ItaliaCheVale: Ripa Ripa e il beachwear sartoriale ispirato all’estate italiana

Un brand che racconta l’essenza del Made in Italy attraverso capi beachwear maschili realizzati a mano, che richiamano il profumo della costa mediterranea e che celebrano la sapienza artigianale del nostro paese: Ripa Ripa è un giovane brand che non si può davvero non conoscere.

Noi di Social Up abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con il team di Ripa Ripa e la sua founder, Anna Laura Hoefer, per farci raccontare la nascita di questo progetto e l’evoluzione del suo stile italiano. Venite con noi!

Ciao Anna Laura! Raccontaci la storia del brand: come è nato Ripa Ripa e perché?

Ho fondato Ripa Ripa nel 2015 e con un mio amico: mi ero appena trasferita a Milano da pochi anni. Ricordo che lui non riusciva a trovare un costume da bagno che unisse qualità e prezzo e che avesse un progetto Made in Italy dietro. Così siamo nati noi: un brand giovane, Made in Italy e che vuole diffondere l’idea e il sogno dell’estate italiana. Era nato come un progetto all’università e non pensavamo di arrivare a svilupparlo così come è oggi.

Ad oggi, noi realizziamo tutto in Italia e scattiamo tutti i nostri contenuti in Italia. Insomma, abbiamo un dna tutto italiano al 100%. All’inizio vendevamo ai negozi e poco sul nostro e-commerce, mentre ora abbiamo avuto uno switch e vendiamo tantissimo non solo sul nostro sito ma anche in altre piattaforme online e in una quarantina di negozi in tutto il mondo. 

Vantate una produzione davvero tutta italiana: raccontateci il backstage di Ripa Ripa…

La prima produzione era in Piemonte e con loro abbiamo ridisegnato il costume e migliorato il fit del nostro prodotto mentre ora la produzione è localizzata a Portici, vicino Napoli. Ormai sono quattro anni che disegniamo noi a mano tutti i pattern dei nostri costumi direttamente su carta per poi procedere con la realizzazione fisica e la stampa su tessuto. I pattern sono tutti ispirati all’Italia e ai nostri viaggi dalle maioliche alle carte napoletane. Tre anni fa, ci siamo anche lanciati anche nel mondo delle camicie: volevamo un prodotto che si aggiungesse al costume da bagno e che andasse a completare l’outfit da spiaggia in modo elegante. Ormai il 30% sono camicie e il 70% costumi: le camicie hanno un bottoncino e come fit sono ispirate a Giovanni Agnelli e alle sue polo. Abbiamo anche lanciato camicie normali di lino proprio perché, ad oggi, molte persone desiderano comprare un total look. 

Al momento realizzate bellissimi costumi e abbigliamento beachwear per uomo. Cosa pensi vi riserverà il futuro? Vorreste ampliare la collezione anche alla donna?

Rimaniamo sul lato uomo ma vorremmo fare anche una capsule donna. Sicuramente l’obiettivo è crescere e continuare a crescere come gli anni scorsi. Dal lato produzione, vorremmo averne una verticale: al momento è localizzata a Portici, lì fanno esclusivamente i nostri costumi da bagno e c’è uno spazio dedicato in cui ogni mese si producono i nostri costumi. Di base, produciamo sempre la giusta quantità di capi sartoriali per evitare qualsiasi tipo di rimanenza e spreco. 

Diciamo che come brand vorremmo riuscire a vestire l’uomo dalla testa ai piedi: uscirà a breve anche una collezione di pantaloni di lino che abbiamo disegnato ormai da due anni. Vogliamo davvero arrivare a vendere un total look maschile e 100% Made in Italy.

So che cercate di esportare il vostro brand Made in Italy anche al di fuori del nostro territorio. Ad oggi, quanti paesi copre la vostra rete di negozi?

Siamo sicuramente un brand internazionale: i nostri negozi sono principalmente all’estero e da due anni anche fuori EU. Arabia Saudita, New York, Giappone, Corea e tanti in Europa tra Francia e Svizzera. In Italia, abbiamo circa una decina di negozi. Nel 2019 abbiamo aperto un primo Pop up store di due settimane a Milano ed è stata la prima volta che abbiamo trasmesso offline il nostro mondo ai nostri clienti. A luglio saremo di nuovo a Milano due settimane con limited edition speciali per creare nuovamente un contatto con i nostri clienti. Non vediamo l’ora.



Valentina Brini