Foggia, bambini costretti a spacciare da alcuni genitori

Cosa c’è di più facile che far spacciare dei bambini? Chi sospetterebbe mai di loro? Benché questa idea possa essere a dir poco folle si è realizzata in tre paesi del foggiano dove alcuni genitori obbligavano i propri figli a fare i pusher.
Nel 2013 fece la scalpore la storia di questi piccoli che venivano mandati ogni giorno fuori casa con le loro dosi da consegnare in cambio di moneta, la sera tornavano e consegnavano gli incassi, il giro d’affari del quale facevano parte alcune famiglie era circa di 150 mila euro e comprendeva anche immigrazione clandestina e traffico d’armi.
I bambini ovviamente non potevano sottrarsi al lavoro al quale erano obbligati, altrimenti sarebbero stati duramente puniti.
I militari durante un racket hanno così arrestato 41 persone tra questi anche qualche genitore dei baby spacciatori.
Una storia questa che ha il sapore di altri tempi e di altri luoghi quando i bambini venivano sfruttati in maniere molto simili a queste.
Ad ogni modo benché questa storia sia finita su tutti i giornali nel nostro Paese più in generale nel mondo i miniori sfruttati o analfabeti esistono ancora.
Solitamente i bambini che subiscono questi trattamenti arrivano però da famiglie estremamente povere, tanto da spingere i piccoli, a volte di loro iniziativa a trovare sistemi più o meno legali per racimolare qualche soldo utile per loro, per mamma e per papà.
In ogni caso le persone arrestate in provincia di Foggia dovranno rispondere a diversi capi d’imputazione, molto probabilmente pensavano che usando dei bambini per compiere certi tipi di reati, non sarebbero mai stati presi o scoperti in realtà indagini più approfondite hanno fatto emergere tutta la vicenda che andava ben oltre lo sfruttamento di minore.
In situazioni come queste non c’è comunque da stupirsi quando si sente parlare di baby criminali in crescita, il ruolo delle famiglie dovrebbe essere quello di educare i bambini non di spingerli verso attività illegali e di contrabbando mettendo per altro in pericolo anche le loro vite.



redazione