Bologna è meno Blu: lo street artist cancella i suoi murales

Nella notte fra venerdì 11 e sabato 12 marzo, il famoso street artist Blu, denominato il Banksy italiano e segnalato nel 2011 dal Guardian fra i primi dieci al mondo, ha cominciato a cancellare diversi suoi murales realizzati in vent’anni sui muri di Bologna.

Durante la mattina, l’artista e alcuni membri dei centri sociali bolognesi XM24 e Crash si sono improvvisati imbianchini e, accompagnati dalla musica funebre della bolognese banda Roncati, si sono ritrovati davanti una delle sue più note opere – “La grande battaglia” delle periferie esistenziali contro “Bologna-Mordor”, che adorna il centro sociale Xm24per gettare un velo di vernice e cancellare per sempre i suoi graffiti, dall’“Elefante” di via Zanardi al disegno di via del Guasto.

Questo gesto non è nuovo per Blu. Infatti, fece lo stesso a Berlino nel 2014 rimuovendo due suoi grandi murales nel quartiere di Kreuzberg per protestare contro le modifiche edilizie realizzate nella zona. Stavolta il motivo della cancellazione è stato ben diverso. Si tratta sempre di un’azione di protesta, denominata con l’hashtag #NelgrigiodipintodiBlu per via della vernice grigia usata, però stavolta attuata contro chi ha deciso di confinare le sue opere in un museo contro il suo volere.

Ci riferiamo alla potente istituzione culturale Genus Bononiae sostenuta dalla Fondazione bancaria e presieduta dall’ex rettore e ex presidente Fabio Roversi Monaco, la quale vorrebbe aprire il 18 marzo al Palazzo Pepoli-Museo della Storia di Bologna la mostra “Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano che espone anche opere rimosse da diversi muri cittadini, “con l’obiettivo dichiarato di salvarle dalla demolizione e preservarle dall’ingiuria del tempo, trasformandole in pezzi da museo”.

La contestazione continua anche in forma verbale sul web con un post intitolato Magnate magnati sul blog dello stesso Blu che scrive: “A Bologna non c’è più Blu e non ci sarà più finché i magnati magneranno. Per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi”.

Queste brevi parole si susseguono ad un articolo del collettivo di scrittori Wu Ming, che parla di un’atto “contro l’ennesima sottrazione di un bene collettivo allo spazio pubblico, l’ennesima recinzione e un biglietto da pagare. Lo compiono coloro che non sono disposti a cedere il proprio lavoro ai potenti di sempre in cambio di un posto nel salotto buono della città. Lo compiono coloro che hanno chiara la differenza tra chi detiene denaro, cariche e potere, e chi mette in campo creatività e ingegno. Lo compiono coloro che ancora sanno distinguere la via giusta da quella facile.” 

Diversi street artist, le cui opere sono state rimosse dalle pareti della città per essere esposte nel museo, negli ultimi giorni hanno espresso la propria indignazione per la mostra, mostrando solidarietà nei confronti del coraggioso gesto di Blu, tra i quali spicca Dem che ha fatto cancellare anche i propri disegni dalla fiancata.

Tra le voci fuori dal coro, c’è però anche chi critica con toni aspri la scelta dell’autore, come Daniele Ara, il presidente del quartiere Navile di Bologna, il quale ha dichiarato all’agenzia stampa Dire: “Io capisco l’intervento politico nei confronti di chi vuole fare diventare tutto una merce, ma Blu si è completamente disinteressato del fatto che le sue opere siano ormai un bene collettivo. Sono allibito: ora al posto di quell’opera arriveranno le solite scritte idiote. Ci abbiamo messo anni a fare capire che quelle opere potevano valorizzare un quartiere come la Bolognina. Oggi è lo stesso autore che per voltare le spalle a Roversi Monaco le volta anche a tutti i cittadini che avevano imparato ad amare quel luogo”.

Il sindaco Virginio Merola commenta l’accaduto con parole né di condanna né di apprezzamento, preoccupato da una parte che “Bologna domani si svegli più povera, con meno arte e meno spazi di libertà. L’esigenza è provare a utilizzare il dibattito di oggi per fare un passo in avanti e non due indietro. Bologna è, e può continuare ad essere, sede di un dibattito artistico di valore mondiale. Penso che l’arte urbana, in quanto tale, debba essere pubblica, popolare, di tutti”. Dall’altra però afferma di voler rispettare totalmente la libertà degli street artist “di decidere cosa fare delle loro opere senza che questo porti a perdite collettive come quelle di oggi”.

La questione come si nota è molto controversa e scissa in diverse opinioni differenti. Chi appoggia Blu parla non solo di privatizzazione e museificazione dell’opera e dell’estro artistico, ma anche del rischio che l’arte dei ricchi rischi di cancellare l’arte di strada nata per la  fruizione pubblica e gratuita da parte dell’intera collettività. Il dibattito si innesta poi anche dal punto di vista culturale sulla questione della caducità degli interventi artistici urbani, i quali per definizione non si conservano mai per molto tempo. E infine c’e’ anche chi, pure d’accordo con Blu, rivela il timore che la sua protesta finirà per portare più visibilità alla mostra.

 



Alice Spoto