Il mostro di Czinkota che uccise più di 26 persone

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Può capitare che un serial killer rimanga per sempre senza nome: si fanno ipotesi circa la loro identità oppure si disegna un profilo seguendo le indicazioni di qualche testimone, indicazioni che però alla fine non trovano nessun riscontro. Altre volte ancora viene preso qualcuno, ma senza prove reali e viene poi nuovamente rilasciato.

Nel nostro caso invece l’assassino aveva un nome e si sapeva anche dove abitava, ma grazie a circostanze puramente fortuite, può inserirsi tra coloro che sono riusciti a farla franca.

Bela Kiss nacque nel 1877, in un piccolo paese nei pressi di Budapest.
Durante la sua vita fece vari mestieri, tra questi si dilettava anche a leggere la mano, professione virtuale che però ha sempre affascinato migliaia di persone.
Nel 1900 si trasferì nel villaggio di Cinkota, alle porte di Budapest, in quel periodo conobbe una bella ragazza di nome Marie molto più giovane di lui e che sposò ben presto.
Con la sua gentilezza e la sua disponibilità Kiss si fece voler bene fin dal suo arrivo da tutti gli abitanti del posto; anche il capo della polizia, il detective Charles Nagy, divenne suo amico e spesso uscivano la sera insieme per bere in qualche locanda.

La moglie Marie, forse per le continue assenze del marito dovute al lavoro e alle frequenti uscite serali, iniziò una relazione sentimentale con un uomo del paese, un certo Paul Bikari. Kiss scoprì le scappatelle della moglie e una sera del 1902 le disse che era a conoscenza di tutto e che se ne sarebbe dovuta andare via da quella casa per sempre.

La sera stessa la donna preparò la sua roba per andarsene dal suo amico, ma Kiss, preso dall’ira, le sferrò un colpo in testa con un bastone stordendola poi, afferrata una garrota, la strangolò talmente forte da scarnificarle la pelle. Il corpo fu poi nascosto in un fusto di metallo riempito d’alcol.

Lo stesso trattamento fu riservato all’amante di Marie e i due contenitori furono nascosti nelle campagne del paese.

Il giorno dopo uno sconsolato Kiss disse ai suoi amici che sua moglie era fuggita con Bikari, gli stessi non si sorpresero di quella affermazione perché erano già al corrente della relazione della moglie.

Per non restare solo, il Killer mise sul giornale locale un annuncio matrimoniale usando un nome di fantasia Herr Hoffmann, in cui c’era scritto che un uomo di bella presenza e benestante era in cerca di una compagna femminile.

Le risposte furono numerose: la prima signora a presentarsi all’appuntamento fu Katherine Varga, una giovane vedova in cerca di una buona sistemazione. La donna trascorse in casa di Kiss una bella giornata, fu molto sorpresa dalle tante promesse fatte dal suo nuovo conoscente, si parlò anche di matrimonio, ma al calar della notte, la donna fu pestata a sangue, strangolata e messa dentro un contenitore sotto spirito in cantina.

L’assassino nei giorni precedenti aveva acquistato diversi fusti, insospettendo l’amico poliziotto che, notati tutti questi contenitori, chiese a Kiss a cosa gli sarebbero serviti. Lui aveva semplicemente risposto che, in previsione di una guerra, avrebbe avuto una bella scorta di benzina.

La settimana successiva incontrò la signora Schmeidak, anch’essa vedova. La donna con lui rimase un paio di giorni, poi una sera fu presa di forza, sbattuta con la testa contro la parete e strangolata con la solita garrota.

Nel 1906, Margaret Toth lesse l’annuncio sul quotidiano di Budapest e si diresse a Cinkota per incontrare Kiss. La bella presenza e la gentilezza dell’uomo convinsero fin da subito la donna a trasferirsi in quel piccolo e tranquillo villaggio.

Nella casa del Killer, durante il giorno, c’era anche una governante di nome Jakubec, assunta per le pulizie e per preparare il pranzo. Questa signora, già avanti con l’età, vedeva un andirivieni di ragazze, ma non si preoccupò minimamente di chiedere al suo datore di lavoro per quale motivo sostavano solo un paio di giorni e poi sparivano.

