Natalie Wood, la bella addormentata nel mare

Vincenzo Filippo Bumbica

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Poteva essere una fiaba, il racconto di una vita vestita di rosa e invece il tragico finale la trasformò in una storia con due versioni diverse che si fronteggiarono accanto alla culla dove vagiva una splendida neonata: la fortuna cieca e la sfortuna che ci vede benissimo. La prima ogni tanto apre un occhio e se vuole fa quel che vuole e infatti travestita da fatina buona, con un tocco di bacchetta magica regalò la grazia del talento accentuando al massimo le già dolci sembianze della pupattola, mentre l’altra acida e invidiosa, nei panni della strega cattiva, congegnò per quella bambina un crudele sortilegio a tempo. E a San Francisco quel venti luglio del 1938 si scrisse il destino di Natalie Wood: a distanza di quaranta tre anni, lo splendore di una vita dove avevano trionfato successi, bellezza e bravura ma anche sperdimento, delusioni e rinunce, avrebbe riflesso le sue ancorché giovani spoglie di gradevole creatura rinvenute nelle acque al largo dell’isola di Santa Catalina.

Era il ventinove di novembre del 1981 e in quella tragica circostanza la morte la fece ancora più bella poiché, oltre al perverso e sottile fascino delle circostanze misteriose, fermò la sua immagine su un ritratto di donna ravvivato da parecchi lampi di fulgore che accendevano il ricordo passato di una bellezza non del tutto trascorsa, richiamando alla memoria la sua figura indelebile: mora, capelli fluenti, scintillanti occhi scuri che spiccavano su un volto gradevole disegnato da  sinuosi lineamenti esotici contenuti in un corpo ben proporzionato nelle sue aggraziate forme Natalie Wood, al colmo della sua avvenenza, trapassava con lo sguardo e s’apriva in un sorriso d’incanto che faceva rumore accompagnato com’era da un’ innata luminosità.

Sicura di sé, seppe passare con naturalezza dal ruolo della bambina prodigio a quello della ragazza dalle interpretazioni sofferte che sottolineavano lo spirito dei tempi nuovi per poi immedesimarsi, donna evoluta e concreta, in ruoli e situazioni molto diversi tra loro che richiedevano l’intensità del proprio modo d’essere mista a quel pizzico di briosità in più che non le fece mai difetto.

Comincia presto accumulando parecchie presenze nel mondo dello spettacolo, l’appariscente matrioska figlia di genitori d’origine russa Natascia Gurdin (già Zhakharenko) a nove anni, dopo avere debuttato nel film “Happy Land” del 1943, figura nel cast di “Miracolo della 34^strada”, diventato poi un cult natalizio tradizionale. Prosegue d’inerzia le sue apparizioni, facendo leva sulla sua attraente figura fanciullesca, fino a raggiungere inaspettatamente il successo nel 1955, quando assieme a James Dean, interpreta il ruolo di Judy l’inquieta adolescente del mitico “Gioventù bruciata “ per il quale ottiene la nomination di migliore attrice non protagonista. L’anno successivo in “Sentieri selvaggi”, emoziona esprimendo i tormentati trascorsi di Debbie la giovane indiana sfuggita al destino di squaw. Deliziosa ventenne si strugge d’amore per il fatuo Gene Kelly di: “Vertigine” nel 1958 e la sostanza non cambia quando nel bellico:” Cenere sotto il sole”, nella parte di una romantica donna francese s’invaghisce del bellimbusto Tony Curtis ai danni del leale Frank Sinatra. Tre anni dopo ricompare più verginale che mai tenera sognatrice Maria in uno dei musical più belli di ogni tempo:” West Side Story”, trasposizione moderna dell’eterna storia d’amore tra Giulietta e Romeo e nello stesso anno, rinnova questo sentimento disperato in” Splendore nell’erba”, sensibile e delicata Deannie che passa dalle dolci lusinghe dell’amore, allo sperdimento totale per adattarsi infine alle melanconiche disillusioni. Dopodiché desiderosa di nuovi stimoli, Natalie imprime una svolta sostanziale alla sua carriera interpretando:” La donna che inventò lo strip tease”, dove tra ingenuità e malizia tratteggia abilmente una morigerata provinciale che diventa per caso una provocante e acclamata star.

“Strano incontro” del 1963 oltreché un film rappresenta la realtà di una storia col coprotagonista Steve McQueen, poiché confusa dai frequenti tiramolla col marito di allora che alla fine divenne il marito di sempre: Robert Wagner, anch’esso attore di un certo rilievo. Nel frattempo brillante come una cometa nel cielo di Hollywood, Natalie Wood sprigiona guizzi di pirotecnico fascino e ne riceve altrettanto da uno dei suoi partner più risplendenti, il bellissimo Tony Curtis nel raffinato:” Donne vi insegno come si seduce un uomo”. Ambedue rincarano la dose nell’esilarante “La grande corsa”in cui variopinti come un arcobaleno contrastano ironicamente il lugubre nero dello sfortunato antagonista Jack Lemmon. Un fugace ritorno nei panni della indocile e problematica fanciulla che insegue sogni di gloria in” Lo strano mondo di Daisy Clover”, un magnifico ritorno alla commedia leggera e ironica con” Penelope la magnifica ladra”; per ritrovarsi sul set di “Questa ragazza è di tutti” del 1966, più incisiva e appropriata che mai nel ruolo di una donna che con la sua bellezza mantiene la famiglia, ma non vuole rinunciare all’amore del comprensivo Robert Redford e finisce col pagare di persona.

Nonostante quest’ultima stupenda interpretazione, una delle sue più riuscite, dirada per problemi esistenziali la sua presenza sulle scene cinematografiche e cade nel baratro del male oscuro. Poi nel 1969, tenta un difficile ritorno col trasgressivo:” Bob&Carol&Ted&Alice”, un film che apre uno spaccato sulle inquietudini di coppia e ritrovato un poco di entusiasmo grazie al secondo matrimonio col ritrovato marito, con lui condivide il melenso Un affare di cuore”.

Il buio dell’anonimato però non tarda a giungere, Natalie Wood si sforza almeno di mantenere un tremulo lumicino e così nel 1981, accetta il ruolo di protagonista nel film:” Brainstorm, generazione elettronica”. Ma neanche questo fioco bagliore dura a lungo: la maledizione della digrignante signora, la ghermisce indifesa e la donna che inventò lo streep tese rimane per l’ultima volta in bikini prima di essere travolta da un insolito destino nel limaccioso mare d’inverno.