Pluripremiata a livello nazionale ed internazionale, Annamaria Farricelli è riconosciuta per il suo contributo alla letteratura e alla poesia. La sua opera è caratterizzata da un profondo esame dell’anima e delle emozioni, spesso affrontando temi di rinascita e di speranza attraverso un linguaggio semplice, ma mai banale. Le sue “creature” sono accolte in sillogi, antologie, racconti, romanzi. Appena tornata a Castellammare di Stabia, dove vive, da Milano, ecco una breve intervista alla nostra testata.
Come ha accolto la città di Milano la sua poetica?
Come si accoglie un sussurro inatteso: con stupore, e poi con intima partecipazione. Un incontro fortemente voluto e sostenuto dalla consigliera meneghina Diana De Marchi, delegata alle Pari Opportunità e alle Politiche del lavoro di Città Metropolitana di Milano. Dalla partecipazione degli astanti è risultato che la mia poetica è ricerca che nasce dall’ascolto delle assenze, da ciò che vibra sotto la superficie del visibile; è una poetica del margine, dove il silenzio non è vuoto, ma materia viva, attraversata da memorie, ferite e possibilità. Con il mio romanzo autobiografico L’Eco del Silenzio si è offerto uno spazio sospeso, in cui lo spettatore è stato invitato a rallentare, a perdersi e ritrovarsi. Milano, con la sua energia stratificata e il suo incessante fluire, ha riconosciuto in questa tensione una necessità: fermarsi per sentire. Tra le sue architetture e i suoi ritmi serrati, la mia opera è diventata una soglia, un varco sottile in cui l’invisibile prende forma e la fragilità si fa linguaggio condiviso, trasformando il silenzio in un’esperienza profondamente umana e collettiva. In un luogo dove il caos sembra dominare, la mia poetica è stata accolta come la voce di una quiete che parla attraverso le pieghe invisibili dell’anima, includendo in modo gentile chiunque sia disposto a sintonizzarsi con le sfumature più sottili dell’esistenza.
La veste rinnovata de L’eco del Silenzio ha coinciso con un premio importante. Ce ne parla?
La veste rinnovata, in realtà, è nata come metamorfosi necessaria, un attraversamento più profondo della mia stessa ricerca. In questo passaggio, l’opera ha ritrovato nuove risonanze, come se il silenzio avesse ampliato il proprio respiro, accogliendo ulteriori stratificazioni di senso e di memoria. Il riconoscimento del Premio Maria Callas Tribute Prize New York, che mi è stato assegnato nella Grande Mela in occasione dell’ultima Festa Internazionale della Donna, è giunto come un’eco lontana ma intensissima, capace di restituire valore a questo percorso intimo e spesso invisibile. Non lo vedo come un traguardo, ma come una conferma gentile: che anche ciò che non alza la voce può attraversare confini, toccare altre sensibilità e generare connessioni profonde, oltre ogni distanza.

La violenza di genere oggi: una emergenza sociale. Quale sforzo al dibattito pubblico sente di dover imprimere lei in prima persona come testimone diretta di maligna manipolazione domestica?
La violenza di genere è una frattura che spesso nasce nel silenzio e si nutre di invisibilità. Come testimone diretta di una manipolazione domestica sottile e corrosiva, sento il dovere di restituire parola a ciò che viene negato, di trasformare l’esperienza in presenza vigile. Il mio contributo al dibattito pubblico non è gridato, ma incisivo: porto alla luce le dinamiche impercettibili, quelle che deformano l’identità senza lasciare segni evidenti. Mi impegno a creare spazi di riconoscimento e consapevolezza, dove il silenzio non sia più complice ma rivelazione. Credo in un linguaggio che sappia accogliere, ma anche disarmare, capace di generare coscienza e responsabilità condivisa, affinché nessuna voce resti più prigioniera dell’ombra.
Sia L’Eco del Silenzio che ABYSSUM, la sua ultima silloge, sono libri centrali nella sua poetica. Il messaggio finale al lettore quale vuole essere?
Sono due attraversamenti della stessa soglia: una discesa e , insieme, una riemersione. In entrambi, il silenzio non è assenza, ma grembo fertile dove anche l’ombra può trasformarsi in consapevolezza. Il messaggio che affido al lettore è un invito delicato ma fermo: sostare, ascoltare, non temere le profondità. Dentro ciò che appare oscuro si custodisce una possibilità di verità e rinascita. Vorrei che chi legge si sentisse meno solo nel proprio abisso, riconoscendo che anche nelle fratture più intime può rinascere una luce capace di restituire senso, dignità e nuova voce all’esistenza.Ulteriori info sull’Autrice si possono trovare al sito ufficiale www.annamariafarricelli.com