Una sera, momento in cui aveva la possibilità di agire liberamente, Kiss obbligò Margaret a scrivere una lettera indirizzata alla madre in cui le diceva che era stata all’appuntamento con l’inserzionista e che costui, dopo averla vista, l’aveva rifiutata perciò, dopo questa delusione, lei sarebbe partita per gli Stati Uniti. Con questo espediente Kiss si mise al riparo da qualsiasi sospetto.

Dopo che la donna ebbe terminato di scrivere la uccise con la garrota e la mise dentro il fusto pieno d’alcool; subito dopo spedì la lettera.

Altre due donne sparirono da Cinkota, Julianne Paschak e Elizabeth Komeromi, a differenza delle altre i parenti di quest’ultime ne avevano denunciato la scomparsa, perciò la polizia di Budapest iniziò le ricerche, cercando di scoprire chi frequentarono nell’ultimo periodo. Siamo verso la fine del 1914. La prima guerra mondiale era alle porte e Kiss fu chiamato alle armi.

Durante la sua assenza il proprietario della casa dove il killer aveva vissuto andò per ristrutturare le stanze per affittarle ad altri, ma quando vide nel cortile dei grossi barili incuriosito ne aprì uno: l’odore insopportabile che ne uscì ed il contenuto lo fece quasi vomitare, a quel punto non gli restava altro che avvisare la polizia.

Il capo della polizia insieme ad altri suoi colleghi e un medico legale andarono a verificare questi contenitori. L’ispettore, cioè il detective Nagy, che conosceva bene il posto, era convinto che dentro quei fusti ci fosse della benzina, così come gli aveva raccontato tempo prima Kiss, ma tra la sorpresa generale furono rinvenute le vittime del killer. Quando entrarono nella cantina trovarono altri sette contenitori che contenevano altrettanti corpi, tra cui quello della moglie e del suo amante; in totale ne furono scoperti trenta. Nella casa c’erano centinaia di lettere di donne che vennero sequestrate con grande stupore dello stesso Nagy che si domandò come tutte queste persone si fossero fatte raggirare da Kiss.
La notizia presto si divulgò in tutto il paese, compresa Budapest, i giornali raccontarono in prima pagina come il Mostro di Cinkotaavesse ucciso e nascosto i corpi nudi dentro i bidoni.

Il capo della polizia, Charles Nagy, disse a proposito di Bela Kiss: “Mi ricordo quando arrivò a Cinkota, era un bravo ragazzo di ventitré anni di bell’aspetto, gentile con tutti. Non sembrava in grado di far male neanche ad un animale. Una volta un cane si ruppe la zampa e lui lo curò e se lo portò a casa per nutrirlo. Non posso credere che abbia ucciso tutte quelle donne“.

Il 4 ottobre del 1916, le autorità di Budapest vennero informate che il soldato Bela Kiss era morto per una grave malattia, ma quando il corpo del soldato fu portato dall’ospedale militare a Budapest gli inquirenti si accorsero che non si trattava di lui: il killer aveva sostituito i suoi documenti con quelli di un altro commilitone.

La caccia all’assassino mobilitò tutte le forze dell’ordine, ma tra avvistamenti presunti e voci inattendibili al momento Kiss era ancora in libertà.

Per quattro anni non si seppe più nulla fino a quando, nella primavera del 1920, un soldato della legione straniera francese riferì alla polizia della Suretè di un legionario che raccontava di come era abile a strangolare le persone con la garrota e che si faceva chiamare Hoffmann, lo stesso pseudomino che Bela Kiss aveva usato per gli annunci sul giornale.

Quando gli investigatori ungheresi seppero della notizia ormai era troppo tardi, il killer aveva fatto perdere nuovamente le proprie tracce.

Nel 1932, un poliziotto della squadra omicidi di New York di nome Henry Oswald riconobbe Bela Kiss in una stazione della metropolitana; il killer si accorse dello sguardo del detective come se avesse capito di essere stato notato, perciò si dileguò in mezzo alla calca.

Altre ipotesi circolarono circa gli avvistamenti su Kiss: nel 1936 si vociferava che l’imprendibile assassino lavorasse come portiere in uno stabile; i poliziotti andarono a verificare, ma quando arrivarono sul posto scoprirono che se ne era andato il giorno prima. Da allora la sua figura scomparve definitivamente.

Tra mito e leggenda, questo serial killer e la sua storia hanno affascinato parecchi criminologi: nonostante la certezza della sua identità, egli riuscì ad eludere la polizia di due continenti.