Perché leggere “Il libro delle Case” di Andrea Bajani al Premio Strega 2021

“Il libro delle case” di Andrea Bajani ed edito da Feltrinelli è tra i finalisti per il Premio Strega 2021.

Un’autobiografia piuttosto particolare, costruita tramite inusuali ed inconsuete tessere di puzzle, spesso ripetute, spesso così diverse tra loro tanto da far sembrare difficile l’appartenenza al solito quadro. Costruita per essere un giusto mix tra il racconto della vita di qualcuno (o meglio delle cose – e delle case – che raccontano qualcuno) ed una specie di poliziesco, dove però non c’è da trovare nessun criminale. Probabilmente il delitto è quello della vita, spesso complessa tanto quanto una scena del crimine.

L’opera di Bajani è composta da 78 brevi ma dettagliati capitoli, che raccontano la storia di “Io”. Già, il protagonista del libro non ha un nome. E’ semplice “Io” e la sua vita, la sua essenza più profonda, viene narrata attraverso le case che “Io” ha abitato. Le case non sono 78, sono circa 40, alcune delle quali, le principali (Casa del sottosuolo – che è anche la prima in cui il lettore si imbatte -, Casa sotto la montagna, Casa dei Parenti e Casa di famiglia) tornano svariate volte all’interno del racconto. Altre invece vengono “descritte” in un unico episodio. Non sempre si parla di abitazioni in senso stretto, il potere evocativo ne “Il libro della Case” è molto importante. Casa rossa con le ruote, per esempio, è la Renault 4 dove venne ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro, Casa della voce è una cabina del telefono. Non tutte le Case sono fatte da 4 muri. Alcune sono luoghi immaginari dove rifugiamo il noi pi

L’idea in sé, a mio avviso, è piuttosto vincente. Se penso a ciò che mi rispecchia intimamente, che potrebbe raccontare qualcosa di me, è certamente la mia casa. Anzi, le case dove ho abitato in questi anni. Le verità, gli oggetti, i ricordi che contengono. Tutto questo è narrato da Bajani, che spesso costruisce la narrazione con elenchi, campionamenti, inventari, immagini, descrizioni minuziose di luoghi dove i personaggio (Io, parenti, Nonna, Tartaruga e tutti gli altri) sembrano essere quasi da cornice alla narrazione, invece che protagonisti. Ci sono perfino alcune planimetrie catastali di alcune delle case narrate. Un disegno a tratti complesso quello che l’autore ha cercato di mettere in atto, ma che cerca di rivelarci chi siamo dopo un complesso disegno come quello della vita, dove le esperienze vissute spesso modificano non solo il nostro carattere, ma anche il nostro approccio a ciò che ci circonda.

Fonte: www.huffingtonpost.it

E’ difficile non ritrovarsi in neanche una delle case che l’autore minuziosamente descrive. E’ altrettanto impossibile non fermarsi a riflettere, non pensare alle nostre case passate, a quelle dove abbiamo abitato negli anni. Quelle cose dove siamo diventati quello che siamo, dove abbiamo nascosto parte di noi stessi o dove si è lasciato qualcosa di noi stessi, per poi cambiare e diventare quello che siamo oggi.



Sharon Santarelli