Intervista a Cali: “Hotel Parigi apre la via a un intero progetto discografico”

“HOTEL PARIGI (Acoustic)”, è il singolo d’esordio di CALI, un giovane artista torinese che, oltre a scrivere e comporre i propri brani, si occupa di curare l’aspetto visual del proprio progetto. Eclettico e versatile, spazia da brani pop – punk, dal sound accattivante e internazionale, a power ballad ricercate e mai banali, portando una ventata di novità e freschezza nel panorama pop italiano.

La sua è una power ballad pop acustica, intensa ed energica, in cui CALI racconta la storia autobiografica, di una relazione realmente vissuta, con nostalgia e allo stesso tempo speranza per il futuro.

Hotel Parigi, una ballata dal sound delicato, com’è nata?

“Hotel Parigi è nata molto spontaneamente, l’ho scritto dopo la fine di una relazione. Per me è un brano davvero significativo. Anche la strumentale è nata spontaneamente con il produttore Steve Tarta abbiamo un’intesa davvero veloce. Il testo è nato sugli accordi di una chitarra e poi rivedendolo abbiamo creato la prima bozza del brano.”

Come mai, la scelta di una versione acustica, piuttosto che strong e ritmatica che è più nelle tue corde?

“Il mio genere e i progetti su cui sto lavorando rientrano proprio nel genere pop – punk. Hotel Parigi ci sembrava perfetta come botta iniziale, più soft. Ti dico, però, che è pronta anche la versione punk e a mio parere è ancora più forte. Come incipit, però, del mio progetto ho preferito questa versione più delicata, in cui tutti potessero rivedersi. Mi piace l’idea che una versione acustica riesca a rivelare maggiormente le emozioni di chi canta, tutta l’interpretazione. C’è più spazio per la voce e alla stessa intimità della canzone.”

Quindi Hotel Parigi non è un singolo, ma farà parte di un progetto discografico?

“Esatto, Hotel Parigi apre la via a un intero progetto discografico. Si rivolgerà al genere pop punk, ma non mancheranno altre versioni acustiche di alcuni brani. L’idea di avere entrambe le versioni di uno stesso pezzo, mi piacerebbe portarla avanti.”

L’album è già pronto?

“Sono pronti diversi brani che potrebbero rientrare in un album. Siamo, però, in continua produzione migliorando molti aspetti. Ti anticipo che secondo noi Hotel Parigi è il brano meno forte che abbiamo.”

Ah! Dunque ci aspettano belle scoperte!
(Ride)

Sono previste collaborazioni? Spoilerami qualcosa!
“No, per adesso non ci sono collaborazioni, ma è interamente mio. Ho in mente qualche collaborazione che potrebbe adattarsi bene, ma vedremo se riusciremo a concretizzare. Ma non faccio nomi…”

Ok! Mi hai anticipato la domanda! Volevo proprio chiederti di lanciarmi qualche nome…

“Non vorrei dare nomi direttamente, ma la musica italiana mi piace moltissimo. Gli Psicologi, Ariete, quel mood pop urban mi piace moltissimo. Sarei improntato verso questo tipo di collaborazione.”

Permettimi una curiosità sempre su Hotel Parigi. In una tua dichiarazione ho letto che il brano è una sorta di dedica, ma non sai se la persona in questione l’abbia ascoltato. Ci sono novità?

“No, non ci sono novità. Resta il dubbio che possa essere stato ascoltano, ma non ho news da quel fronte. Nel caso l’avesse ascoltato, spero le piaccia, mettiamola così. Sinceramente non lo so!”

Resto sulla sfera privata. Sei figlio di musicisti, sei cresciuto nell’ambiente… Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?

“Esatto, i miei sono musicisti e loro hanno sempre provato a immettermi nel mondo della musica, ma io, l’ho sempre skippato. Suonavo la chitarra, ma proprio non mi piaceva. Mia madre che suona il piano ha sempre provato a mettermi sulla tastiera, ma niente… Poi  l’interesse è nato per gioco. Ero con amici, che hanno un piccolo studio di registrazione. Ero lì e per gioco con i primi freestyle, le prime registrazione e tutto è venuto di seguito. Alla fine è nata l’idea di fare qualcosa di serio, un pezzo ufficiale. E’ iniziato così tutto un percorso trap che è durato circa due anni. Abbiamo fatto anche serate e riempito dei locali.

L’evoluzione artistica è cresciuta spontaneamente fino ad arrivare al punto in cui non mi ci rivedevo più in ciò che stavo facendo nel genere e sound. Anche i miei gusti personali in fatto di musica si stavano orientando altrove e man mano abbiamo inserito chitarre, e batterie acustiche e pian piano ci siamo indirizzati verso lo stile che ora mi rappresenta.”

La lectio magister dei genitori non è andata bene, ma poi quando si fa roba con gli amici, invece!
“Ride… Però loro sono molto soddisfatti di ciò che sto facendo. Approvano e sono anche molto critici, pretendono che le cose le faccia bene e con precisione.”

Collaborazione con Steve Tartan, un sodalizio fruttuoso, che va avanti…

“Ci siamo conosciuti lavorando. E’ un po’ buffa come storia, di come è nata la nostra amicizia, che dura da molto tempo. Dalla musica è nata proprio un’amicizia. Automaticamente c’è intesa e siamo molto spontanei, ci ritroviamo in studio e siamo molto sulla stessa lunghezza d’onda. Ora viviamo anche insieme e durante la giornata ci viene spontaneo un brief…”



Benito Dell'Aquila