L’haute couture e le sue magie: atelièr che regalano sogni di…stoffa!

In #Lifestyle, #Moda, social up by Lucrezia VardanegaLeave a Comment

Givenchy, Versace, Alberta Ferretti… Si stanno svolgendo proprio in questi giorni, dal 3 al 6 luglio, a Parigi, le sfilate di alta moda della collezione invernale 2016-2017, per poi spostarsi nella capitale del Bel Paese l’8 luglio, con l’apertura di AltaRoma; approfittando di questa straordinaria settimana all’insegna del fashion, scopriamo cosa si cela dietro queste grandi case di moda che fanno sognare le donne di tutto il mondo

L’haute couture – alta moda- è considerata la vera madre della moda; il primo couturier non fu un francese ma l’inglesissimo Charles Frederick Worth, che a metà 1800 curò gli esigenti outfit su misura di Eugenia Montijo alla corte del marito Napoleone III.

Il concetto di unicità dell’abito è quindi radicato nella tradizione francese, quando le vanitose borghesi di tutta Francia accorrevano negli atelier degli stilisti per farsi fare esclusivi vestiti fatti a posta per loro, così che nessun’altra donna potesse averne uno di uguale.

L’idea di far indossare i loro abiti non più agli informi manichini ma a delle modelle in carne ossa è attribuibile a couturier come Paul Poiret, Coco Chanel e Cristobal Balenciaga; le“manniquin” (le modelle) , sfilavano con gli i vestiti negli atelier degli artisti per essere esibiti all’alta società e alla stampa.

All’epoca le clienti di haute couture erano circa 20mila in tutto il mondo ma con gli anni il numero è sceso rovinosamente portando alla chiusura molte aziende di alta sartoria; rimane ora un concetto di una moda per pochi (ricchi) eletti, sia per il prezzo sia per la ‘portabilità’: si tratta perlopiù di abiti sontuosi, raffinati, eleganti ed esclusivi, adatti ai personaggi del grande schermo, first lady o grandi personalità mondane. Per questo negli anni Quaranta, venendo incontro alla volontà dei meno abbienti ma disposti a spendere per avere un capo firmato, nacque negli Stati Uniti il prêt à porter, la moda “facile da indossare”; questo termine indica infatti un capo di abbigliamento ideato da uno stilista ma creato in serie. Non essendo più un capo su misura o in limitatissima serie,viene realizzato in taglie standard, pronto per essere indossato. Grazie alla sua produzione industriale, e non sartoriale, il prêt à porter rese gli abiti firmati alla portata di molti più portafogli. Nonostante i vestiti di haute couture siano così costosi, incidono veramente poco nel fatturato aziendale. Le maison, dunque, creano le linee di alta moda soprattutto per prestigio e per promuoversi: è una sorta di investimento per aumentare il prestigio del brand e incrementare indirettamente anche le vendite del prêt à porter.Tra i più richiesti, gli italiani Atelier Versace, Valentino, Giambattista Valli e Armani Privé, e quelli che recentemente hanno eliminato le linee di prêt à porter per dedicarsi solo all’haute couture come Jean Paul Gaultier e Viktor & Rolf.

Ormai si sa, le sfilate che ogni anno si svolgono a Parigi sono storia e tradizione del mondo della moda: ma chi decide se una casa di moda può sfilare o meno?

Per essere considerata una maison di haute couture, un’azienda deve rispettare i parametri decisi dal ministero francese dell’Industria e dalla Fédération française de la couture: gli abiti, pensati e progettati per la cliente, devono essere fatti rigorosamente su misura. Le maison devono avere un laboratorio a Parigi con almeno una ventina di dipendenti, in grado di presentare due collezioni l’anno. Il tutto viene controllato e organizzato da la Chambre Syndicale de la Haute Couture, l’organo che gestisce l’alta moda in Francia.

Bididi-bodidi-bù:come nasce un abito haute couture?

‘Les petite mains’– le piccole mani- sono le 2200 mani fatate che lavorano alla creazione di queste opere d’arte. Si può ben dire così perché per confezionarne una di queste sculture sartoriali uniche ed incredibili uno solo ci vogliono mediante 800 ore di lavorazione, a cui lavorano 20 persone.

Approvato il bozzetto disegnato a mano, con sofisticati programmi informatici è possibile già vederne in 3D il risultato finale e aggiustare le proporzioni e le misure.
Successivamente il modello viene stampato su carta e montato su un manichino utilizzando materiale povero realizzato per avere una visione tridimensionale del modello, per ulteriori correzioni ed eliminazioni di eventuali difetti, provare drappeggi,pizzi,bustini e ricami.II tessuto rappresenta una scelta fondamentale poiché deve valorizzare il taglio e dare corpo all’idea di base,per questo l’Alta moda è molto attenta all’uso di materiali di altissima qualità. Ci sono stilisti che delle loro particolarissime stoffe ne hanno fatto un vero marchio di fabbrica.

