’elemento sdolcinatamente romantico che c’era ne Il codice Da Vinci, forse perché Howard era già impegnato a tenere incalzante il ritmo delle azioni e mantenersi fedele alle location di Roma senza stravolgerle con movimenti troppo irreali. Si perchè in Angeli e Demoni di certo il ritmo da thriller regge e fino al finale non ci si aspetta quel colpo  di scena che tanto piace allo spettatore medio. Ma per il resto rimane quel vago senso di “sboronaggine” americana alla Indipendence Day che porta un camerlengo a diventare quasi supereroe ( forse soltanto per la gioia delle fans di Ewan McGregor), a lanciarsi da un paracadute sbattendo nel cupolone di S. Pietro più volte e sopravvivendo quasi “misticamente”. Angeli e Demoni è prodotto "a puntino" per cuocere facilmente le menti “deboli” degli spettatori. Sconsigliato a chi non ama le alte temperature dei “forni visivi lobotomizzanti”.