Nel 1916 il primo intervento chirurgico della storia

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Le condizioni dell’uomo apparvero subito disperate, fu subito rimpatriato per necessità di cure specialistiche. Riportò ustioni di terzo grado sul 90% del corpo, totalmente in faccia. Il viso è stato letteralmente carbonizzato: erano visibili parti di scatola cranica, gli occhi si erano fusi in un liquido gelatinoso. Walter Yeo passo oltre 6 mesi in ospedale, le terribili ustioni avevano creato piaghe che non si rimarginavano.

Nel 1917 il marinaio conobbe il medico chirurgo Harold Gillies che ideò ed eseguì su di lui il primo trapianto di tessuto facciale della storia, che lo fece passare alla storia come “Il Padre della Chirurgia moderna”. Il medico sperimentalista asportò alcuni lembi di pelle dalle natiche dello stesso uomo, per poi innestarle (vaso sanguigno per vaso sanguigno) nelle zone scarnificate della faccia. Vennero buffamente impiegati peli di origine animale per infoltire di capelli la chioma bruciata del paziente. Il risultato, dal 1917 al 1922, è a dir poco sorprendente.

La cosa più ardua fu cucire con grossolani punti di sutura e collegare al sistema sanguigno la parte epidermica asportata dalle natiche. Furono infatti necessari ulteriori interventi correttivi che permisero di “nutrire” in modo ottimale la parte di tessuto innestata che non aveva sufficiente irrorazione sanguigna.

Vennero inoltre impiegati occhi di vetro di ultima generazione che simulavano l’umidità di una normale cornea. Il difetto estetico maggiore del trapianto è stato senza dubbio l’incapacità di connettere il tessuto ‘esterno’ ai bulbi oculari, è infatti presente nella zona circostante gli occhi una depressione priva di carne.