Anche tu potresti fare del male agli altri: l’Effetto Lucifero

Monica Valentini

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Ti sei mai domandato come mai a volte le persone vengano maltrattate, umiliate, uccise? O di come sia possibile che le SS, durante l’olocausto, abbiano contribuito allo sterminio di milioni di innocenti senza alcun peso sul cuore? In poche parole, ti sei mai domandato da dove nasca il Male?

Lo psicologo americano Philip Zimbardo ha provato a rispondere a questa domanda elaborando la teoria dell’effetto Lucifero. Essa afferma che quando una persona tipicamente “buona”, dotata di principi morali e mentalmente stabile, viene inserita in determinate circostanze sociali può diventare malvagia e compiere il male senza sentirsi in colpa. La circostanza sociale in questione è il potere. Ma andiamo con ordine.

Nel 1971 Zimbardo decide di condurre un esperimento presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Stantford  per studiare il comportamento delle persone quando queste vengono inserite in una situazione di potere collettivo. L’esperimento consiste in una simulazione di vita carceraria su 24 ragazzi volontari, divisi nei ruoli di “prigionieri” e di “guardie”. I ragazzi scelti sono tutti senza precedenti penali e non presentano disturbi psicologici. L’esperimento deve durare due settimane, ma verrà sospeso dopo solo 6 giorni per gli esiti drammatici che si creeranno.

E’ il primo giorno, i prigionieri vengono arrestati e portati nel “carcere di Stantford”, una struttura creata ad hoc nei sotterranei dell’università. A entrambi i gruppi vengono dati degli abbigliamenti che promuovono un processo di de-individuazione: i prigionieri portano delle casacche bianche con stampato sopra un numero identificativo; le guardie indossano una divisa color kaki, un manganello e occhiali da sole a specchio per nascondere completamente gli occhi. Alle guardie non viene data alcuna regola precisa per mantenere l’ordine all’interno del carcere: l’importante è che non si attenti alla salute fisica dei prigionieri.

Già durante il secondo giorno iniziano a verificarsi i primi problemi: i prigionieri si strappano le casacche e insultano le guardie, che li puniscono spruzzandogli un estintore addosso. Col passare delle ore le violenze delle guardie diventano sempre più sadiche e i prigionieri vengono castigati anche per delle banalità.  Sono costretti a pulire le latrine a mani nude se non finiscono la cena, a intonare dei coretti ridicoli verso i compagni che non puliscono bene la cella. Presto viene negato anche il diritto di andare in bagno. Chiunque compia il minimo errore viene rinchiuso dentro uno sgabuzzino buio e stretto chiamato “la buca”. Dopo solo 36 ore un prigioniero abbandona l’esperimento perché preso da una crisi di nervi.

Philip Zimbardo

Nei giorni successivi la situazione non fa altro che peggiorare. Le guardie diventano sempre più sadiche, come se fossero totalmente distaccate dalla situazione. I prigionieri mostrano i sintomi di seri disturbi emotivi: sono diventati totalmente passivi e il loro rapporto con la realtà si sta degradando sempre più. Arrivati al sesto giorno Zimbardo, sconvolto, decide di interrompere l’esperimento.

Com’é possibile che dei ragazzi “normali” siano stati in grado di arrecare delle sofferenze simili a dei coetanei? Da questa esperienza lo psicologo elabora la teoria dell’Effetto Lucifero: quando una persona tendenzialmente corretta si trova all’interno di un gruppo di potere coeso e fortemente ideologizzato, avviene in lui una sorta di spersonalizzazione. È come se perdesse la propria identità, poichè si identifica pienamente nel gruppo di cui fa parte. Di conseguenza tende a de-umanizzare gli individui che non fanno parte del suo gruppo, ossia a pensarli e a concepirli come degli oggetti. In questo modo si crea per lui l’opportunità di compiere il male verso gli altri senza che si senta in colpa e senza che abbia bisogno di rispondere in prima persona delle proprie azioni. Perche? Semplice: egli “scarica” la responsabilità sul gruppo e sul sistema di cui fa parte. Si spiega in questo modo perché i nazisti, chiamati a processo dopo la fine della seconda guerra mondiale, giustificassero le proprie azioni spiegando che “in quel momento stavano solo obbedendo a degli ordini”, o perché le varie dittature della storia siano sempre state piuttosto violente.

L’esperienza di Zimbardo ci insegna che non esistono i buoni e i cattivi per natura, che non esiste il sistema binario di Bene e Male. Tutti noi siamo convinti di stare dalla parte dei “buoni”. Tutti sappiamo che non potremmo mai fare del male agli altri. Le cose, invece, non stanno così. Tuttavia, c’è un modo per prevenire l’Effetto Lucifero: seguire la nostra coscienza e essere sempre critici verso il sistema di cui facciamo parte. Il pensare con la propria testa.