Intervista a Azzizart: quando lo scarto diventa arte

Un divano, una poltrona, un tavolino e una televisione. Sembrerebbe un normale salotto di una qualsiasi casa, ma la particolarità sta nella location: una strada divenuta una discarica abusiva nel quartiere di Brancaccio a Palermo. Ma non è tutto. Questo salottino, creato con rifiuti abbandonati, è diventato il set di diversi servizi fotografici con modelli in carne e ossa. Parliamo dell’originale idea avuta da Azzizzart, un’associazione culturale composta da giovani palermitani. Grazie alle loro diverse capacità nei vari campi della scrittura, della comunicazione e della fotografia, hanno come scopo quello di azzizzare, termine siciliano che vuol dire “abbellire, sistemare”. Abbiamo chiesto loro quindi di raccontarci meglio come l’emergenza rifiuti possa divenire una valida scusa per fare arte.

Azzizzart: che cos’è e che idea volete lanciare?

Azzizzart è il nome del nostro gruppo creativo, composto da un fotografo Gianluca Perniciaro, un grafico Paolo Tinnirello, una disegnatrice Martina Andò e uno scrittore Davide Veneroso mentre invece il nostro primo progetto si chiama “Salotti urbani”. Ed è proprio così: con questo progetto accendiamo i riflettori sui “salotti”, che non sono però quelli delle amabili discussioni. I nostri salotti sono diversi e innescano discorsi diversi. Li costruiamo (in siciliano azzizziamo) con i mobili e altri rifiuti ingombranti che vengono lasciati negli angoli delle strade. Questi salotti diventano i nostri set fotografici. I nostri modelli vengono immortalati in situazioni di estrema naturalezza in queste ambientazioni domestiche ricavate dai rifiuti. In alcune di queste aree si sono ormai create delle vere e proprie discariche abusive. Riteniamo che questi luoghi comunichino e noi diamo loro voce nel modo che ci riesce meglio, ovvero attraverso le immagini, la fotografia e la comunicazione creativa.

Come e a chi di voi è venuto in mente il progetto del set fotografico in mezzo ai rifiuti?

La scintilla nasce dalla coordinatrice del progetto artistico, Martina Andò, che passeggiava con il suo cane. Percorrendo sempre la stessa strada si trovava sempre davanti lo stesso cumulo di rifiuti che ogni giorno si ingrandiva. Tra questi anche numerosi pezzi di mobili, talmente tanti che a Martina venne in mente di sistemarli per costruire una sorta di salotto e gli elementi c’erano tutti: poltrone, divani, televisori, stampanti e tanto altro, fino ai soprammobili. Questa stanza surreale e familiare allo stesso tempo, in questo luogo dimenticato ma sotto gli occhi di tutti, comunicava assai più della somma dei vari oggetti che la componevano. E nell’ostinata missione di comunicare queste emozioni è nato il gruppo artistico e il progetto “Salotti urbani”.

Qual é il messaggio che sperate arrivi ai palermitani?

Dalle atmosfere surreali dei nostri salotti urbani nascono mille riflessioni. Noi per primi ci continuiamo ad arrovellare su tutti i problemi e su tutte le possibili soluzioni. Indipendentemente dal risultato delle nostre riflessioni è proprio la riflessione in sé quella che conta. La missione delle nostre immagini è proprio la riflessione. Vogliamo che si ragioni sui mille problemi legati ai rifiuti, dallo smaltimento al riutilizzo, dalla gestione della raccolta alla mancanza di controllo, dal rispetto dell’ambiente alle tematiche legate alla salute. Noi non abbiamo risposte, vogliamo solo innescare e risvegliare la riflessione. E quando c’è tanto da comunicare, secondo noi il miglior modo possibile di farlo è l’arte.

Fino a questo momento, che riscontro avete avuto da parte non solo dei vostri concittadini ma da chiunque è venuto a conoscenza del vostro progetto?   

Il riscontro è stato assai positivo visto che ci lavoriamo da poco meno di un mese. Oltre ai numerosissimi incoraggiamenti, tutti quelli che sono venuti a conoscenza del progetto e che hanno visto almeno una parte del nostro lavoro, ci hanno dato uno spunto di riflessione in più, a dimostrazione che il tema è assai sentito. A noi piace pensare che nel nostro piccolo abbiamo riacceso l’interesse su un problema importante parlandone in modo diverso dal solito. Da quando abbiamo iniziato, abbiamo conosciuto tanta gente interessata all’argomento, a partire dai semplici passanti, primo fra tutti un ragazzo senegalese incontrato su un set e divenuto il nostro primo modello, fino a giornali e televisioni importanti come Repubblica e TRM e ora anche Social Up.

Cosa vi augurate per Palermo?

Noi siamo innamorati di Palermo e ci auguriamo il meglio. Il nostro amore è così profondo che siamo capaci di non ignorarne i difetti per farcela piacere di più. Quello che vediamo spesso non ci piace, ma ogni volta che ci si attiva si vede che c’è grande voglia e volontà di cambiamento da parte di molti. Ovviamente noi viviamo Palermoma sappiamo benissimo che questo è un problema assai generalizzato. In queste settimane di attività abbiamo purtroppo visto che location adatte ai nostri scatti non mancano a Palermo, ma purtroppo non mancano anche in tutta la Sicilia e in Italia.

Pensate che la vostra iniziativa smuoverà qualcosa sia nei cittadini che nelle istituzioni?

Non sappiamo ancora che diffusione avrà la nostra iniziativa ma abbiamo visto che, ancor prima della mostra in programma a gennaio, sono in molti ad essersi interessati e il dibattito che ne è venuto fuori è stato assai significativo. Le istituzioni si muovono un po’ più lentamente, lo sappiamo bene, ma a livello di quartiere già si sono interessati a noi.

Avete in mente di continuare su questa strada?

Per ora siamo molto concentrati sul nostro progetto, ovviamente continueremo con questo e con altri. A noi piace comunicare e fare arte e i nostri contenuti sono sempre su questa strada. Alla volte anche letteralmente sulla strada, nelle più improbabili location, centrali o periferiche che siano. Comunque sì, non sappiamo ancora che strada prenderemo, ma vogliamo continuare a fare arte e farla in questo modo, nei posti dove si può pensare che non sia possibile, cercando di migliorarci sempre.



Alice Spoto