Mostra Inge Morath

Inge Morath: la grande retrospettiva della prima donna fotografa

C’era un tempo in cui le donne non potevano essere tutto ciò che sognavano. E non c’è ancora.

Tuttavia, ci sono donne che lottano e hanno lottato per quella che forse, un giorno, non sarà più utopia.

Donne come Inge Morath, la prima donna fotografa assunta dalla più autorevole agenzia fotografica al mondo, la Magnum Photos.

inge morath
Audrey Hepburn immortalata da Inge Morath

La vita. La fotografia. Inge Morath

Stiamo parlando dei primi anni ’50 eppure ne sembrano passati mille- Inge, nata a Graz, in Austria nel 1923, dopo gli studi di lingue a Berlino, lavora come traduttrice e giornalista. La sua vera passione, la macchina fotografica, venne messa da parte in favore della carta stampata: era così brava a scrivere che sarebbe stata sprecata per la fotografia, le dissero.

Finché un giorno capitò per lavoro a Venezia. La luce riflessa sull’acqua dove sembrano disegnati ad acquerello i sontuosi palazzi della città galleggiante, la incantano tanto da chiamare la redazione. ”Dovete assolutamente mandare qualcuno a scattare delle fotografie a Venezia!” disse Inge.

”Scattatele da sola!” fu la risposta. E così fece. Tirò fuori dalla borsa la macchina fotografica regalatale da sua madre e cominciò a scattare. L’obiettivo tra le mani di Inge fu fuoco su paglia e fu subito passione.

Fu così che Inge Morath capì che la sua unica strada sarebbe stata la fotografia.

Inge Morath

Nel mio cuore voglio restare una dilettante, essere innamorata di quello che sto facendo, sempre stupita delle infinite possibilità di vedere e usare la macchina fotografica come strumento di registrazione.

– Inge Morath

Una vita in viaggio

Viene così invitata da Robert Capa ad unirsi a lui e nel 1953 entra a far parte dell’agenzia Magnum. Tra il 1953 ed il 1954, Morath diventa assistente del leggendario Henri Cartier-Bresson e Ernst Haas, viaggiando in lungo e in largo tutto il mondo fino a tarda età.

In Spagna, paese che visitò spesso, nel 1954 ritrasse la sorella di Pablo Picasso, Lola, spesso restia a farsi fotografare; conobbe Parigi, uno dei ‘luoghi del cuore’ di Inge Morath, dove incontrò i fondatori dell’agenzia Magnum; visitò la la Russia, studiandone la cultura e imparandone la lingua prima del suo primo viaggio, facendo visita agli artisti e intellettuali russi oppressi dal regime.
L’ideale giro del mondo con Inge Morath proseguì in Iran, dove riuscì ad approfondire la conoscenza di della cultura locale, muovendosi all’interno di una società fortemente patriarcale e raccontando la condizione femminile del paese. E ancora New York e il suo quartiere ebraico, città nella città.

Padroneggiando 6 lingue fluentemente e venuta a conoscenza di culture, tradizione e religioni di tutto il mondo, spiccano tra tutti alcuni lavori come ritrattista e come reporter dei retroscena di grandi film del cinema che hanno fatto la storia.

Immortalò con il suo obiettivo personaggi celebri, quali Igor Stravinsky, Alberto Giacometti, Pablo Picasso, Jean Arp, Alexander Calder, Audrey Hepburn, Gloria Vanderbilt, Fidel Castro, dall’altro dalle persone semplici incontrate durante i suoi reportage. Ebbene sì, anche un lama su un taxi a New York.

Inge Morath copy The Mammoth's Reflex
USA. Reno, Nevada. 1960. Set del film “The Misfits” (Gli Spostati). Marilyn MONROE

Tra gli scatti più iconici, spicca la fotografia di Marilyn Monroe ritratta mentre provava una scena sul set del film “Gli spostati” del 1960: si tratta di una delle rare foto di Marylin non in posa ma spontanea, come una professionista al lavoro dall’innata sensualità, senza filtri. Il caso volle che sullo stesso set conobbe il marito della Monroe, Arthur Miller, che un giorno sarebbe diventato suo marito.

Dopo il naufragio del matrimonio con l’ex marito di Marylin, nel 1962, Morath si trasferì infatti in una vecchia e isolata fattoria a Roxbury, a circa due ore di auto da New York. Un luogo di campagna lontano dalla frenesia della città, dove crebbe i suoi due figli Rebecca e Daniel.

La Mostra: una retrospettiva lunga una vita

Inge Morath

La mostra Inge Morath. La vita. La fotografia. al Museo Diocesano di Milano, si fa specchio di una vita vissuta da una donna piena di ombre, dalla profonda sensibilità e dall’innato genio creativo. Un grande tema l’ha accompagnata per tutta la sua carriera: che si trattasse di persone comuni o di personaggi illustri, il suo interesse era sempre rivolto all’essere umano in quanto tale. Il 30 gennaio 2002 muore a New York ma rimane immortale grazie al suo lavoro; uno scatto a quei volti immortalati, rubando un attimo destinato a durare in eterno.

La fotografia è essenzialmente una questione personale:
la ricerca di una verità interiore

– Inge Morath

 



Lucrezia Vardanega