All’interno di una sartoria di alta moda le varie parti dell’abito vengono ancora oggi tagliate manualmente, assemblate ed imbastite sui manichini. I pizzi, dei fiori, gli orli, i ricami, i vari drappeggi e le applicazioni vengono realizzate ad hoc per ogni abito. Naturalmente ci sono molte aziende che collaborano con le maison di alta moda per creare materiali o applicazioni da mettere sugli abiti. Per garantirne uniformità e alti standard di qualità, una decina di anni fa Chanel ha acquistato molte maison per le fasi ‘accessorie’ ma fondamentali per la buona riuscita della creazione finale: Lesage è specializzata nei ricami preziosi, Lemarie per il piumaggio, a Massaro per le calzature , Goossens la giollieria e Desrues che realizza gioielli applicabili sugli abiti.

 

Dove il sogno diventa realtà: Atelier di Zuhair Muhad

La magia si dice conclusa e pronta ad essere ammirata da tutto il mondo solo quando lo stilista, una volta indossato dalla modella, ne da il consenso.

“E’ il lusso di qualcuno che si prende cura di un abito, qualcuno che passa le proprie giornate a creare qualcosa che non ti fa solo sembrare bella, ma che ti fa anche sentire bene”.

Così, il critico di moda Alexander Fury definì queste piccole grandi opere d’arte in un articolo di T,magazine di moda del New York Times: la couture rappresenta il lusso,la raffinatezza l’eleganza e spesso la stravaganza. Per uno stilista è la parte più creativa, sperimentale e ricca di ricerca della moda,frutto della fantasia e del gusto di grandi nomi della moda quali Christian Dior Haute Couture, Chanel, Elie Saab, Maison Margiela.Visto il monte ore di lavoro e i materiali pregiatissimi che vengono utilizzati, un abito di haute couture  può costare circa diecimila euro, mentre un abito da sera può arrivare a svariati milioni di euro. Un esempio: l’abito da sposa firmato Christian Dior haute couture con cui si è sposata Melania Trump (moglie di Donald Trump) è costato tra i cento e i duecentomila euro.Proprio per questi prezzi molto alti, oggi le clienti dell’haute couture sono solo duemila in tutto il mondo e vengono soprattutto da Russia, Cina e Medio Oriente.

Il Telegraph afferma che il valore di un abito di haute couture aumenta con il passare degli anni e diventa un investimento anche per i collezionisti.Dall’icona di moda Babe Paley alla la designer e collezionista d’arte Marella Agnelli (moglie di Gianni Agnelli) e l’attrice Grace Kelly, passando per gli anni Settanta e Ottanta con le frequentatrici di eventi mondani come Nan Kempner, Lynn Wyatt e Dodie Rosekrans, arriviamo gli anni Novanta, ricordati per gli acquisti di Mouna al-Ayoub, una donna dell’alta società del Kuwait, e dell’americana Suzanne Saperstein, la donna che all’epoca spendeva più di tutte al mondo in haute couture. Al giorno d’oggi i vestiti da sera, spesso molto creativi ed estrosi, vengono indossati principalmente dalle celebrità sui red carpet, talvolta regalati dallo stesso stilista all’attrice o alla cantante più in voga del momento per fare pubblicità alla sua azienda. Non è raro che vengano anche pagate per indossare quegli abiti: nel 1997 Nicole Kidman fu una delle prime a sfruttare questo meccanismo, quando indossò un abito di Christian Dior Haute Couture in cambio di circa due milioni di dollari.

” Al giorno d’oggi , gli eventi tappeto rosso sono un vero e proprio business. Celebrità hanno un forte impatto sulle persone che li vedono come modelli e sono influenzati dalle loro scelte di abbigliamento. Questo effetto è diventato ancora più potente grazie alle risorse digitali e dei social media. L’immagine di un abito indossato da una stella fa il giro del mondo in pochi secondi, e questo ha un enorme impatto sul gusto del pubblico”. Giorgio Armani

“Il colore funziona sempre, ma soprattutto è importante come tutto si inserisce sulla la celebrità – sul tappeto si vede il capo a 360 gradi. Quando si costruisce il vestito, si inizia con tessuto drappeggiato, avendo in mente la donna per cui si sta progettando l’abito; la forma viene rielaborata nel mio atelier, e da lì, si discute dei dettagli. Dal posizionamento delle cuciture, punti e studio dell’architettura del corpo. E ‘un vera collaborazione con la celebrità”. Zac Posen

Se solcare il red carpet è una fortuna di poche bellissime e fortunatissime, c’è un solo giorno in cui tutte sognano di essere le protagoniste indiscusse con un abito che le renda uniche: il grande giorno del ‘Sì’.
L’alta moda in questo settore la fa da padrona e molti grandi stilisti si dedicano anche alle creazioni bridal couture: dai corpetti incrostati di pietre e ricami di Elie Saab, ai principeschi disegni di Zuhair Murad, all’essenzialità delle forme di Christian Dior fino agli eccessi estrosi di Maison Margiela, passando per il tailleur di Chanel, con tanto di velo.