“Codice Montemagno”: quando la comunicazione online diventa un successo editoriale

In #CulturalMente, social up by Gabriele FardellaLeave a Comment

Marco Montemagno è un imprenditore che opera da anni nel settore del digitale. Ha raggiunto la notorietà sul web grazie alla sua attività su Facebook dove da circa due anni pubblica un video al giorno. Trattando in maniera chiara e semplice tematiche inerenti al mondo del business, del marketing e dell’online ha ottenuto risultati eccellenti. Oltre 300.000 fan sulla sua pagina e circa 2 milioni di visualizzazioni al mese lo hanno portato alla ribalta sulla scena social italiana. Marco “Monty” Montemagno vive a Brighton, in Inghilterra, dove si è trasferito dopo aver lavorato incessantemente nel mondo del digitale lanciando la piattaforma di blogging professionale Blogosfere e conducendo programmi a tema digital su Sky Tg 24 (IoReporter, Reporter Diffuso). Ex giocatore di ping pong a livello nazionale, Marco si definisce imprenditore di se stesso e in questi giorni è uscito nelle librerie italiane il suo libro, “Codice Montemagno”, che ha registrato un successo inaspettato su Amazon, dove nelle settimane precedenti al lancio in libreria è stato disponibile in pre-ordine, balzando in testa alle classifiche di vendita dei libri sul celebre sito di e-commerce. E in questo successo la comunicazione online ha avuto un ruolo centrale.

Il perché ce lo spiega proprio Marco, con cui abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata parlando del suo nuovo libro, di digital e tanto altro.

Ciao Marco, grazie per averci concesso questa intervista. Il tuo libro presenta le stesse tematiche che tratti nei video che posti ogni giorno su Facebook. Cosa può trovare in “Codice Montemagno” chi ti segue sui social e perchè chi non ti segue dovrebbe preferire il libro rispetto ai video?

Non e mai un “o” secondo me, ma è un “e” in questi casi, perché uno dice “seguo dei video”, che è una modalità di fruizione dei contenuti di un certo tipo. Come dire: vado a vedere un film o leggo il libro. Prendi Harry Potter, perché devo andare a vedere il film se ho già letto il libro? I contenuti sono uguali, e viceversa, per cui c’è sempre una scelta di questo tipo sul formato che uno preferisce. Il contenuto del libro è la trascrizione dei migliori video fatti nell’ultimo anno e mezzo. Il vantaggio di avere una trascrizione pulita e categorizzata è che per prima cosa ti aiuta a non perderti nella marea di contenuti video che ci sono online, quindi è difficile a volte fare un ragionamento strutturato. Vedi dei video online random di questo tizio e dici “va be ok, ma non seguo un filo logico”, invece nel libro c’è un filo logico che è interessante, e hai tutto più organizzato. E poi sai, è diverso quando leggi qualche cosa o ascolti e guardi qualcosa. Le idee che ti restano, i contenuti che ti restano, magari sono completamente diversi. Detto questo se uno ha già visto tutti i video ed è contento così non compra il libro, invece per chi non ha mai visto i video è una novità e poi ritroverà i contenuti anche online.

È la tua prima pubblicazione da quando sei online su Facebook.

Da quando sono online su Facebook si, in realtà avevo scritto un libro sul web tanti anni fa con la casa editrice Mursia, ai tempi del web 2.0 quando nessuno sapeva nemmeno cosa fosse. È un libro che probabilmente abbiamo letto io, mia mamma e mia sorella penso.

Quanto pensi che abbia influito sui risultati ottenuti dal tuo libro in questi primi giorni la tua attività su Facebook?

