Perchè lo Jihadismo ha sede nel cuore d’Europa

Claudia Ruiz

In #Focus, MONDO / Claudia Ruiz / Comments

Bruxelles è il centro nevralgico del potere europeo, il simbolo di un’Europa Unita. Ma la Capitale belga è anche considerata dalle intelligence occidentali come una delle metropoli a più alto radicamento jihadista di tutta l’Europa.

Prima che tutto questo accadesse, nel 2014 un report del Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizzazione e della Violenza Politica aveva mostrato come Bruxelles avesse più o meno quaranta foreign fighters per ogni milione di abitanti; una proporzione superiore a qualsiasi altro Stato europeo (la Francia, ferma a 18, la Gran Bretagna 9,5, la Germania 7,5).

Vi starete chiedendo chi sono i foreign fighter? Sono giovani nati in occidente, tra i 18 e i 29 anni, che successivamente ad un periodo di radicalizzazione si recano in Siria o in Iraq per lottare a fianco dell’ISIS; alcuni, dopo il periodo di addestramento tornano in Europa.

Ma Bruxelles non è solo la città dove i fratelli Abdevlam (i principali sospettati degli atti del 13 Novembre a Parigi) sono cresciuti, il Belgio in verità ha una lunga storia di intrecci tra jihadismo e comunità islamica. Il capo dell’Alleanza del Nord in Afghanistan, il comandante Ahmed Massud, fu assassinato nel 2001 da un membro di Al Qaeda per merito di una cellula situata in Belgio. Belga era la nazionalità di Muriel Deganque, 38 anni, la prima donna europea che decise di farsi esplodere dentro un’auto vicino Baghdad. Secondo le dichiarazioni di Pieter Van Ostaeyen, l’esperto di intelligence, gli uomini belgi pronti ad entrare in azione sarebbero 400, su un totale di 11 milioni di persone.

Ma per quale motivo esistono queste percentuali proprio nel cuore dell’Europa? Cerchiamo di tracciarne i contorni.

In primo luogo il Belgio è una realtà istituzionale frammentata, un Paese diviso tra la comunità fiamminga, vallona e germanofona. I conflitti e le difficoltà di ordine pubblico sono all’ordine del giorno, le differenti componenti amministrative difficilmente si coordinano tra loro in quanto restii a scambiarsi informazioni. Bruxelles ha sei dipartimenti di polizia e 19 municipalità, ognuno con un sindaco diverso dotato di poteri tutt’altro che formali. Ovviamente in un contesto del genere lo studio e l’analisi delle reti fondamentaliste presenti nel territorio risulta estremamente complesso.

Molto spesso gli attentatori sono immigrati di terza generazione, la normativa belga in tal senso è un po’ deficitaria in quanto è vero che può ritirare documenti di riconoscimento e passaporti a coloro i quali vengono sospettati di terrorismo e sono pronti a partire per la Siria, tuttavia ciò è possibile solo in presenza di uomini nati o residenti all’estero. Come affermato prima se i sospetti sono figli di immigrati arabi di terza o quarta generazione il governo non li può espellere né può ritirare loro i documenti.

Il meccanismo di trasmissione delle informazioni avviene, come ben sappiamo, attraverso il web in particolare la Playstation 4, un sistema di difficile decriptazione dei messaggi per le autorità. Questa non è una caratteristica specifica del Belgio, ma ci fa capire meglio quanto sia difficile arginare un sistema organizzativo così complesso.

A Bruxelles, come in tutte le grandi capitali europee, è presente una nutrita comunità musulmana. Tuttavia, le autorità belghe hanno riscontrato notevoli difficoltà ad interagire con i leader e i rappresentati dei cittadini di fede islamica, in quanto questa è una comunità estremamente frammentata, deficitaria di rappresentati riconosciuti. Tutto ciò ha incrementato in definitiva il rischio di instaurazione di cellule jihadiste.