Intervista a Degà: “La musica come terapia per tornare ad emozionarsi”

“Golden hour” è il primo EP del cantautore Degà, rilasciato venerdì 15 giugno su tutte le piattaforme digitali.

Degà attraverso questo progetto musicale ha voluto soprattutto restituire alla musica il valore che ha avuto nella sua vita, riferendosi a quella che in chirurgia d’urgenza chiamano la “golden hour”, il periodo di tempo che va da pochi minuti a diverse ore dopo una lesione traumatica causata da un incidente, durante il quale vi è la più alta probabilità che un pronto trattamento medico possa evitare la morte. La musica come terapia, per tornare ad emozionarsi davanti ad un semplice tramonto in spiaggia.

Degà, com’è nata la tua passione per la musica e la voglia di farla diventare un lavoro?

La mia passione per la musica è nata in modo naturale. Fin da bambino mi divertivo a cantare ed ascoltare tantissima musica, mi ricordo che passavo ore e ore con lo stereo a cercare la canzone che preferivo per poi premere il tasto rec e registrarla sulle vecchie cassette, qualche volta per via di questa cosa ho rovinato cassette originali di mio padre. Andando avanti con l’età, ai tempi dell’università, ho conosciuto un mio amico chitarrista, con lui ho iniziato a scrivere le prime canzoni e creare un duo musicale. Successivamente ho imparato a suonare la chitarra ed intraprendere la carriera da solista. Dopo 15 anni, eccomi ancora qua, a cercare di scrivere ancora la canzone più bella che io abbia mai scritto.

Perchè hai scelto Degà come nome per il tuo percorso artistico?

Il nome è venuto fuori in modo naturale. In salone ho esposto un quadro di Edgar Degas, che, come solito dell’artista, ritrae alcune ballerine, stavo pensando ad un nome d’arte per me, e “Degà” suonava molto bene perché è un nome breve e tronco. Poi io mi chiamo Gaetano, e con De – Gà, è come se volessi dire: “Riguardo Gaetano”.

“Golden hour” è il tuo primo Ep: da quali esigenze comunicative è nato?

Ho scelto di fare un “EP” perché dopo i primi 3 singoli di esordio mi sembrava giusto offrire qualcosa di più importante per dare credibilità al progetto. Ho scelto le canzoni tra una ventina scritte nell’ultimo anno. Avendole scritte tutte in breve tempo, avevano già di loro molte cose in comune, quindi, si sono associate in modo naturale, a parte “Dove finisce il giorno”, che è una canzone che ho scritto 8/9 anni fa. Avevo bisogno di inserire nell’EP una canzone con un ritmo funkieggiante, ma non mi usciva nulla di estremamente convincente, quindi ho deciso di ascoltare qualche mia vecchia demo, e quando ho ascoltato “Dove Finisce il Giorno”, non ci sono stati dubbi. Ovviamente ho messo mano al testo portandolo in linea con l’evoluzione del mio modo di scrivere. Nell’EP mi sono servito di un tipo di scrittura diverso, senza tanti filtri, cercando di descrivere gli avvenimenti da un punto di vista diverso rispetto ad altre volte.

Perchè hai scelto di intitolarlo “Golden hour” ? 

Quando ho finito di incidere l’EP, non avevo ancora scelto il titolo. Ho ascoltato e riascoltato le canzoni per trovare un punto in comune che unisse l’una con l’altra. Così mi sono accorto che ogni canzone aveva un’ambientazione al tramonto, in realtà anche le storie descritte, le ho sempre pensate al tramonto. Il tramonto con la sua innata dote atmosferica di spingere a delle riflessioni è presente, senza costrutto, in ogni brano dell’EP, dal più semplice riferimento di “Dove Finisce il Giorno” ad altre sfaccettature che invitano l’ascoltatore a sedersi su una spiaggia e godersi lo spettacolo.

 Qual è la tua golden hour? 

La mia è sicuramente la “golden hour” che viene usata in chirurgia d’urgenza, il periodo di tempo che va da pochi minuti a diverse ore dopo una lesione traumatica causata da un incidente, durante il quale vi è la più alta probabilità che un pronto trattamento medico possa evitare la morte. La musica come terapia, per tornare ad emozionarsi davanti ad un semplice tramonto in spiaggia.

Qual è stato il processo di scrittura dei brani presenti nell’Ep?

Abbastanza eterogeno. Prendere qualcosa di già scritto e lavorare sul testo come ho fatto per “Dove Finisce il Giorno”, mentre per “Satellite Vietnamnita” sono partito dal testo scritto per poi musicarlo, usando la chitarra strumento compositivo. “Cola Di Rienzo” è nata al pianoforte partendo da una frase. Murakami l’ho composta utilizzando testo e musica insieme, prima con il pianoforte e poi successivamente con la chitarra. Ogni canzone ha la sua storia, mentre i personaggi sono sempre gli stessi. Mi piace raccontare storie senza perdermi in tanti fronzoli. Mi piace usare tante immagini che mi aiutano meglio nella descrizione dei posti, degli avvenimenti e degli stati d’animo. Credo che le immagini colorino le canzoni e stimolano la fantasia dell’ascoltatore.

 Cosa c’è in agenda per i prossimi mesi? 

Per quanto riguarda il futuro è tutto ancora in divenire, nei prossimi mesi capirò tante cose, anche in funzione agli eventi, che fortunatamente pare stiano ricominciando dopo il blocco dovuto dalla pandemia. Comunque, qualsiasi cosa sarà comunicato sui miei canali social.



Sandy Sciuto