Marco negli stadi è l’inno a credere sempre nelle proprie passioni: San Siro tutto suo!

“Dopo due anni, sei mesi e un giorno” Marco Mengoni torna ad abbracciare il suo pubblico dal vivo e lo fa portando in scena uno spettacolo degno della “Scala del calcio e della musica”, lo Stadio San Siro. Il 19 giugno, infatti, quasi 55 mila persone da tutte le parti d’Italia e del Mondo hanno deciso di spostare i propri impegni e recarsi a Milano per vivere il sogno chiamato #MarcoNegliStadi.

Il 14 giugno con la data zero del tour degli stadi, a villa Manin, Marco Mengoni ha acceso la miccia che ha preso fuoco proprio a San Siro.

In migliaia in fila anche dal giorno prima per riuscire a conquistarsi un posto con una visibilità adeguata per godersi a pieno il ritorno sul palco di Marco Mengoni.

“La meta non è un posto ma è quello che proviamo e non sappiamo dove né quando ci arriviamo”.

Recita così una frase del brano “Ti ho voluto bene veramente” di Mengoni, che descrive perfettamente ciò che è avvenuto a San Siro. La consacrazione di un sogno per un’artista che ha preso il volo nel 2009 con la vittoria ad X Factor, ma che non si immaginava che le sue ali lo avrebbero condotto sino a riempire un intero stadio.

Lo stadio di San Siro, d’altro canto, rappresenta il culmine della carriera per un cantante, ma anche l’inizio di nuove avventure. In effetti, Marco in occasione del 19 giugno ha annunciato sui propri canali social e sul palco, il ritorno del tour nei palazzetti italiani che avrà inizio il 2 ottobre con la data zero di Mantova.

Marco negli stadi è stata per molti la buona ragione per rivivere quei momenti di musica dal vivo dopo la crisi sanitaria.

Lo stesso Mengoni ha affermato di non aver vissuto durante questi due anni e ha riservato parole di sostegno e forza a tutti gli operatori del mondo della musica e dello spettacolo che da dietro le quinte gli hanno permesso di realizzare il suo più grande sogno.

Marco credeva davvero di stare sognando a San Siro, e con la genuinità di un ragazzo che si è imposto a punta di piedi nel panorama musicale italiano, non smetteva di darsi dei pizzicotti per capire che ciò che stava vivendo era pura realtà.

La sua musica si è sempre fatta portavoce di messaggi importanti. Dall’accettazione di sé al rispetto dell’ambiente sino ad urlare a gran voce con le lacrime agli occhi di non smettere mai di credere nelle proprie passioni.

Nessun ospite a San Siro, ma tanti i momenti emozionanti. Il primo stadio è stato riempito solo di tutta l’emozione di Marco Mengoni.

L’ingresso in mezzo alla folla mentre intona le parole di “Cambia un uomo” è stato un gesto che vuole dire tante cose. Passando tra la sua gente Mengoni ha davvero fatto capire di essere tornato, ma anche di non essersene mai completamente andato, perché la pandemia ha messo in pausa molte cose, ma lui non ha mai smesso di crederci. Di “credere negli esseri umani” e di dire al pubblico “credimi ancora” perché San Siro ha davvero permesso di realizzare quel “vinceremo contro tutto e resteremo in piedi” al Guerriero della musica pop italiana.

Ad accompagnarlo in questa avventura come sempre il management de La Tarma di Marta Donà, con cui l’abbraccio post concerto pubblicato sulle stories di Instagram ha significato “ce l’abbiamo fatta, insieme”. E poi una band che non è stata mero sottofondo, ma protagonista assoluta accanto alla voce di Marco Mengoni. L’artista ha davvero pensato a riempire ogni vuoto con la musica ed anche con l’ironia che da sempre lo contraddistingue.

L’atmosfera da Stadio si sposava perfettamente con gli intermezzi musicali e le scene di una televisione degli anni ’70.

Un concept studiato nei minimi dettagli per intrattenere, divertire ed emozionare il pubblico. Persino i suoi look sono stati sorprendenti e capaci di rispecchiare alla perfezione la fisicità di un’artista che sul palco sa come donare tutto se stesso.

In fin dei conti, solo Marco Mengoni poteva essere capace di ricevere una standing ovation di due minuti mentre aveva indosso una semplice canottiera bianca. Non sorprende, dunque, che abbia deciso di concludere il concerto sulle note di “Buona Vita” in canotta, pantoloncini e cappello con visiera al contrario. Dall’inizio del mega concerto in giacca e pantaloni blu, Mengoni ha cominciato a prendere confidenza con lo Stadio e a ritrovare negli occhi del suo esercito tutta la forza che gli serviva per spogliarsi completamente dalle sue insicurezze e tornare all’origine, nel vero senso della parola, all'”essenziale”.

I talent show possono e sanno come sfornare talenti, molti di questi rischiano di perdersi strada facendo, ma Marco Mengoni dal 2009 ha intrapreso una strada ben precisa con la consapevolezza che non avrebbe voluto accontentarsi.

Questo non per superbia o per mancanze di soddisfazione, ma per il piacere di gioire fino all’ultimo minuto del successo ricevuto senza mai dare nulla per scontato.

Mengoni è arrivato fino agli stadi grazie all'”esercito” di persone che lo ha sostenuto e il suo fare ogni volta di più rappresenta la dimostrazione più importante dell’infinita gratitudine che nutre nei confronti del suo pubblico.

Migliaia di persone che ha voluto guardare attentamente negli occhi, ad un certo punto dello spettacolo di San Siro, affinché si rendesse conto che davanti a sé non aveva dei minuscoli punti, ma ragazzi, ragazze, adulti, bambini. Persone che lo hanno valorizzato con la loro presenza e a cui ha avuto l’opportunità di dire, in uno stadio come il Meazza:

Qualsiasi, qualunque sia la vostra passione, io auguro a tutti voi di provare le stesse cose che sto provando io stasera. 13 anni fa io non ci avrei mai pensato, quindi questo è tutto colpa vostra. E spero che quando i vostri sogni si realizzeranno, potrete condividerli con qualcuno accanto a voi.



Giulia Grasso