Intervista Piotta – Il ritorno all’attacco con 8 e ½

Piotta, torna sulla scena musicale con 8 e ½ e con un nuovo tour. Dal Supercafone ad oggi, scopriamo insieme cosa è cambiato.

Tommaso Zanello, in arte Piotta, è tra i rapper più affermati in Italia. Per chi non lo sapesse, il suo soprannome è stato coniato da Massimo dei Colle Der Fomento e nasce dalla forma tonda dei suoi occhiali, che ricordavano le cento lire di una volta, chiamate in romanesco le piotte. Sembrano passati pochi anni da quando lanciò il brano Supercafone, una canzone che ha scalato le classifiche, diventando un vero e proprio tormentone ed oggi un cult del rap italiano.

Mentre le note del Supercafone riecheggiano di passato, Piotta è riuscito ad affermarsi nel panorama musicale, raggiungendo l’impervia vetta del successo. Per un periodo ha deciso di allontanarsi dai riflettori, per prendersi del tempo per sé, rifiutando offerte importanti a livello di visibilità, come la partecipazione all’Isola dei famosi.

Il lavoro da musicista, però, non si è mai assopito, realizzando nel tempo singoli e dischi di successo. Ad aprile è stato rilasciato il suo nuovo EP, 8 e ½, con pezzi che soppiantano le note di La grande Onda e La mossa del giaguaro. Un lavoro questo, che farà da ponte tra l’album Nemici e il prossimo album, in cui il sound è un mix di rap e rock. Da qualche mese è in tour per lo stivale per presentare il suo ultimo lavoro. La punta dell’iceberg di 8 e ½ è il brano Applausi al Comandante. Il videoclip è ambientato nella carlinga di un aereo, con la regia di Glauco Citati. All’interno del brano viene citato anche Paul Yeboah, star del web, conosciuto come Bello Figo.

Piotta è un’artista che ha saputo evolversi, che non si è accontentato delle posizioni acquisite. Con abili mosse ha saputo sempre riaffacciarsi nell’immaginario collettivo. Fondamentale è l’utilizzo dei social, che per Piotta sono lo specchio della realtà quotidiana, un mix di intelligenza ed idiozia, con i quali riesce ad avere un rapporto diretto con i fan. Piotta resta un cane sciolto dell’universo rap, un musicista che piace al pubblico e sa come conquistarlo.

Insieme a lui, noi di Social up, abbiamo voluto ripercorrere la storia di questo artista, immergendoci nel suo passato fino ad oggi.

La prima domanda è quasi d’obbligo: come mai Piotta? Dove nasce questo soprannome?

Come raccontato tante volte, è un nickname che nasce ai tempi del liceo, un classico in tutti i sensi. 100, ovvero Piotta, come gli occhiali tondi che portavo allora. Me lo diede, in una notte d’inverno prima di un live, Massimo dei Colle Der Fomento.

Quanto c’è di Tommaso in Piotta e quanto di Piotta c’è in Tommaso?

Non è così schizofrenica la cosa. Sono una persona sola. Crescendo il lato intimo e personale è sempre più presente, e viceversa quello spettacolare viene meno. Mi interessa contenuto e sostanza, e non forma o personaggio. Potremmo dire che le esuberanze adolescenziali sono superate dalla saggezza dell’età.

Ma passiamo alla musica. Come nasce la tua passione e quando hai capito che sarebbe diventato il tuo lavoro?

Nasce sui banchi di scuola. E’ diventato un lavoro sin da subito, dato che pur non amando il denaro ma solo la musica e la creatività, il destino ha fatto sì che non mancasse mai quell’aspetto remunerativo tipico del lavoro, tra lo stupore mio e dei miei genitori.

Ci racconteresti qualche aneddoto legato ai tempi degli esordi?

Gli aneddoti sono talmente tanti che vi rimando alla lettura della mia biografia, Troppo Avanti. Ce ne sono tantissimi, per gli amanti dell’hip hop e non solo.

Da poco più di un mese è uscito il tuo nuovo EP “8 ½” che richiama alla mente il capolavoro di Fellini, in cui Mastroianni incarna l’evoluzione del lavoro di registra. Anche per te c’è stato un cambio di rotta? Dove pensi ti condurrà?

Il cambio di rotta prosegue quello dell’album Nemici, nel trittico Suono Diverso e Odio gli Indifferenti e il sound del tour. Quell’evoluzione sonora e concettuale che ha portato l’hip hop degli esordi ad un massiccio mix di rap e rock.

Nel tuo album spesso fai riferimento ai social e soprattutto all’idiozia che viene diffusa con essi. Cosa pensi del mondo social e dei suoi utenti?

Che siano lo specchio della realtà quotidiana, un mix di intelligenza e di idiozia, soltanto che l’idiozia, così come l’odio e la violenza o il gossip fanno spesso molti più numeri del resto, ma questo avviene anche nei TG o nei bar, nulla di nuovo sotto il sole. L’unica cosa che cambia è la velocità di trasmissione, nel bene e nel male. A me i social piacciono e mi consentono di avere un rapporto diretto con i miei fan, magari averli avuti nei ’90. Mi sarei divertito parecchio sin da subito, fottendomene di tv nazionale popolare, radio mainstream, discografia classica, etc., esattamente come faccio ora.

Con il singolo “Applausi al comandate” con sarcasmo e ironia racconti la società italiana. Quanto pensi faccia bene, a chi ti ascolta, riflettere sui propri atteggiamenti e retaggi culturali?

Riflettere fa sempre bene, a partire da me. Lo faccio sempre. Mi fermo, respiro, penso. Poi trasformo i pensieri e le osservazioni in parole, a volte in prosa a volte in rima.

La scelta di Bello Figo, il rapper che ha scatenato focolai mediatici, una mossa provocatoria o semplicemente ti piace il suo personaggio?

È solo una citazione simbolica, assurge a metafora di una certa Italia e di un certo modo di vivere l’hip hop. Entrambi sono lontani da come la vedo io.

Il tuo tour è ormai avviato e continuerà per tutta l’estate, com’è sta rispondendo il pubblico?

Alla grande, ma questo per fortuna lo sappiamo da tempo. Io nasco live ed è la cosa che so fare meglio. Ho perso il conto dei concerti fatti ma vorrei comunque non finissero mai, potessi farei solo quelli. La molla che mi ha spinto a fare musica, prima guardando i live altrui, poi facendoli. Oltre due ore dove io e la band tiriamo fuori tutto. Idee, jam, freestyle, rabbia, amore, stress, sorrisi, salti, energia, mash up.

Un nuovo album, un nuovo tour, brani maturi… Dov’è finito il Piotta del Supercafone? Lo rivedremo ancora?

Non sono un nostalgico per cui non rivedrò e non rivedrete nulla del mio passato, mi interessa piuttosto quello che vedrò e che vedrete, e si chiama futuro. Comunque se lo incontro ve lo saluto…



Benito Dell'Aquila