Club to Club 2017 e il trionfo dell’avanguardia pop: vademecum degli artisti che non sapete di amare

In SPETTACOLO by Andrea CalabròLeave a Comment

Torino Club to Club, arriva alla sua diciassettesima edizione e c’è un sacco di gente, ci sono pure io.

Ci sono quasi sempre, Kamasi Washington e Bill Kouligas sono di giovedì ma di venerdì lavoro e quindi giovedì non ci sono. Comunque le OGR sono fighissime, la reggia Venaria è fighissima, loro sono fighissimi, quindi immagino sia stato tutto fighissimo.

La serata di venerdì inizia presto e mannaggia se c’è una cosa pesante come le serate lunghe che iniziano presto, ma presto ci sono gli Amnesia Scanner e il loro caos industriale non me lo perdo. La scelta paga, AS sono fighissimi, rumorosi e piuttosto devastanti.  A seguire io e la mia metà, controparte, braccio destro, che chiamerò B, ci godiamo interamente Arca, splendido disastro ambulante, che accosta terrore distonico ed eleganza glamour. Lo adoro. Adoro gli stilettos, le fruste, i corsetti, il canto sublime, le grida infernali. Lo adoro.

Bonobo e Jaar si riconfermano due fuoriclasse dell’avant pop, il Lingotto si riempie e più o meno tutti perdono la testa per la svolta orecchiabile di questa edizione del festival di elettronica più popolare del paese.  Io e B ci lasciamo coccolare da Bonobo e dalla splendida voce del giovane Nicolas. Nell’oscurità e nell’oblio del palco Red Bull Academy, si susseguono artisti sperimentali che ci affascinano e spaventano, l’etereo rituale di Laurel Halo si consuma dopo la nevrastenia convulsa ed entusiasmante di Shapednoise. La spettacolare barba, il suono algido e terribile di Ben Frost e l’aggressiva sofisticatezza di Jlin ci incantano e ci conducono in un percorso che attraversa i meandri più tenebrosi del festival. Nel frattempo quella pazza di The Black Madonna fa ballare tutti.

Ci riposiamo qualche ora siamo pronte al secondo capitolo. B mi introduce alle delizie di San Salvario e rischiamo di arrivare in ritardo per la rivelazione del festival: chi cazzo è Liberato? Anche questa volta la risposta è un grande granitico bo. Liberato si esibisce come un’entità trina, le voci si susseguono e tutto sommato non si capisce niente, a parte che i visual sono onestamente piuttosto meravigliosi. Balliamo un po’ con Mura Masa e poi niente scoppia una bomba chiamata Richie Hawtin e tutti perdono letteralmente la testa. Quel tizio ha veramente solo voglia di farvi divertire, ragazzi. B apprezza, ma io non posso coccolarla, non posso adagiarmi e andiamo in cerca di disagio. Sul palco Red Bull Academy si esibisce un altro mito e maestro, Actress che ci seduce col suo suono conturbante e il suo incubo di musica e immagini. Lo adoro. Non ci basta ancora, sul palco principale fa il suo ingresso una splendida strega teutonica, Helena Hauff fa volteggiare vinili e ci spaventa, facendoci un po’ innamorare.  La massa, che ci comprende continua a lasciarsi sconvolgere da un dj set di Nicolas Jaar che si ripropone per la seconda serata consecutiva, decisamente carico. Nella stanza a fianco ci lasciamo assordare piacevolmente da una gloria nazionale, Lorenzo Senni, l’unico italiano della storia nella leggendaria Warp Records.

E poi niente, siamo un po’ stanchine, stanchine ma felici e piene di cose nuove strane e belle. Alla prossima Club to Club!