Da adolescente bullizzata a Miss Universo, la storia di Amber morta a 23 anni

A 16 anni, Amber Lee Friis era un’adolescente depressa e obesa. All’epoca, infatti, veniva bullizzata per i suoi 96 chili di peso e gli occhi a mandorla. Amber è stata trovata morta in casa propria senza alcuna spiegazione, perlomeno nessuna resa nota sebbene siano diverse le ipotesi al vaglio degli inquirenti, che temono anche le ombre della precedente depressione.

La storia di Amber è una storia di cambiamento che è arrivato quando a 18 anni inizia a lavorare per una società di pubblicità online e contemporaneamente si iscrive in palestra. In soli 6 mesi perde così tanti chili da iniziare incredibilmente una carriera nel fashion e in poco tempo diventa una delle modelle più apprezzate, tanto che qualcuno, vedendo le sue foto su Instagram, la contatta e le chiede di partecipare al concorso di Miss Universo Nuova Zelanda.

Inizialmente credeva si trattasse di una truffa, ma poi ha capito che non era così e si è iscritta. Ha superato le selezioni e insieme ad altre 19 ragazze rappresenterà la Nuova Zelanda nella competizione mondiale. Fino ad arrivare alle finali di Miss Universo nell’agosto 2018.

Per Amber, essere arrivata lì è stato un grandissimo traguardo e rappresentava l’occasione per lanciare un messaggio importante a chiunque sia vittima di bullismo. Come ha dichiarato: “Voglio aiutare le ragazze a vedere tutto il loro potenziale e a seguire programmi per migliorare se stesse. Prima di scrivere gli obiettivi da raggiungere e di impegnarmi con tutta me stessa per riuscirci, mi sentivo come una pecora smarrita, bloccata e impotente. Nessuno dovrebbe mai sentirsi in questo modo”.

 



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