Pierre Michon: un grande romanzo per delle «vite minuscole»

In #CulturalMente by Camilla AntonioniLeave a Comment

Pierre Michon è uno scrittore francese nato a Châtelus-le-Marcheix il 28 marzo 1945. A detta sua, si è sempre considerato incapace a scrivere fino a quando, a cavallo tra il 1937 e il 1938, non ha finalmente trovato il filone adatto a lui, ovvero quello delle «vite minuscole». Il 1984 è per lo scrittore la data del suo esordio folgorante, corrispondente alla pubblicazione del suo primo libro «Vite minuscole» («Vies minuscules» in lingua originale). Michon ci racconta come la sua scrittura, prima di trovare una collocazione adatta, fosse sempre stata inconcludente, in quanto concentrata su tematiche troppo universali; con la stesura del suo primo romanzo l’artista ha potuto invece focalizzarsi su personaggi – nello specifico 10 – per l’appunto «minuscoli», votati all’oblio, prendendo ispirazione da personalità a lui più vicine.

La sua scrittura inebriata da una lingua sontuosa, di inusitata bellezza, è riuscita a riscattare tali individualità dalla paralisi della loro esistenza, rendendo «Vite minuscole» un romanzo dalla tecnica impeccabile e una sensibilità unica. Ma da chi ha preso ispirazione Pierre Michon? Lo scrittore ci racconta di essere stato, nei suoi primi 37 anni di vita – e in realtà non ha mai smesso -, un lettore accanito di qualsiasi genere, e che dunque non è mai stato autore in parti.

Le personalità a lui vicine sono svariate: il primo ad essere nominato è William Faulkner, descritto da Michon come «il maestro irraggiungibile», il cui stile non rientra nei canoni dello scrittore francese ma la cui maestria non può non indicarlo come mentore. Seguono poi le personalità di Gustave Flaubert e Victor Hugo; ma la figura a cui Michon si sente più legato è sicuramente quella del francese Arthur Rimbaud, considerato affettuosamente come un fratello.

Michon è un grande sostenitore dell’originalità e soprattutto dell’attualità di Rimbaud, in quanto figura giovanile, stendardo di una gioventù illuminata. La “tentazione del silenzio”, oltretutto, accomuna i due scrittori connazionali. «Scintillare o morire» [Jean Genet] cita Michon, e secondo lui Rimbaud è proprio questo: un turbinio luminoso di sensazione dalla letterarietà sfolgorante. Lo scrittore di «Vite minuscole» ha avuto influenze anche italiane: nomina i grandi classici come Dante e Leopardi, ma anche personalità più attuali, tra cui Caproni, Solmi e De Signori. Sottolinea l’importanza di Pasolini – comprendendo anche tutta la sua opera poetica -, ma la maggior affinità sostiene di averla riscontrata in Silvio D’Arzo e la sua «Casa d’altri».

«Scrivo per riscattare le vite minuscole». Così parla Pierre Michon, uomo dagli occhi buoni e un viso dipinto da rughe di espressione talmente solcate tanto da percepire la profondità e la delicatezza della sua anima.

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Camilla Antonioni

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"Siamo le voci dei morti, quelle voci che ricordano le onde del mare che si infrangono" - Cesare Pavese. 22 anni, studentessa in Lettere Moderne alla Statale di Milano; in relazione a distanza col cielo, a volte preferisco le piante alle persone.