A Prato, un giovane di 23 anni arrestato a capo di una setta satanica: «Sono il diavolo» costringeva minorenni a stupri di gruppo

A Prato un giovane di 23 anni, ha creato una setta satanica, dando vita ad una serie di misfatti e violenze ai danni degli adepti senza precedenti. Il giovane, per fortuna è stato incriminato ed arrestato. Il provvedimento, eseguito il 3 giugno dalla Polizia di Stato, raccoglie l’esito delle articolate indagini, svolte dalla Squadra Mobile di Firenze diretta da Antonino De Santis, unitamente al Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine di Roma, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Firenze, che sono iniziate nell’aprile del 2019 a seguito della segnalazione da parte della madre di due ragazzi e dell’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici. Durante l’inchiesta, coordinata dal Sostituto Procuratore Angela Pietroiusti, gli inquirenti hanno assunto importanti informazioni dalle vittime ed eseguito complessi accertamenti tecnici sul traffico telefonico e sui profili social dell’indagato. Il giovane rappresentava il Diavolo, e manteneva schiavi i componenti della setta, con inganni, minacce, ricorrendo alle violenze sessuali, infine grazie a quelli che lui definiva poteri soprannaturali terrorizzava tutti minacciando loro e le loro famiglie di riversare terribili eventi di distruzione.  Il giovane avrebbe fatto credere a tutti gli appartenenti al gruppo che erano persone prescelte, che nelle precedenti vite avevano avuto un’altra identità sovrannaturale (Amon, Atena, Banshee, Aracne, Eva, le Sette Furie, Ares) e che la loro missione era quella di salvare il mondo.Ciascun componente era legato da un cosiddetto patto con il diavolo, li costringeva a fare una specifica richiesta mediante la stipulazione di un contratto in ragione del quale gli dovevano essere fedeli e mantenere il segreto per evitare disgrazie e sofferenze.  Il 23enne residente in provincia di Prato è finito agli arresti domiciliari, in esecuzione di un’ordinanza del Gip del Tribunale di Firenze, richiesta dalla Procura della Repubblica del capoluogo toscano, con l’accusa di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, violenza sessuale e pornografia minorile. Molti tra i suoi seguaci sono minorenni, che venivano tenuti in schiavitù attraverso la minaccia di rendere pubbliche le foto compromettenti legate ad incontri di pedopornografia.



Alessandra Filippello