L’Australia dice no ai turisti almeno fino al 2022

L’Australia torna a far parlare di sé in ambito pandemico. Il Paese già ad inizio febbraio sembrava essere ritornato alla normalità grazie ad una particolare strategia per il contenimento del covid-19. Oggi, nonostante i grandi passi in avanti a tal proposito, l’Australia non è pronta a riaprire del tutto. Infatti, a differenza di altri paesi che stanno puntando tutto quest’anno sul cosiddetto turismo vaccinale, ha deciso di non riaprire le porte ai turisti almeno fino a metà 2022.

I turisti dovranno aspettare un altro anno, a quanto pare, prima di poter visitare l’Australia

La strategia australiana della “soppressione aggressiva” basata sull’isolamento delle singole comunità, oggi si estende ai confini internazionali. La tecnica efficace che aveva portato alcune città australiane come Perth ad essere considerate addirittura “città covid-free” prevedeva una rigida modalità anti Covid-19.

In sintesi, una volta individuato velocemente il singolo paziente positivo, si procedeva ad un severo isolamento, anche comunitario, affinché la catena epidemiologica non diventasse più ampia.

Una strategia ferrea ma, appunto, molto efficiente. I tassi di positività australiani sono calati, e a parte qualche singolo caso isolato sembrava davvero essere predisposta presto a riaprire i battenti.

Ed è proprio così, se non fosse che i confini a cui punta la riapertura graduale non riguardano quelli internazionali.

Molti sono i turisti che dal 2020 rinviano il fatidico viaggio in Australia, e sembra proprio che dovranno farlo per almeno un altro anno.

Le frontiere australiane ad oggi sono blindate. Vaccino o no, green pass o meno, l’Australia non è ancora pronta ad ospitare i suoi turisti né a far partire i propri cittadini. Una decisione dura, ma necessaria, è stata quella presa dal ministro delle finanze australiane dal 2020, Simon Birmingham, che ha dichiarato a La Stampa che l’Australia prima del prossimo anno non “spalancherà con facilità i propri confini” agli altri Stati.

La paura di tornare al punto di partenza è tanta, e allora si procede a piccoli passi. L’obiettivo è evitare che gli scambi extra continentali tra persone possano causare perdita di vite umane, posti di lavoro nonché danni economici all’interno dello stesso continente australiano.

Onde evitare tutto ciò, il governo australiano ha previsto un isolamento di 14 giorni a tutti i coloro i quali, per determinate esigenze, vanno e vengono da un paese altro rispetto all’Australia (anche se già vaccinati).

Altresì, è chiaro che se da un lato si punta alla prevenzione del paese, dall’altro l’assenza di turisti in Australia rappresenterà un duro colpo proprio per il settore turistico.

Tanti, infatti, i biglietti rimborsati da e per l’Australia da parte di diverse compagnie aeree come la Qantas. L’annuncio di Birmingham è arrivato in un momento in cui tutto sembrava di nuovo possibile: per gli operatori turistici tornare a lavorare, per i turisti a viaggiare.

Tuttavia, la salute viene prima di tutto, e nonostante il danno economico al tal proposito sarà evidente – per lo meno per il settore turistico – la strategia australiana torna ad essere unica per tutti senza alcuna eccezione di troppo.

Perché l’Australia non vuole abbassare troppo la guardia con l’ingresso dei turisti?

É questa la domanda che si pongono in molti, soprattutto con l’imminente arrivo della stagione estiva e la riapertura di diverse attività e paesi. La risposta può essere rintracciata nel contesto di una decisione presa il 19 aprile.

Come si legge da il Post, infatti, era stata predisposta una bolla di viaggio tra Australia e Nuova Zelanda. Due grandi stati vicini che erano pronti a ricongiungersi in qualche modo: incoraggiando il turismo nell’uno o nell’altro stato e soprattutto l’unione di diversi familiari senza alcun obbligo di quarantena.

Prima del 19 aprile i viaggiatori della Nuova Zelanda potevano già entrare in Australia tranquillamente, ma non era possibile il contrario.

Un vero e proprio esperimento, considerando che dopo pochi giorni dall’annuncio della bolla di viaggio, per conto della prima ministra neozelandese Jacinda Ardern, il tutto si è passati a sospendere il tutto.

“Un nuovo capitolo della nostra ripresa”, così aveva considerato la Ardern la decisione di aprire i confini tra i due paesi. Tuttavia, le pagine di questo capitolo sono state fin troppo brevi. Difatti, si sono registrati dei casi di focolai da covid-19 proprio a Perth, città australiana quasi covid-free.

Insomma, ancora una volta i bassissimi casi avevano fatto ben sperare all’Australia di ritornare alla normalità. Con il piccolo esperimento della bolla di viaggio ci si è resi conto, però, che il rischio era ancora troppo grande. E pare che per almeno un altro anno sarà così tanto per i turisti che per gli stessi cittadini australiani.

 

 



Giulia Grasso