Fonte: rainews

Premio Strega 2021, “Spendi come vita” è una lettera d’amore alla madre adottiva

Venti giorni per scrivere un libro personale e regalarlo ai lettori. Più che un romanzo è chiaro l’intento di autoanalisi che la scrittrice e poetessa Maria Grazia Calandrone ha nel mettere nero su bianco la sua storia. “Splendi come vita” edito Ponte alle Grazie è la prima opera in prosa della famosa autrice e drammaturga candidato insieme ad altri 12 libri al Premio Strega 2021.

Maria Grazia Calandrone, classe 1964, drammaturga, giornalista, attivista, artista visiva, insegnante, autrice e conduttrice per Rai Radio 3, ha esordito nella poesia nel 1994 con la silloge Illustrazioni, premio Eugenio Montale per l’inedito. Oggi al ritroviamo in una veste nuova scelta per esorcizzare il momento in cui nell’estate del 2020 sua madre le disse di essere stata adottata.

E’ proprio con questa immagine che si apre questo romanzo, il quale come ha affermato la stessa autrice è stato scritto in 20 giorni, di getto come necessità espressiva per elaborare una notizia che inevitabilmente le ha cambiato la visione di se stessa e di sua madre.

Questo è un libro dicotomico da un lato il racconto dell’amore di una figlia per la madre, dall’altro l’allontanamento mai completamente realizzato di queste due donne (madre e figlia) che le porta a vivere però legate.

Calandrone ripercorre la sua giovinezza, il suo rapporto con i genitori, ne parla come di momenti felici dove la presenza di questo padre politicamente impegnato e conosciuto l’ha reso un modello da seguire e a cui ispirarsi. Una madre, la sua, che l’ha sempre seguita, un insegnante che parlava ai giovani di grandi ideali e di libertà. Un tema che ripercorre tutto il libro quello della libertà: nel vestire, nel pensare, nell’agire. Tutto però si rompe con la perdita del padre e con essa nel giro di poco tempo qualcosa si è rotto anche nella vita della madre.

E’ proprio in questo momento che il registro cambia, come muta la vita dell’autrice costretta a vivere e sentire un progressivo distacco della madre che la rifiuta e quasi la rinnega. Anche da questo però nasce amore, Calandrone non mostra mai disprezzo o rabbia ma solo la necessità di avere con sé il genitore che piano piano comincia a scomparire.

Nel ripercorrere la vita della madre e in parallelo la sua, l’autrice inserisce attimi di storia dell’Italia, dalla fondazione alla disgregazione del Partito Comunista, al periodo di piombo in cui lei era adolescente. Lo stile di scrittura cattura dalla prima pagina, ti invoglia ad andare avanti e avanti fino a capire nell’ultima pagina il senso vero dell’amore e della vita stessa di queste due donne. L’autrice ha reso la madre la regista e protagonista della sua vita, la donna infatti ne detta i tempi e gli spazi. Questo viene fuori benissimo dall’impostazione dei capitoli delle volte brevi come una lettera scritta di getto.

Questo è un libro con una sensibilità narrativa diversa, più profonda, arriva ad analizzare la psicologia dei protagonisti in modo tanto viscerale da lasciare poco al non detto. Il lettore vive il turbamento e ne è parte integrante perché è quasi impossibile che ti lasci indifferente.

Si conclude affermando che c’è vita nella perdita di vita, c’è amore anche nell’abbandono, si splende anche se la vita ci atterra.



Claudia Ruiz