100%. Il risultato è esclusivamente dovuto alla community. Il libro è uscito ed era solo pre-ordinabile, non c’era una copertina su Amazon, non c’era un’immagine, non c’era una descrizione, non c’era una recensione – perché naturalmente non puoi mettere le recensioni prima cheesca un libro- ed è andato in cima alla classifica di tutti i libri italiani su Amazon. Quindi i risultati sono arrivati esclusivamente grazie alla community e all’ online. L’editore, Mondadori, è grosso ma non aveva nemmeno cominciato a fare attività di promozione perché il libro è uscito il 17 gennaio nelle librerie. È un esempio di quanto può veramente funzionare la comunicazione online, e funziona veramente benissimo. Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti con i social, quindi chi ha ancora dei dubbi circa l’efficacia della comunicazione online vive su un altro pianeta.

A proposito della tua community, com’è il tuo rapporto con le persone che ne fanno parte? Come interagisci con loro?

Io penso di avere un rapporto meraviglioso, sono molto fortunato. Ogni mese sono in Italia a fare eventi di vario tipo, magari eventi miei o a cui partecipo come speaker, come moderatore o semplicemente partecipando a varie iniziative e quindi ogni mese incontro persone della mia community. Ed è forte, perché devo dire che è una tipologia di persone con cui io vorrei andare a pranzo insieme, infatti ogni tanto organizziamo il pranzo, la pizzata o cose del genere. Poi sai, ormai siamo trecentomila quindi non è facile. Sono tutte persone intraprendenti, c’è di tutto: giovani, diversamente giovani, sbarbati, studenti, lavoratori, investitori. Tutti però abbiamo questo filo comune dell’ “ho voglia di far qualcosa” oppure “sto facendo qualche cosa, come posso comunicarla meglio?  Come posso farla funzionare meglio? Online c’è qualcosa che mi può dare una mano?”. Tutti più o meno abbiamo gli stessi problemi, idee, esigenze, aspirazioni. E comunque è una bella community davvero.

Ti occupi da circa vent’anni del tema del digitale, sei stato uno dei primi a proporlo in Italia in un certo modo. Come pensi sia cambiato l’atteggiamento delle persone in Italia rispetto a queste tematiche?

È migliorato. Diciamo che è migliorato in generale. Partiamo dai media: all’inizio non hanno mai parlato di niente poi, se ti ricordi, c’è stato il programma “MediaMente” con Carlo Massarini che iniziò  ad avere visibilità, era una trasmissione di nicchia ma era forte per gli impallinati di tecnologia. Rappresentò un punto secondo me importante di svolta. Poi c’è stato ben poco, c’è stata la mia trasmissione che ho realizzato su Sky Tg 24. Queste sono solo alcune tappe, ci sono stati tanti giornalisti come De Biase e l’attività che ha fatto sul Sole 24 Ore, ci son stati vari giornalisti che hanno fatto tante attività, però sempre di nicchia, sempre visti un po’ come “gli sfigati della tecnologia” o “gli smanettoni del digitale”. I media tradizionali non se la son mai filata questa tematica poi, quando è diventato inevitabile, son saliti tutti sul carrozzone con il proprio account Twitter.

Detto questo, hanno cominciato tutti a parlare di tecnologia e di innovazione, chi bene chi male, però rispetto a dieci anni fa oggi se ne parla normalmente. Poi c’è una grande ignoranza diffusa tra i giornalisti italiani su queste tematiche però la situazione è molto migliorata. E poi la situazione è migliorata in genere come possibilità, perché se tu vuoi lanciare la tua startup ci sono fondi come i Venture Capitalist, gli Angels, gente che investe del grano, anche milionate, su start up digital. Prima non era così. Avevi pochi fondi oppure zero, quindi la situazione da questo punto di vista è notevolmente migliorata.

Blogosfere, Reporter diffuso su Sky Tg24, Super Summit. Queste sono solo alcune delle tue esperienze professionali. Chi era Marco Montemagno prima di iniziare la sua avventura su Facebook e chi è quando non lavora sui video da caricare su Facebook?

