Intervista all’associazione Sikè: “Al centro lo sviluppo della comunità in tutte le sue dimensioni”

Si torna a parlare di associazionismo, di volontariato. Su Social Up l’argomento è sempre vivo, poiché c’è sempre bisogno di una voce che unita sappia gridare a fare la differenza. Questa volta abbiamo dato spazio a Marco Caramma, membro del CDA dell’associazione siciliana Sikè.

Come e perché, allora, è nata Sikè? E a cosa deve il suo nome?

“Intanto grazie per il vostro interesse. Il nostro è un progetto di cittadinanza attiva. Il nome Sikè è stato scelto per due ragioni: volevamo trovare un nome che enfatizzasse il legame con il territorio, ma che al contempo fosse in grado di raccontare la nostra visione di Sicilia. Dopo attente riflessioni siamo giunti al nome Sikè, che ci è sembrato perfetto: semplice ma ricco di significato.

La scelta di Sikè è stata fatta a seguito di ricerche condotte sull’origine etimologica del nome ‘Sicilia’. A quanto sembra ‘Sicilia’ deriva da ‘Sik’, termine di radice indo-germanica, che sta a denotare la crescita, la prosperità, lo sviluppo. Il nome Sikè custodisce quindi il seme della nostra missione: quello di aiutare la Sicilia a risollevarsi dalla disillusione e dalla rassegnata apatia, per contribuire attivamente alla crescita del nostro territorio, in diversi ambiti. Dall’ambiente, all’economia, dalla cultura, alla salute, secondo un approccio olistico che metta al centro lo sviluppo della comunità in tutte le sue dimensioni”.

Nel mare magnum di associazioni presenti sul territorio, in cosa intende distinguersi Sikè?

“È vero, c’è un mare magnum di associazioni. Molte sono le associazioni serie, con le quali abbiamo già avuto modo di collaborare. Ma c’è pure una galassia di associazioni fantasma o fuochi di paglia, che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi. La prima difficoltà per il cittadino che vuole spendersi per il territorio, con la crisi dei corpi intermedi, come sindacati e partiti, può essere quindi proprio quella di associarsi. Quella cioè di trovare un luogo adatto per fare rete, contribuire alla società e crescere come persona, sentendosi parte di qualcosa. In questa prospettiva il Terzo Settore e il mondo dell’associazionismo in particolare, può diventare o ritornare ad esse protagonista, ma per farlo deve esser consapevole delle sue potenzialità. E soprattutto deve evitare di cadere in due trappole molto comuni: quella dell’autoreferenzialità e quella della eccessiva frammentazione.

Tante micro associazioni, iper-settorializzate e spesso timide nel fare rete, non possono rispondere, da sole, ai bisogni dei cittadini, all’attuale livello di complessità della società. Serviva invece un luogo in cui aggregare tutti gli interessi comuni e le esperienze personali, per metterle al servizio della collettività.

Sikè nasce con questo scopo: creare un grande laboratorio di idee, in cui i membri della comunità, a tutti i livelli di competenza, possano ritrovarsi per generare insieme soluzioni a problemi comuni, tramite un approccio fortemente cooperativo.

Se c’è infatti una cifra distintiva di Sikè, quella è sicuramente la capacità e la volontà di fare rete. In ogni nostra iniziativa abbiamo sempre cercato di coinvolgere tutti gli attori territoriali: dalle istituzioni, alle associazioni, dai privati, ai singoli cittadini”.

Sikè è composta da giovani universitari e lavoratori. In un periodo di incertezza, come gli anni appena trascorsi, in cosa avete trovato il coraggio di lanciare la vostra iniziativa? C’è stato un segno che vi ha fatto ritenere fosse il momento giusto?

“Più che di segno, parlerei di bisogno. Il bisogno di ritornare a creare rapporti sociali significativi, a costruire un tessuto comunitario sano, ad ascoltare e comprendere le vulnerabilità degli altri. E soprattutto a restituire alle persone la fiducia nella possibilità di poter contribuire per apportare dei cambiamenti alla collettività e dunque alla propria vita.

Viviamo in un tempo disordinato, scandito da continue emergenze e con ritmi che spesso mortificano il quotidiano. In questo contesto viene sempre più difficile trovare momenti da donare agli altri. Perché ognuno di noi è troppo impegnato a limitare gli effetti negativi sulla propria vita degli eventi che subisce o di una società che contesta. Si fa fatica a generare reti, ad intrecciare legami di solidarietà tra individui, a creare momenti che uniscono persone sconosciute in una causa comune. Da qui il bisogno di ricostruire un senso del ‘noi’ attorno al progetto di Sikè“.

Nata ad aprile del 2022, Siké proprio con l’inizio del nuovo anno ha presentato i suoi primi due progetti – Piantamola e Psiké – incentrati su due tematiche essenziali del nostro Paese che molto spesso rimangono oscurate. Rispettivamente la sostenibilità ambientale e la salute mentale. Da cosa deriva la scelta di iniziare le vostre attività proprio su questi temi caldi? E come avete lavorato per la realizzazione dei progetti?

“Le abbiamo scelte proprio perché, come dici bene, rimangono spesso oscurate. Prendiamo il progetto di piantumazione degli alberi. Nonostante un’accresciuta sensibilità della popolazione sulle tematiche ambientali, gli alberi sono ancora visti solo come un mero ornamento urbano; invece sono un’infrastruttura ecologica fondamentale per le città. Assorbono CO2 , contrastano la formazione di isole di calore urbano, costituiscono potenti alleati contro i fenomeni di dissesto idrogeologico e migliorano la salute mentale dei cittadini. Una sempre più ampia letteratura scientifica dimostra che vivere in zone dotate di verde urbano riduce l’ansia, lo stress e la necessità di farmaci antidepressivi.

