Airbnb aiuta l’Ucraina: soldi e alloggi per la popolazione

“In 48 ore sono state più di 61 mila le richieste di prenotazioni arrivate in Ucraina. Significa 1,9 milioni di dollari che arriveranno agli Host in questo momento di necessità. È un’idea fantastica che proviene dalla nostra comunità. Grazie”. Queste le parole d’orgoglio e commozione di Brian Chesky, cofondatore e amministratore delegato di Airbnb, il portale online che mette in contatto persone in cerca di alloggio per brevi periodi con altri che affittano i propri spazi.

Dal 2 marzo Airbnb è diventato uno dei principali mezzi con cui poter aiutare la popolazione ucraina.

La solidarietà nei confronti dell’Ucraina, ormai da più di tre settimane sotto l’attacco della Russia, si è manifestata globalmente in maniera evidente. Persone da tutte le parti del Mondo stanno donando cibo, acqua e prodotti di prima necessità. Sono state, inoltre, lanciate diverse raccolte fondi per dare un aiuto economico concreto al Paese bombardato. Tutti nel proprio piccolo stanno cercando di dare il proprio contribuito, e grandi aziende come Airbnb non hanno voluto essere da meno.

La piattaforma online permette agli utenti di poter affittare una camera, una casa, o un appartamento in diverse località mettendo direttamente in contatto l’host (il locatore) con l’affittuario. Com’è possibile dunque che proprio nel pieno di una guerra, più di 60.000 notti in Ucraina siano state prenotate da persone di tutto il Mondo?

Grazie al sistema di invio diretto di denaro, Airbnb ha rappresentato una formula veloce con cui raggiungere ed aiutare una persona in Ucraina.

Infatti, nelle ultime settimane diversi host ucraini si sono trovati a rispondere negativamente alle richieste di chi li contattava per affittare il proprio spazio. Arrivando persino a giustificare l’impossibilità di affitto a causa di attacco militare. In seguito, si è poi capito che le persone che avevano affittato la loro location non erano intenzionate ad andare a passare delle notti in Ucraina, bensì ad aiutarli economicamente. Dal canto suo, Airbnb ha rinunciato alle commissioni che avrebbe incassato sulle prenotazioni.

A tal proposito, si è attivata una rete di supporto che ha permesso anche agli ucraini non dotati effettivamente di un alloggio da affittare, di diventare “host” per poter ricevere gli aiuti. Gli ucraini con profonda commozione ringraziano per il supporto ricevuto. Inoltre, invitano tutti i potenziali inquilini ad andare davvero in Ucraina non appena tutto sarà finito, perché è “un paese bellissimo”.

Dagli aiuti economici per chi resta a un tetto per chi fugge.

Il core business di Airbnb rimane pur sempre la possibilità di offrire un alloggio. Attraverso Airbnb.org è possibile, allora, donare una somma che permetta di offrire alloggi gratuiti al confine con l’Ucraina o in altri Paesi, Italia compresa, a tutti coloro che sono in fuga dalla guerra. Tra l’altro, il portale non è nuovo a questo tipo di generosità. In tempi, purtroppo, non troppi lontani aveva offerto il proprio supporto ad alcuni rifugiati afgani. Di seguito le parole dal profilo Instagram ufficiale:

Lo scorso autunno, abbiamo lanciato un appello affinché gli host condividessero i loro spazi con i rifugiati afgani. Migliaia di host hanno generosamente aperto le loro porte e offerto soggiorni gratuiti e scontati ai nuovi arrivati ​​afgani, unendosi ad Airbnb.org per fornire alloggi a oltre 20.000 persone.

Il sostegno di Airbnb si aggiunge a quello di ciascun individuo e associazione che anche con una semplice donazione di cibo o denaro sta aiutando l’Ucraina. Si sottolinea che il portale ha sospeso la propria attività in Russia e Bielorussia, unendosi in tal modo a diverse iniziative e sanzioni che hanno preso piede nel mondo. Ad esempio, Facebook e Google hanno già bloccato la circolazione dei contenuti dei media di stato russi, arrestando cosi la diffusione di possibili fake news sulla guerra. Così come  Ikea, Volkswagen, Lego, Netflix, TikTok, Samsung, Amazon e molti altri brand internazionali hanno deciso di prendere le distanze da questa folle situazione.



Giulia Grasso