Banksy

Banksy al Mudec di Milano: A Visual Protest

A Visual Protest. The Art of Banksy, in mostra al MUDEC dal 21 novembre 2018 al 14 aprile 2019  è la prima mostra monografica dedicata all’artista inglese in un museo pubblico italiano. Un progetto espositivo curato da Gianni Mercurio, che ha raccolto circa 80 opere tra dipinti, prints numerati, oggetti, fotografie, video, vinili e cd musicali da lui disegnati e una vasta gamma di suppellettili legati alla storia di Banksy.

Chi è Banksy?

Il fatto che non si abbia la risposta a questa domanda è parte dell’alone di mistero che avvolge questo personaggio, così controverso e sopra le righe per ideologia ed espressione artistica. Il giornalista Craig Williams provò a dimostrare che Banksy fosse in realtà Robert Del Naja, frontman della band di musica elettronica Massive Attack. Tuttavia questa rimase solo una delle tante storia senza prove sulla sua identità. Ciò che è certo è che Banksy è considerato uno dei maggiori esponenti della street art contemporanea. Le opere di Banksy si inseriscono in un percorso artistico molto particolare; molto più che un graffitaro, le sue opere sono cariche di significato e vanno a toccare argomenti autorevoli come la politica, la cultura e l’etica, in chiave satirica.

Tuttavia, per cogliere la vera essenza di Banksy bisogna fare un passo indietro, soffermandosi sulla sua storia. Poco sappiamo sulla vita dell’artista; sappiamo per certo che Banksy è nato a Bristol, in Inghilterra, dove faceva parte di una gang, la DryBreadZ Crew. Banksy cresce sotto l’influenza del Movimento Situazionista degli anni 50’/60′, di cui condivide l’attitudine alla sperimentazione, l’attenzione alla realtà urbana, la teoria della psicogeografia ( cioè la teoria secondo la quale l’artista ha come ”tela”tutto il territorio che lo circonda). Banksy fa suoi questi assiomi per concepire il paesaggio urbano come uno spazio attraverso cui veicolari i suoi ideali.

Il primo grande murale di Banksy è The Mild Mild West, dipinto nel 1997 per coprire un cartellone pubblicitario. Un orsacchiotto lancia un cocktail molotov a tre poliziotti in tenuta antisommossa: l’immagine simboleggia le tante rivolte che hanno segnato la storia della città di Bristol.

A Visual Protest

Uno dei capisaldi dell’ideologia di Banksy è la guerra alla guerra. La religione, l’industria bellica, lo sfruttamento del territorio: egli punta il dito contro le logiche che producono le guerre, invitando il mondo ad opporsi, a combattere una guerra per l’umanità stessa, libera da giochi di potere che causano solo morte e dolore. Così con la sua sadica ironia, dipinge bambine che abbracciano bombe al posto di bambole e soldati armati di tutto punto dal volto coperto da un emoji sorridente.

Banksy

Un altro tema caro a Banksy è il consumismo che attanaglia la società contemporanea. Il consumo di beni materiali rende l’uomo schiavo del bisogno ossessivo di possedere; una felicità effimera che decade ogni volta che è stato ottenuto l’oggetto del desiderio, causando un ciclo malato e infinito.

Banksy

Così Banksy echeggia alle immagini sacre ritraendo gli addolorati  per la morte del Cristo in croce disperarsi invece sotto la scritta ”I saldi finiscono oggi”. Mentre una tigre emerge dalle righe di un codice a barre, un gruppo di selvaggi tentano di dare la caccia ad un animale a loro sconosciuto: un carrello della spesa.

Banksy

Protagonisti indiscussi di una serie infinita di opere sono i topi: emarginati dalla società, si muovono principalmente di notte, tutti li evitano e sanno di sporcizia, eppure sono sempre i primi a sopravvivere nei momenti di avversità, trovando sempre il modo di salvarsi. Per questo sono la metafora perfetta dei graffitari come lui.

Banksy

Non solo graffiti

Durante il percorso espositivo, animato da videoproiettori che raccontano le opere e le iniziative di Banksy, potrete vedere anche le immagini di Dismaland, l’ennesimo dito puntato contro le grandi multinazionali. Si tratta di un parco divertimenti a tempo, allestito da Bansky nell’area di uno stabilimento balneare abbandonato; una versione volutamente deprimente e fatiscente di Disneyland che fa sentire il visitatore a disagio dall’inizio alla fine della visita. l picco si raggiunge quando ci si imbatte in uno dei pezzi più discussi dell’esposizione: una vasca con tre barconi pieni di migranti, alcuni dei quali galleggiano esanimi sull’acqua… Nelle immagini, solo i bambini, ignari del significato dell’attrazione, infilano la monetina per guidare i barconi.

Banksy

In pochi sanno che Banksy ha anche aperto un hotel. Si trova in Palestina, a Betlemme, al confine con i territori di Israele. Un’impresa commerciale difficilissima con lo scopo di porre l’attenzione in questa zona di guerra continua.

Mercificazione della street art: dalla parte di Banksy 

Quando si parla di Banksy, le polemiche non mancano mai; così che il MUDEC si trova oggi al centro del mirino, in quanto, secondo alcuni, il fatto che un’ artista di strada sia esposto in un Museo, dove per godere delle opere bisogna pagare un biglietto, viola una legge implicita della street art, nata appunto per essere a disposizione di tutti. 

Banksy

Cristina Donati Meyer, artista milanese sopra le righe, ha affisso all’esterno del Mudec un disegno con la Banda Bassotti intitolato “il ratto di Banksy”.

Volete saperne di più su Banksy? Su Netflix è disponibile il documentario ”Saving Banksy”, concentrandosi proprio sul tema della mercificazione non autorizzata della street art.