E qui arriviamo al secondo progetto: Psikè.

La pandemia ha esacerbato il disagio psicologico di una grande fetta di popolazione, specie tra i giovani. Dai dati INPS, il 60% delle richieste di bonus psicologico sono arrivate da under 35. Ci sono tante persone che necessitano del supporto psicologico, Psikè è il nostro modo di rispondere a questo bisogno, con la speranza che il progetto possa crescere in futuro. Il problema principale è purtroppo ancora lo stigma sociale che circonda la salute mentale, ma non ci deve essere vergogna a chiedere aiuto. Io stesso dopo la pandemia ho avuto bisogno del supporto di un professionista e ad oggi posso dire che è stata una delle scelte migliori che abbia fatto. La vostra salute mentale conta”.

In breve, in cosa consistono Piantamola e Psiké?

“Il progetto Piantiamola punta a rinforzare i polmoni verdi delle città. L’obiettivo è piantare nuovi alberi in 5 comuni della provincia: Aci Castello, Aci Sant’Antonio, Santa Venerina, Zafferana Etnea e Trecastagni. A questo scopo abbiamo creato una raccolta fondi su GoFundMe. I cittadini possono donare liberamente la cifra che desiderano, ma con una donazione minima di almeno 20€ hanno anche la possibilità di dedicare un albero ad una persona cara. Noi poi ci occuperemo di stampare una targhetta da legare all’albero, con il nome della persona a cui hanno voluto fare la dedica. Abbiamo già ricevuto diverse donazioni-dedica: alcuni hanno chiesto di dedicare l’albero ai nonni, altri ai figli, altri ancora agli amici.

La stessa possibilità è aperta alle aziende.

L’azienda Envisep, del professor Riccardo Maggiore, che ringraziamo, contribuirà al progetto con una donazione importante. Lo stesso faranno i Vivai Patanè, i Vivai Cubeda e i Vivai Punto Faro. A tutti loro va il nostro ringraziamento. Collaborano al progetto anche diverse associazioni: Legambiente Catania, Plastic Free Catania, Maravì, Amico Mondo, Leo Club Catania Nord, Leo Club Catania Host e Leo Club Catania Est.

Con il progetto Psikè l’associazione fornirà due sedute psicologiche totalmente gratuite, a tutti gli interessati, senza limiti di reddito, grazie ad una squadra di 12 psicologhe che abbiamo messo su in questi mesi.

A seguito di queste due sedute il paziente, se di suo interesse, verrà poi indirizzato verso gli studi privati degli psicologi o verso strutture pubbliche, come il consultorio, in base alle sue specifiche necessità. Queste due sedute verrano fornite in spazi e locali messi a disposizione gratuitamente da altre associazioni, privati e comuni: i comuni di Aci Sant’Antonio, Acireale e Zafferana Etnea; la farmacia Aricò e la farmacia Guarnaccia, ad Acireale, la farmacia Parenti, a Catania e la Parafarmacia BioGalenica a Giarre; Spazio47 e Giardino di Scidà come associazioni a Catania. I cittadini interessati possono prenotare le sedute psicologiche direttamente nel nostro sito“.

Presso la Sala Coppola del Comune di Catania, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione dei progetti. Tra le personalità presenti all’evento, tanti docenti universitari. Ritenete che l’appoggio dell’Università di Catania possa essere per i più giovani uno stimolo in più per avvicinarsi alle tematiche di cui vi occupate?

“Assolutamente si. L’Università, con l’esperienza dei suoi docenti, può essere un volano per lo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro territorio. Se ritorna a dialogare e a collaborare attivamente con la società civile e ad avere un ruolo concreto nel processo di trasformazione sociale, secondo un rapporto di fiducia reciproca. Le possibilità di collaborazione sono tante, basta solo saperle sfruttare bene”.

Sikè è un’associazione neonata che intende promuovere, tra le altre cose, un legame particolare con il territorio. Le associazioni, d’altro canto, hanno lo scopo di sensibilizzare a prendere consapevolezza su alcune questioni. La Sicilia è al momento la culla dei vostri obiettivi, che approccio avete deciso di utilizzare per cercare di consolidarli tra i cittadini?

“Come detto, per noi è fondamentale l’attiva partecipazione e il coinvolgimento di tutti gli attori territoriali, secondo processi collaborativi: dai cittadini, ai privati, alle associazioni, fino alle istituzioni. In Sikè crediamo infatti molto al concetto di intelligenza collettiva: noi partiamo dal presupposto che in ogni comunità c’è un bagaglio ricco di conoscenze ed esperienze che, se correttamente valorizzate, possono essere indirizzate in azioni collettive per raggiungere il benessere di tutti.

Le associazioni devono essere quindi in grado di immaginare nuovi percorsi di coinvolgimento, che si adattino agli attuali tempi e che non rispondono più a logiche verticistiche e rigidamente gerarchiche. Devono essere reattive se non voglono morire: devono costruire legami con i cittadini e stimolare connessioni se vogliono animare la partecipazione attiva. Ogni persona ha infatti un proprio contributo da dare: un potenziale insepresso che deve solo trovare la giusta valvola di sfogo”.

Com’è possibile diventare un membro di Sikè e dove possono trovarvi i nostri lettori per partecipare alle vostre iniziative?

“Possono trovarci sul nostro sito e sui nostri canali social, Facebook e Instagram. Per diventare membro basta contattarci su uno dei nostri canali”.



Giulia Grasso