Intervista a Maryam Tancredi, dopo The Voice, il suo primo album

In MUSICA by Benito Dell'AquilaLeave a Comment

Maryam Tancredi è tornata. Dopo la vittoria a The Voice of Italy 2018 e al lancio di alcuni singoli, arriva il suo primo Ep, “Maryam”. Disponibile dal 31 Maggio, l’album dell’artista napoletana è composto da sei brani, un mix di inediti e cover. Anticipato dai singoli “Con te dovunque nel mondo”  canzone arrivata tra le 69 finaliste di Sanremo Giovani e “Pianeti” . Una voce potente quella di Maryam che oltre ad aver convinto fin da subito Al Bano durante The Voice, adesso, continua il suo percorso nel mondo della musica ed a convincere il pubblico della sua bravura.

Tra i brani migliori c’è sicuramente Con te dovunque al mondo, un brano in cui la voce elegante di Maryam prende forma e riesce a sporcarsi con sonorità jazz. Il primo ep è un momento importante e Maryam insieme al produttore Nicolò Fragile, hanno cercato di raccontare chi è Maryam. Una voce che più volte ha dichiarato di combattere contro il pregiudizio e l’apparenza, dando anche sfogo alla parte più intima della cantautrice stessa, senza rinunciare al lato più moderno e movimentato.

E’ già disponibile il tuo primo Ep, come è nato questo progetto?

Abbiamo cercato di rappresentare me a tutto tondo, con inediti e cover. Un’insieme di cose che formano “Maryam”, da cui nasce anche la scelta del titolo.

Come mai la scelta di unire cover e inediti per il tuo primo lavoro?

Forse le cover, essendo canzoni già conosciute, possono incuriosire il pubblico, spingendolo a chiedersi come sono state cantate da me. I testi sono già conosciuti e meglio predisposti rispetto a testi sconosciuti, quindi la decisione di unire cover e inediti, nasce da qui.

Sono previsti tuoi converti o live in concomitanza all’uscita di “Maryam”?

E’ tutto ancora in fase organizzativa, ma sì, ci saranno dei live.

Facciamo un tuffo nel passato e in particolare a The voice of Italy. Ricordi la tua esibizione quando i giudici erano seduti ancora di spalle e dopo aver cantato, hanno definito “liberatoria” la tua voce. Come è stato?

Ti dico la verità. Ho vissuto tutta quest’esperienza, dimenticando quello che accadeva. Andavo avanti senza ricordare nulla. Ho iniziato a ricordare solo quando mi rivedevo in video, nelle registrazioni. Ovviamente ero felicissima dei loro commenti, ero entusiasta, contenta. Finalmente vedevo uno scopo a tutti i sacrifici fatti, al tempo dedicato allo studio, finalmente iniziavo a far musica.

E’ stata un’esperienza confusionale?

In parte sì! Ricordo esattamente il giorno della finale. Tutto il resto, il mio cervello ha deciso di eliminare tutto senza capire perché. Non so se è stata una reazione soltanto mia o se è capitato anche ad altri concorrenti, ma la mia reazione è stata quella di dimenticare tutto quanto è accaduto.

Un po’ come quando si fanno gli esami. Ti fanno tante domande, ma poi alla fine non le ricordi mai tutte.

Esatto. Io tornavo a casa e mi chiedevano, che ti hanno detto… La mia risposta era boh!

Il tuo percorso formativo, lo studio al conservatorio, quanto hanno inciso anche per l’accesso a The voice e ai concorsi che hai fatto?

Sì, sono all’ultimo anno di conservatorio. Devo confessare che se non avessi avuto le mie basi di studio e di continuo allenamento, in alcuni momenti, avrei lasciato il microfono e avrei chiesto loro di cantare al posto mio. Con la mia preparazione tutto è venuto in maniera molto automatica e naturale. Senza le mie basi non avrei reso come ho reso.

Esistono, oltre ai pro, anche contro nel partecipare a un talent?

Sì, perché ti trovi esposto improvvisamente in un mondo più grande del tuo e diventa difficile rimanerci. In particolare quando partecipi a talent che hanno una durata inferiore rispetto ad altri, perché non danno tempo nemmeno al pubblico di affezionarsi. Forse è l’unico contro che riesco a trovare.

Forse la quantità di talent che ci sono è ormai così grande che vincerne uno non da più quella notizia, quel sensazionalismo…

No, perché in fondo molti artisti non vengono dai talent. In questo momento in particolare, artisti trap e rap, sono numerosi e non vengono dai talent. Quindi non credo nemmeno sia poi fondamentale aver partecipato o meno a un talent è più il portare avanti un percorso musicale che possa interessare il pubblico e produrre pezzi che piacciano.

Proprio sulla trap, che è ormai il genere del momento. Per chi ha un percorso di musica leggera, c’è la necessità di adeguarsi o di restare fedeli alle proprie origini?

Di ogni genere musicale bisogna prendere qualcosa e farlo proprio. Se ora la musica che si ascolta di più è questa, bisogna lavorare su qualcosa che è tuo e adattarlo ai tempi e alle richieste. Anche grandi artisti cambiano  e si rinnovano, restando se stessi.