Toy Story 4. La vera identità del giocattolo tra empatia e libero arbitrio

Visto al Cinema Colosseo di Milano, è con Toy Story 4 che Josh Coley, da sceneggiatore e animatore di pellicole capolavoro della Pixar, tra cui il brillante Inside Out, diventa per la prima volta regista di un lungometraggio d’animazione.

Non era facile scrivere una storia che potesse andare oltre Toy Story 3 la Grande Fuga, indubbiamente un film d’animazione di elevatissimo pregio per la sensibilità e l’intelligenza con cui rappresenta attraverso la metafora del giocattolo il passaggio dall’età dei giochi a quella adulta, passaggio che viene vissuto nel film dal ragazzo protagonista, Andy, il quale diciassettenne, si separa infine consapevolmente dai giochi dell’infanzia, accettando di passare il testimone ad altri bambini, cedendo loro i suoi giocattoli.

Una delle idee più convincenti di Toy Story 3 era il fatto che tale difficile passaggio, necessario della crescita, venisse rappresentato tramite l’ottica dei giocattoli, i quali nella loro empatia e autenticità, sono dei veri e propri alter ego dei bambini che li hanno scelti e sono partecipi insieme a loro di tutte le sfide che si presentano sul passaggio dall’infanzia alla maturità.

E’ così che in Toy tory 3 i giocattoli, i quali per errore vengono buttati nella spazzatura, dapprima sentendosi abbandonati, scoprono infine di essere ancora importanti per Andy e dopo una grande e adrenalinica fuga dall’asilo nido-lagher in cui erano finiti per sbaglio ( descritta egregiamente al livello di effetti, animazioni, ritmo e citazioni cinematografiche), prendono commiato dal loro bambino, senza negare la frase e con essa il messaggio emblematico dell’universo di Toy Story: “Hai un amico in me”… valida nel ricordo del passato, ma anche per il futuro avvenire del giovane adulto.

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Se questo era lo scenario di Toy Story 3 e si ipotizzava fosse la conclusione della serie, ebbene, la squadra di sceneggiatori della Pixar e i numerosi co-autori del soggetto di Toy Story 4 hanno dimostrato che c’era ancora qualcosa da dire sull’universo di Woody e compagni.

Se Toy story 3 è un film dal ritmo frenetico e dirompente, una pellicola corale, la storia di una ingegnosa evasione; il seguito, Toy story 4 si presenta invece come un film ben diverso, che parte da una base introspettiva. Woody torna ad essere il protagonista assoluto, anzi, è proprio dal suo rimpianto del passato con Andy che comincia la storia. Bonnie, la nuova bambina presso cui “lo sceriffo giocattolo” e i suoi colleghi pupazzi si trovano è amorevole con ognuno di loro, ma comincia a trascurare molto Woody, rispetto agli altri giocattoli. Non essendo più il pupillo come con Andy, lo Sceriffo, comincia ad interrogarsi sul significato di essere veramente un giocattolo. Come essere utile al proprio bambino anche se questo non vuole giocare con te?

Preso da una sorta di crisi di mezza età (risente anche di qualche piccolo acciacco del tempo già trascorso), Woody non si arrende a stare relegato in un angolo, ma cerca di intervenire al meglio perché la sua Bonnie sia felice e affronti con leggerezza i difficili momenti della sua crescita, come quello di andare all’asilo. Diventa un guardiano silenzioso della sua felicità.

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Nel fare questo con perizia ammirevole, spesso per lui controproducente, si imbatterà in altri giocattoli che come lui non sanno bene quale è il loro ruolo: da “Forchetto” un giocattolo creato da Bonnie dalla spazzatura, che preferisce quest’ultima ai bambini e a cui Woody insegnerà con fatica cosa significhi giocare con loro, a Gabby Gabby, bambola difettosa che brama i pezzi di ricambio di Woody per essere finalmente completa e conoscere per la prima volta l’affetto di un bambino; fino ai giocattoli smarriti, i quali sono liberi, senza appartenere ad alcun proprietario e possono decidere da soli cosa fare della propria vita. Proprio tra questi ultimi Woody incontrerà una vecchia conoscenza a lungo cercata che metterà seriamente in discussione i suoi saldi principi da giocattolo.

E’ giusto che i giocattoli vivano solo per i loro bambini? Sono destinati solo a questo, oppure, la loro vita segreta, al riparo dallo sguardo degli esseri umani, può condurli anche verso altri orizzonti?

Con questo film il regista aggiunge dei tasselli molto interessanti all’universo di Toy Story, introducendo in qualche modo il libero arbitrio e rendendo più adulta e più complessa l’identità stessa del giocattolo, il quale ha bisogno anch’egli di uno scopo per vivere, come fosse un essere umano. Questa scelta appare tra l’altro in continuità con il precedente episodio, in cui ad esempio era apparso un giocattolo “cattivo” Lotso, il quale era un perverso e cinico carceriere, abbrutito dall’aver smarrito il significato di essere un giocattolo, perché deluso dalla superficialità dei bambini, al punto da voler provocare sensazioni negative e opprimenti anche negli altri suoi simili. Ulteriore testimonianza che negli ultimi due episodi di Toy Story i giocattoli possono scegliere chi essere e come essere dei giocattoli.Risultati immagini per toy story 4

Come si evince la trama di Toy Story 4 è abbastanza stratificata. La pellicola non manca comunque di azione con fughe, piani di salvataggio, inseguimenti e lotte con felini all’interno di un negozio di Antiquariato (location che in effetti mancava all’appello) ereditando così un po’ la verve action di la Grande Fuga. In mezzo c’è anche una storia sentimentale, che umanizza ancora di più i protagonisti e li libera dalla predestinazione di essere solamente dei giocattoli a tutti i costi.

In qualche modo viene riscoperta anche la vera essenza dell’essere giocattoli: cioè quella di essere empatici verso i bambini ed essere per loro dei compagni fidati nelle difficoltà, un messaggio che può essere facilmente traslato su noi esseri umani, stimolando un po’ la nostra empatia. Un altro grande prodotto cinematografico della Pixar, che persegue anche stavolta l’animazione di qualità, con sceneggiatura di buon livello  che se pure passata attraverso molteplici autori e mani diverse, appare compatta e d’effetto, oltre che divertente e godibile sia per i bambini che per gli adulti.



Francesco Bellia