Jova mountain party: fusi con il cielo e con il fango

In SPETTACOLO by Sharon SantarelliLeave a Comment

Il Jova Beach Party è sicuramente l’evento di questa estate: 18 date in giro per lo stivale (di cui 2 annullate per cause di forza maggiore) più l’ultima grande data del 21 settembre all’aeroporto di Linate, attualmente chiuso per lavori, dove sono previste circa 100.000 persone. Le location del Jova Beach Party erano tutte spiagge, ad eccezione del concerto di chiusura del Tour a Linate e del Mountain Party a Plan de Corones, sulle Dolomiti, a 2.275 metri di altezza. Noi siamo stati proprio a quest’ultima tappa, lo scorso sabato 24 agosto.

La montagna è un luogo magico, le cui condizioni meteo sono spesso variabili, ma lo è anche il mare, e chi ci è cresciuto sa benissimo quanto sia anch’esso imprevedibile. Probabilmente il rischio, a 2.275 metri, è più elevato. Ma questo Jova lo sapeva… e forse lo sapevamo anche noi. Erano giorni che le previsioni meteo prevedevano pioggia, ma oltre ad un k-way non era ammesso altro. Non certo ombrelli, per ripararsi dalla pioggia. Anche se qualche furbo che riesce ad eludere i controlli c’è sempre. Arrivati in vetta, dopo aver usufruito di uno dei 4 impianti di risalita a disposizione (e compresi ovviamente nel biglietto del concerto) quello che si è mostrato ai nostri occhi è stato bello ma al tempo stesso inquietante. Il prato, dove pascolano allegre e felici le mucche (che per l’evento erano state spostate 600 metri sotto alla cima), non esisteva già più.

Al suo posto c’era già un misto fieno e fango, causato probabilmente dal passaggio dei mezzi “pesanti” che avevano portato in vetta tutto l’occorrente per allestire l’evento. Durante il nostro “giro di ricognizione” notiamo un’altra cosa, piuttosto lampante: i bagni (ovviamente chimici) saranno stati 30. Un numero un pò esiguo considerate le 27.000 persone presenti. Se la situazione era già critica, durante il temporale è solo peggiorata. Nonostante il meteo avesse previsto pioggia da giorni, erano presenti in vetta pochissimi gazebo. Questi ultimi erano utilizzati dagli sponsor per pubblicizzare i loro brand e non erano stati pensati per dare un minimo riparo agli spettatori. C’è da dire che erano presenti persone di tutte le età, inclusi bambini piccoli, che aspettavo con ansia e trepidazione Jovanotti. In quelle 3 ore di pioggia costante, tutti stipati come sardine sotto al gazebo gonfiabile di “TIM”, l’unico desiderio era quello di una doccia calda, non certo di cantare l'”Ombellico del Mondo”.

Durante l’attesa controlliamo la app ufficiale che sarebbe dovuta essere sempre e costantemente aggiornata. Nulla, tutto invariato. Lorenzo Jovanotti Cherubini avrebbe dovuto cantare per le 18.00. Erano le 14.00 e qualcuno era già stremato… oltre ad aver perso anche un pò di pazienza. Verso le 15.30 la nuvola fantozziana che aveva deciso di rovinarci la giornata se ne era andata, e finalmente siamo usciti dal gazebo “TIM” che ci aveva ospitati. Di lì a poco abbiamo riconosciuto la voce di colui che ci aveva spinti a quell’improbabile “scalata”. Con un importante anticipo rispetto alla tabella prevista, Jova (ovviamente con il suo look Dior curato da Maria Grazia Chiuri) aveva iniziato a cantare. Un concerto durato più di 3 ore, senza nessun ospite, ad eccezione di Ballo (ex bassista dei Lunapop) che ha dato il cambio a Saturnino. Il repertorio di Jova ha spaziato negli anni: da “Ciao Mamma” a “L’estate addosso,”  a “Sei come la mia moto”, all’immancabile “A te “(scritta per la figlia Teresa e dedicata anche a Nadia Toffa dopo la sua prematura scomparsa). In più qualche dj set, dove Cherubini si è divertito a mixare Hit di altri artisti. Lo show è stato tutto di Cherubini, che avrà probabilmente deciso di regalare ai suoi fans qualcosa in più, per farsi perdonare di tutti gli inconvenienti che hanno affrontato per ascoltarlo in cima a quei 2.275 metri. Inutile dirlo: è stato strepitoso! Jova ha una carica ed un’energia pazzesca. Vedere ballare e cantare amici, famiglie intere, persone di tutte le età è stata un’emozione bellissima. Ha valso quelle ore di pioggia, di noia, di trepidazione. Ed ha valso anche la lavatrice del giorno dopo, in quanto più che ad un concerto sembrava che eravamo andati ad una spartan race durante un giorno di pioggia di novembre.

Alle 19.00 il concerto è finito.  Un’ordinanza intimava la fine dell’evento per quell’ora, causa rischio fulmini. Allorché, dopo aver raccomandato al suo pubblico di lasciare pulito, di gettare i rifiuti nell’apposito bidone della differenziata, Cherubini si è congedato, ringraziando tutti per la pazienza e per il rispetto verso la montagna. Mentre le persone si stavano incamminando verso la seggiovia appositamente scelta per scendere a valle, quello che è apparso ai nostri occhi è stato devastante. Il prato di Plan de Corones era praticamente sparito: solo fango ed impronte di scarpe erano visibili ai nostri occhi. Di sporcizia c’era certamente pochissima, e gli addetti avranno in breve tempo fatto un ottimo lavoro. Ma il prato non c’era più. Per il prato la raccolta differenziata non basta.

Reinhold Messner, il Re degli 8.000, come è stato definito da Jovanotti durante il concerto si era pesantemente opposto a questo evento. Dietro le quinte del concerto ha incontrato Lorenzo e su Instagram è stata pubblicata una loro foto.

Ma, nonostante la sua presenza, Messner non ha certo cambiato idea, anzi. In un’intervista ha dichiarato : “Questa mattina sono salito proprio per vedere cosa stava succedendo. Ho incontrato per pochi minuti Jovanotti, contro il quale e contro la cui musica, come avevo già detto, non ho niente. Anche perché non la conosco, a essere sincero. Ci siamo salutati, ma ribadisco che non ha senso organizzare un simile evento lassù…….. tutto il terreno era già rovinato prima ancora che cominciasse il concerto, per esempio. Inevitabile con così tante persone, migliaia, riunite per ore…… Così questa operazione a lunga vista sarà controproducente anche per i gestori di Plan de Corones”.

Forse Messner aveva ragione, forse Plan de Corones non era il posto più adatto, o forse non lo era in questo periodo dell’anno, dove il tempo è sempre molto instabile e le piogge sono spesso imprevedibili e copiose. Forse l’organizzazione non è stata impeccabile, molti sono stati i problemi per riuscire a scendere dalla vetta. Inutile negarlo. Jova invece ha regalato ai suoi spettatori uno spettacolo magnifico, impagabile, che certamente porteranno sempre tra i loro ricordi più belli.  Grazie Jova, per te il voto non può che essere un 10.

P.S. : Un ringraziamento speciale alla piccola Sofia, di Parma, per aver alleviato con la sua gioia le ore di attesa sotto la pioggia!