Professione? Ghostwriter, i silenziosi creatori di bestseller

Lucrezia Vardanega

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Vivere nell’ombra rifiutando gli onori e gli oneri della fama può essere un lavoro ma soprattutto una scelta di vita.

Un ghostwriter, o scrittore fantasma, è un autore che scrive testi su commissione per conto di terzi. Un ghostwriter per definizione rinuncia quindi a svelare la sua identità al pubblico e rinuncia a qualsiasi diritto su tutto il materiale che produce.

Chi ha bisogno di un ghostwriter? Molti più di quel che pensiamo. L’80% dei discorsi letti da personaggi pubblici sono stati scritti da qualcun altro che ha raccolto il pensiero dell’oratore mettendolo per iscritto; la percentuale di libri di persone famose non scritti da chi li firma è quasi del 100 per cento; gran parte delle autobiografie di personaggi famosi sono scritti da un autore fantasma; i manuali di botanica, marketing, cucina ecc. sono affidati a scrittori che sanno dare forma ai contenuti del botanico, manager o cuoco che sfoggerà il suo sorriso in copertina.

In Italia c’è ancora molta diffidenza a parlare di ghostwriting, come se ci si dovesse vergognare di non saper o potere scrivere da sé. Se dietro al volto della foto in copertina non c’è il pugno della stessa persona è come se ‘’cadesse un mito’’. Nessuno ci dice però che ogni casa editrice italiana ricorre spesso ai ghostwriter perché garantiscono libri di media qualità e si impegnano autonomamente a costruire il rapporto, non sempre facilissimo, con il committente del libro. 

Questo tabù tutto italiano è dovuto all’idea che la capacità di scrittura non è percepita come una qualifica particolare, paragonabile ad altri lavori che richiedono competenze specifiche. Nessuno si meraviglierebbe se per aggiustare la caldaia tu chiamassi l’idraulico perché non lo sai fare da solo o se per tagliare i capelli ti affidassi alla sapienza e l’esperienza del tuo parrucchiere. Un lavoro poco riconosciuto anche in termini economici; naturalmente le tariffe sono variabili e dipendono da più fattori, tuttavia si stima che un libro medio di una grande casa editrice viene pagato 4-5 mila euro, quelle più piccole arrivano a offrire anche 1.800-2.000 euro. Con la crisi dell’editoria si è scesi anche a 500 euro lordi per un libro di 200 pagine. Scrivere e saperlo fare bene è una dote innata e soprattutto un lavoro lungo e laborioso che non tutti possono permettersi.  Il lavoro del ghostwriter è proprio quello (difficilissimo) di entrare in sintonia con il committente, farlo aprire e cercare di recepire informazioni, sensazioni, emozioni e caratteristiche stilistiche. Scrivere l’autobiografia di un sopravvissuto di guerra è molto diverso da scrivere quella di una diva del cinema, come è diverso scrivere un ricettario di cucina di un cuoco della televisione rispetto ad un manuale d’informatica di un tecnico informatico.

Il ghostwriter è un trasformista che vive nell’ombra e che deve cercare di entrare nella mente e nel cuore del cliente; è un lavoro da fare prima di tutto su loro stessi, imparando ad alienarsi da sé stessi e ascoltare senza pregiudizi le storie e le idee di tante persone diverse. Solo così ne uscirà un buon lavoro e si potrà ottenere la spesso agognata ‘’benedizione’’ del committente. Pochi sono i ghostwriter che sono usciti dall’anonimato: in un’intervista al Post di qualche tempo fa, Francesca Parravicini ha raccontato molto sul suo mestiere. Francesca ha scritto una quarantina di libri firmati da cantanti, attori, magistrati, sportivi, gente della tv, fotografi, cuochi e celebrità più o meno famose.

Una delle domande più frequenti quando si pensa al mestiere del ghostwriter è: ma perché non scrivono qualcosa per sé? «Quando racconto che mestiere faccio, tutti mi chiedono perché non scriva libri miei, come se ci potessi vivere. Certo che scrivo anche cose mie, ma non le divulgo. Penso che alla gente non interessi. Sono molto riservata e non comparire non mi dà problemi, anzi: quello che mi piace è entrare nel personaggio e cercare di restituire la sua voce attraverso la scrittura». Così racconta Francesca Parravacini, confermando il fatto che scegliere di uno scrittore fantasma è una scelta di lavoro ma anche di vita.