Io faccio esattamente quello che dico nei video. Faccio l’imprenditore di me stesso. Che cosa vuol dire? Io ho cominciato a lavorare per gli altri, prima facendo pratica in uno studio legale, poi ho mollato tutto e sono entrato nel mondo del digital. Ho fatto tanti anni di gavetta, di tutto e di più. Ho fatto marketing in una società di CAD, poi ho fatto lo sviluppatore in ASP di un sistema di trouble ticket, ho fatto il web master di un broker assicurativo. Ho fatto tante attività di questo tipo lavorando per altri, poi ho voluto cambiare e ho iniziato a fare delle iniziative mie. Essere imprenditore di se stesso significa che cerchi di renderti indipendente, di fare una cosa che stia bene a te. A prescindere dai soldi, magari non guadagni una lira ma fai una roba che dici “mi alzo la mattina e son contento”, che mi sembra già un buon risultato. Per cui prima di iniziare a fare i video, per me è iniziato come un hobby quando avevo 42 anni, diciamo che ho fatto diversi progetti. Blogosfere è stato uno, abbiamo lanciato la Social Media Week in Italia, abbiamo fatto la prima Start Up School, ho fatto il consulente per i temi digital a una marea di aziende, ho lanciato un’ Accademy per fare formazione ai politici sul digitale. Alcuni progetti sono andati bene, altri son falliti miseramente, ma fa parte del gioco di chi si mette in discussione. Ho sempre lavorato tanto nei media, negli eventi come moderatore, speaker, direttore artistico di un evento. Sono tre anni che faccio IAB Forum, l’evento più grosso in Italia a tema digital. Questa è la mia vita. E poi ho lavorato sempre nel mondo dei media. Televisione, radio. Sono ogni giovedì in radio su Radio Montecarlo. Ti piace ricordare le cose che sono funzionate ma hai fatto un sacco di cose che invece non hanno funzionato per niente e su cui ti sei scottato. Quindi impari da quello. Un’altra cosa che ho sempre fatto è stata intervistare tanta gente: Oliver Stone, Jeff Bezos (il fondatore di Amazon), il fondatore di You Tube, Steve Ballmer quando era il CEO di Microsoft, Al Gore. Questa è la mia vita normale che la gente non vede.

Ho visto stamattina (19 gennaio) che hai testato per la prima volta la diretta su Instagram. Cosa ne pensi delle novità recenti introdotte su questo social network?

Questo per me è un tema importante. Lavorando nel mondo digital quello che faccio sempre è provare prima di parlare e giudicare. Provo sulla mia pelle e poi dico “guarda Facebook funziona, non funziona, le pubblicità, ecc.”, prima provo e poi mi permetto di parlare. Per parecchio tempo sono stato lontano da Instagram perché era prevalentemente basato sulle immagini ed era un format su cui non sapevo veramente come mettermi, e quindi non l’ho mai usato. Quando hanno iniziato a dare più peso ai video, da qualche mese, mi son messo sotto e devo dire che sta andando bene. L’account ha intorno ai 20.000 followers e sta crescendo bene. Secondo me la diretta video ha grandi potenzialità. Diciamo che le tre cose che vedo interessanti su Instagram sono: il video registrato di un minuto, che è ok, ha un’ottima reach (visibilità), le storie che fanno 120/150 milioni di views al giorno e quindi stanno andando molto forte, e la diretta. La diretta è molto carina ed elegante e i numeri sono naturalmente minori rispetto a Facebook. Se io faccio una diretta su Facebook almeno mille persone si collegano subito. Oggi ho provato la diretta su Instagram e alla fine ce n’erano complessivamente 500, un discreto numero. Io nei fatti ne ho viste continuativamente 120 connesse. Ripeto, è molto elegante, ha un bel design ed è semplice da usare per cui è da approfondire assolutamente e da usare.

Conoscevate già Marco Montemagno? Seguite già le sue pagine sui social network? Con il successo del suo libro ha dimostrato che la comunicazione online, se fatta nel modo giusto, funziona alla grande. Acquisterete anche voi “Codice Montemagno”? Fatecelo sapere nei commenti.

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