Doze Green e l’arte urbana in mostra a Milano

E’ tutto pronto per l’attesissimo opening della nuova stagione artistica della galleria Wunderkammern di Milano che, a quasi un anno dall’inaugurazione della sede nel capoluogo lombardo, riapre i battenti con “Limbo”, la mostra personale dell’artista Doze Green visitabile dal 28 settembre al 2 novembre. L’esposizione, oltre che a rievocare alla mente gli infernali scenari danteschi, mette in evidenza uno dei pilastri fondamentali su cui poggia l’intera produzione artistica del Doze, ovvero la concezione dell’arte come riflesso dell’umanità, della sua condizione, delle sue esperienze ed emozioni. Partendo da questo presupposto, non è affatto un caso che l’artista, di origini americane, sia considerato uno dei pionieri del movimento dei graffiti e dell’Urban Art. Grazie alle sue opere, si è reso protagonista attivo di quella chiave di volta che ha permesso all’arte di fungere da megafono, per consentire alla gente di esprimere le proprie opinioni e di dar loro voce in merito soprattutto a quelli che sono i problemi che affliggono la società. Nato in una famiglia in cui la vena artistica non mancava, non ha di certo avuto dubbi nel metterla in atto. Così dai vagoni della metropolitana alle strade, dalla raffigurazione di lettere alla rappresentazione di personaggi, dall’utilizzo di bombolette sul muro a strumenti come pennelli di legno e tela, Doze ha raffinato la propria arte seguendo quello che si è evoluto poi in opere e commissioni pubbliche che lo hanno portato ad esporre nelle più grandi gallerie di tutto il mondo.

Artista poliedrico e multiforme, nonché amante della sperimentazione, affascinato dai concetti metafisici e dal mondo del magico e dell’irrazionale, esplora l’anima umana integrando nei suoi lavori simboli occulti, geometria sacra, miti e divinità di antiche società. Perché quello che conta è che l’arte non sia solo a servizio di se stessa, ma rappresenti linfa vitale dell’esperienza dell’umanità. Non a caso nei suoi lavori cerca sempre di creare dei parallelismi in forza dei quali ad ogni cosa corrisponde un valore simbolico da decifrare. Niente politica, né istituzioni o governi. Gli interpreti principali delle sue opere, quelli che l’artista chiama “entità biologiche”, emergono come personaggi complessi in evoluzione, incarnando rappresentazioni infinite e variabili del passato, presente e futuro. Di fronte alle sue opere, l’osservatore è indotto ad un percorso intimo, ad un viaggio immaginativo in costante oscillazione tra ricordi, suggestioni e visioni futuristiche. E Limbo ne è un esempio: attraverso i concetti di spazio e tempo, Doze infatti si ricollega a tematiche quali l’attesa, l’indeterminatezza, la transizione in rapporto al vissuto dell’uomo, alle sue azioni quotidiane e materiali fino ad indagare sulla sua essenza spirituale trascinandolo oltre i limiti dell’immaginazione. Tutto questo grazie al lavoro di un artista eccentrico e bizzarro che, malgrado la consapevolezza per la maturità acquisita, ha sempre cercato di mantenere viva quella visione dell’arte che gli ha dato la possibilità di esprimere se stesso fin dall’inizio.



Erminia Lorito