Giornata mondiale contro le Mgf, perché essere donna è un diritto

Catiuscia Polzella

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Sono circa 200 milioni le donne e le adolescenti di età compresa tra i 15 e i 49 anni che hanno subito mutilazioni genitali femminili (Mgf), una pratica crudele e spaventosa praticato sulle bambine di 30 paesi, di cui 27 nel continente africano. E’ a loro che è dedicata questa giornata, a loro e a tutte quelle bambine che ancora sono sottoposte a queste tipologie di interventi. Oggi, infatti, il mondo celebra la Giornata mondiale contro le mutilazioni dei genitali femminili per dire, ancora una volta, no a questa pratica.

Secondo i dati diffusi nel 2016 dall’Unicef, percentuali altissime si registrano in Guinea (97%), Gibuti (93%), Sierra Leone (90%), Mali (89%), Sudan (88%), Eritrea (83%) ed Egitto (87%). Se invece si guardano i dati assoluti, è l’Egitto la capitale mondiale delle Mgf con 27,2 milioni di vittime stimate. Al secondo posto l’Etiopia con 23,8 milioni seguita dalla Nigeria con 19,9 milioni. Una ferita difficile da far cicatrizzare, nonostante le tante campagne di sensibilizzazioni condotte sul territorio. Dall’Egitto alla Nigeria, quindi, quella delle Mgf è una tradizione che affonda nei secoli e poco ha a che vedere con la religione, inclusa quella musulmana. Ha il valore di un sigillo di castità e rispettabilità femminile, un rito di passaggio che simboleggia la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta. Il “taglio” sottintende l’ineguaglianza tra uomo e donna e l’ossessione per il controllo della sessualità femminile. Tuttavia sono tanti i miti che girano intorno alla Mgf, miti che rendono difficile il suo sradicamento.

Anziché diminuire con il tempo, queste pratiche stanno diventando ancora più diffuse. Secondo l’istituto sanitario Centers for Disease Control and Prevention (CDC) negli Stati Uniti il numero degli interventi è addirittura triplicato negli ultimi anni, a causa dell’aumento di immigrati. Lo stesso è avvenuto in Italia. Secondo uno studio condotto nell’ambito del progetto europeo “Daphne Mgf” e coordinato dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, nel nostro Paese “il numero di donne straniere maggiorenni con mutilazioni genitali femminili si attesterebbe tra le 46mila e le 57mila unità“. Dati e statistiche che potrebbero, nascondere un numero maggiroe. Non esiste, infatti, un vero e proprio detabase nonostante si sia chiesto più volte allo Stato di intervenire.

Al momento, la normativa vigente, che si esplica con la Legge 9 gennaio 2006 n.7, prevede la reclusione da 3 a  12 anni per chi pratica il “taglio”, ma prevede anche cinque milioni di euro l’anno per indagini sulla diffusione del fenomeno in Italia, campagne informative e corsi di formazione per docenti e mediatori. “Dal 2006 sono stati però stanziati solo 6,5 milioni e, dal 2012, con la spending review, i finanziamenti sono scomparsi», dice la giornalista Emanuela Zuccalà autrice del documentario “Uncut”, presentato lo scorso 2 febbraio durante l’incontro “Uncut – La lotta delle donne contro le mutilazioni genitali femminili”, organizzato da ActionAid a Milano.

In Italia abbiamo avuto notizie di MGF praticate illegalmente“, approfondisce Laila Abi Ahmed, 49enne somala, presidente dell’associazione Nosotras di Firenze, “in particolare il taglio del clitoride e delle piccole labbra, al costo di 300-500 euro. L’infibulazione invece non viene praticata: troppo complicata e pericolosa“. Il problema delle Mgf è dunque presente e non sono rari i casi di bimbe che durante le vacanze vengono portate nei Paesi di origine per essere sottoposte a teli pratiche.

Circoncisione, escissione del clitoride, infibulazione e altri tipi di interventi: ecco in cosa consistono le Mgf, mutilazioni che ledono gravemente sia la vita sessuale sia la salute delle donne, gravissime conseguenze sul piano psicofisico, sia immediate (con il rischio di emorragie a volte mortali, infezioni, shock), sia a lungo termine (cisti, difficoltà nei rapporti sessuali, rischio di morte nel parto sia per la madre sia per il nascituro). Per questo sono fondamentali le campagne e le politiche internazionali volte a contrastare tali pratiche che hanno l’obiettivo di dar voce alle giovani costrette con la forza ad accettare un rito basato sull’ignoranza, lontano da razionalità e conoscenze mediche, di dar voce alla loro sofferenza e al loro coraggio di opporsi a una tradizione millenaria che le fa ingiustamente sfiorire nel corpo e nel ruolo sociale.

La loro battaglia non si deve fermare, così come non si deve fermare la nostra. Per questo, in occasione della Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, ActionAid ha lanciato il progetto “After“, finanziato per due anni dal programma Uguaglianza e cittadinanza dell’Unione europea ed implementato in Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Irlanda. L’obiettivo è quello di combattere le Mgf tramite percorsi di empowerment per le donne e di informazione ed educazione per le loro comunità, affinché rifiutino questa pratica. ActionAid corre anche sui social con l’hasthtag #endFGM. Testimonial, attivisti e influencer pubblicheranno sui loro profili foto con indosso un fiore viola, il soffione, simbolo di libertà ed espressione del desiderio di lasciar andare il passato, per un futuro libero da vincoli fisici ed emotivi.