Dove sono finiti i cani di una volta?

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Di Fabio Sciuto per Social Up!

La lettura di un testo pubblicato nel 1915, Dogs of all nations di Mason Walter Esplin, porta il lettore ad una immersione totale nel mondo del miglior amico dell’uomo per definizione, il cane. Sfogliare le pagine virtuali di questo testo, scritto oltre cento anni orsono, fornisce tantissime informazioni e soprattutto regala decine di foto di cani di tutto il globo. Un elenco dettagliato delle principali razze esistenti e delle loro caratteristiche. Era il 1915 e già da un po’ di tempo il concetto di razza stava facendo breccia nella cultura sociale. Nei secoli precedenti, sin dai tempi dei Greci passando per l’Impero romano, la tendenza nella distinzione dei cani non era legata proprio al concetto di razza ma a quello di utilizzo. C’era il cane da caccia, da pastore, da lavoro in generale, il cane da guerra, ognuno era indicato e conosciuto per la sua principale funzione. Ogni cane aveva per natura un campo in cui si esprimeva al meglio, aiutando e facilitando il lavoro dell’uomo. La razza insomma, come criterio distintivo, non era probabilmente il primo elemento che si osservava in una bestiola. La specie canina si sviluppava e progrediva seguendo una linea naturale di cambiamento e la darwiniana selezione naturale. La scienza e la genetica – per non utilizzare un più azzardato eugenetica -, hanno invece stravolto tutto. Pur non volendo entrare nel merito della questione etica, comparando le foto dei cani esistenti cento anni fa a quelle degli stessi animali di oggi, dobbiamo ammettere che qualcosa è certamente cambiata.

Il dibattito è apertissimo tra puristi ed animalisti. C’è che sostiene che la selezione del patrimonio genetico (cambiamenti che riguardano anche pelo, postura, allungamento e restringimento degli arti e della scatola cranica) abbia portato ad avere razze perfette ed i cambiamenti riscontrabili nel tempo hanno solo migliorato non solo l’aspetto estetico ma anche la funzione dei cani. D’altro canto c’è anche chi supporta la teoria che le mutazioni genetiche abbiano minato salute e longevità canina e snaturato la specie a beneficio di un regale e pomposo quanto inutile concetto di bellezza e sostanzialmente di pedigree, facendo così alzare alle stelle il prezzo degli animali, rendendoli così mera merce alla stregua di un oggetto. C’è, in fondo, da augurarsi che i cambiamenti avvenuti in laboratorio in questi anni abbiano davvero migliorato la qualità di vita dei cani e non soltanto quella di padroni, scienziati e allevatori.

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