I test rapidi acquistati per 32 milioni di euro da Arcuri, potrebbero sbagliare 6 volte su 10

Ennesimo colpo di scena da parte di coloro che dovrebbero segnare la retta via nell’affrontare la battaglia contro il coronavirus, se è vero che la testazione dei cittadini, permette di individuare gli eventuali positivi asintomatici, che a piede libero distribuiscono e contagiano come se niente fosse, è anche vero che i test che portano all’individuazione dei positivi devono essere garantiti e non poco attendibili,di certo non abbiamo bisogno di dati falsi in un marasma di dati incontrollabili che circolano nel nostro paese. I test rapidi di cui tanto si parla, che in pochi minuti, svelano la positività o meno al virus, potrebbero sbagliare 6 volte su 10. I test acquistati dal Commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri, secondo uno studio pubblicato su un’importante rivista scientifica hanno un’affidabilità molto bassa. Sono costati più di 32 milioni di euro.Il test si chiama Biocredit Covid 19 Ag è di fabbricazione coreana ed è stato acquistato con regolare bando dal Commissario per l’Emergenza Covid in circa 10milioni di pezzi. Uno studio, pubblicato su un’importante rivista scientifica, il Journal of Clinical Virology, dimostra che la sensibilità del test  BIOCREDIT COVID 19 AG si attesta tra l’11,1% e il 45,7%. Sei falsi negativi su 10,  Significa che ogni 10 persone certamente affette da Covid il test ne individua al massimo 4. Per i tamponi rapidi non esistono al momento molti dati scientifici che ne permettano la valutazione, ma questo ha delle performance piuttosto basse rispetto ad altri dispositivi presenti sul mercato. Poiché le regole attualmente in vigore attestano che un test antigenico negativo certifica la negatività del soggetto significa che testando i malati con questo tampone le possibilità che molte persone affette da virus possano circolare -almeno secondo questo autorevole studio- è molto alta.  Dal bando pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio apprendiamo che tra i requisiti minimi dei test ci debba essere un’approvazione da parte di “agenzie regolatorie nazionali o internazionali che diano sufficienti garanzie di affidabilità” oppure che sia stato “già validato da un laboratorio accreditato del nostro Paese”.  Abbiamo chiesto a Invitalia dove questi documenti di validazione siano consultabili ma non abbiamo ricevuto risposta. L’unica documentazione disponibile è quella fornita dall’azienda che li produce che ne attesta una sensibilità superiore al 90%. Oltre 32milioni di euro, in tutto il bando ne ha assegnati 10milioni. I primi 5milioni test sono stati acquistati al prezzo ribassato di 3,05 euro l’uno. Altri 5 milioni a 3,50 euro. Per un totale di 32.750.000 euro.



Alessandra Filippello