Un Haiku al giorno toglie il medico di torno: la nuova tendenza del Web

È una nuova moda ormai a spopolare sul web: si tratta degli Haiku, brevi componimenti poetici (se di poesia si può davvero parlare) che impazzano soprattutto su Twitter, il social network di scrittura per eccellenza. Ma lo haiku, in realtà, vanta origini ben più antiche: nacque infatti in Giappone nel XVII secolo, quando i poeti utilizzavano quei tre semplici versi per descrivere la natura e il rapporto dell’uomo con essa. Successivamente questo genere influenzò molto la poesia italiana di fine Ottocento- inizio Novecento, basti pensare a poeti come Gabriele D’Annunzio, Giovanni Pascoli e Giuseppe Ungaretti.
Nell’era dei poeti informatici non poteva che tornare alla ribalta, perfetto nella sua concisione per rispettare il limite di 140 caratteri, al punto da guadagnarsi diversi hashtag, tra cui #haikuchallenge.

Ma i giovani d’oggi sono davvero tutti poeti? E soprattutto il mettere insieme tre versi consente loro di attribuirsi questo titolo? Sicuramente gli haiku rispecchiano perfettamente lo spirito di questa generazione, la sua frenesia, la voglia di avere tutto e subito, l’impulso ad esprimere le proprie sensazioni senza filtri. Non dimentichiamo però che ci rimangono soprattutto componimenti della vera tradizione giapponese di una bellezza disarmante, che racchiudono scorci di paesaggi e di attimi tali da lasciare senza fiato. Tra gli altri vanno ricordati quelli di Matsuo Basho, che ci lascia una produzione vastissima, Yosa Buson e Kobayashi Issa, solo alcuni dei più famosi poeti giapponesi.

Nello stagno antico
si tuffa una rana:
eco dell’acqua.
(Matsuo Basho)

Silenzio.
Graffia la pietra
un canto di cicale.
(Matsuo Basho)

Ho fatto del mio braccio un cuscino,
e amo il mio corpo,
nel vago chiarore lunare.
(Yosa Buson)

Nel nostro mondo, anche
le farfalle sono stanche
sono stanche di vivere.
(Kobayashi Issa)

Vola una farfalla:
sono anch’io
come polvere.
(Kobayashi Issa)

La prima neve:
così passa l’uomo
in questo mondo.
(Kobayashi Issa)

Anche il popolo di Twitter, d’altra parte, sembra avere preso sul serio questa tendenza. Senza mancare, tuttavia, di farvi dell’ironia.

Insomma, che si tratti di una tendenza momentanea o che davvero si assista ad una ripresa e riscoperta dell’antica poesia giapponese, questo potrebbe essere un modo per accostarsi ad una cultura dalla quale potremmo imparare molto.
Che sia per gioco, per scherzo o per ispirazione, perché non tentare? Magari un giorno, al posto del noto proverbio, si dirà: un haiku al giorno, toglie il medico di torno.



Beatrice Anfossi