Gloomy Sunday: la canzone del suicidio

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Sembrano domande folli, ma sono quelle che avvolgono una leggenda, una storia, una voce legata ad una canzone: Gloomy Sunday.

Letteralmente “Domenica cupa” è una canzone ungherese scritta dal paroliere László Jávor e musicata da Rezső Seress nel 1933 che racconta del dolore di un amore stroncato dalla morte dell’amata e talmente profondo da indurre al suicidio.

Dal momento della sua pubblicazione in Ungheria, quindi in Europa e successivamente in America, la canzone venne, suo malgrado, legata ad una serie di morti tragiche, quasi tutte avvenute, appunto, per suicidio: in molti casi a citarla erano gli stessi suicidari in biglietti abbandonati accanto al loro corpo oppure in lettere lasciate ad amici e parenti. Alcuni chiedevano esplicitamente che la canzone fosse suonata durante il proprio funerale.

Il numero di suicidi in dichiarata relazione con il brano è talmente alto che ad oggi è definito come un vero e proprio caso di marketing prodotto consapevolmente con indagini e notizie falsate in maniera da garantire al brano una rapida diffusione e quindi successo.

Infatti venne ripresa da tantissimi artisti, Billie Holiday, Sarah Brightman, Björk, Sam Lewis, Diamanda Galas e Emilie Autumn, solo per citarne alcuni e nella maggior parte dei casi è stata ritoccata nel testo per renderla meno cupa anche se, la musica, resta indiscutibilmente vicina al mondo delle marce funebri.

In Italia fu interpretata da una cantante di secondo piano, Norma Bruni, che malgrado la sua bellezza e pienezza vocale non arrivò mai al successo vero e proprio. Dimenticata per anni venne ripescata da un trasmissione televisiva del 1970 “Gli amici del Bar” dal regista Maurizio Corgnati. Nella seconda puntata della trasmissione Norma Bruni venne invitata a cantare la versione italiana del brano dal titolo “Triste domenica”. Finita la trasmissione fu colta da un malore e dopo due settimane di coma morì. Era il 3 Gennaio 1971…una domenica…la prima “triste” domenica dell’anno.

Una semplice coincidenza, non c’è dubbio, ma che ha contribuito negli anni ad accrescere l’idea che si tratti di una canzone maledetta.

Vi riportiamo il testo in inglese del brano e la registrazione originale della versione ungherese, per chi volesse “rischiarne” l’ascolto.

“On a sad Sunday with a hundred white flowers 
I was waiting for you, my dear, with a church prayer 
That dream-chasing Sunday morning
The chariot of my sadness returned without you.
Ever since then, Sundays are always sad
Tears are my drink, and sorrow is my bread.
Sad Sunday.
Last Sunday, my dear, please come along, 
There will even be priest, coffin, catafalque, hearse-cloth. 
Even then flowers will be awaiting you, flowers and coffin. 
Under blossoming (flowering in Hungarian) trees 
My journey shall be the last.
My eyes will be open, so that I can see you one more time 
Do not be afraid of my eyes as I am blessing you even in my death. Last Sunday.”

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