Assolto il vigile di Sanremo ripreso mentre timbrava in mutande

Cari dipendenti costretti a timbrare è in arrivo una novità, è permesso timbrare anche in mutande. Le 319 pagine di motivazioni della sentenza, con le quali il giudice ha spiegato perché ha deciso di assolvere dieci impiegati del Comune di Sanremo, tra cui appunto anche il vigile in slip, smontano la tesi accusatoria, dando atto al pm di aver fatto del suo meglio sulla base, però, di un impianto viziato da errori di interpretazione e sviste investigative.Lo scorso gennaio, a sanremo un vigile era diventato famoso, per essere stato ripreso mentre timbrava il suo cartellino di lavoro, direttamente in mutande, per poi tornarsene a casa. Alberto Muraglia, questo il nome del vigile urbano, era finito sotto inchiesta nell’indagine della Guardia di Finanza sui furbetti del cartellino. Ora sono state rese note le motivazioni della decisione del giudice dello scorso gennaio. Il giudice ritiene per quel che riguarda l’ormai ex vigile che “la timbratura in abiti succinti non costituisce neppure un indizio di illiceità penale e ha una sua spiegazione logica”. Esisteva, infatti, una disposizione del comandante della polizia locale secondo cui l’imputato, in funzione di custode, doveva timbrare dopo aver aperto il mercato municipale e in abiti borghesi. Per il giudice la diffusione mediatica che ha portato il video della guardi di finanza a girare nel web e nei vari telegiornali, ha creato clamore: “Anche ammesso che talvolta il Muraglia abbia timbrato in mutande o in abiti succinti non va dimenticato che le contestazioni mosse al predetto imputato erano di falso e di truffa, non di atti osceni o di atti contrari alla pubblica decenza (illeciti anch’essi, comunque, insussistenti in quanto allorché timbrava in mutande il Muraglia era visto solo dai finanzieri che avevano collocato le telecamere). Se i media hanno fatto delle immagini del vigile in mutande, diffuse senza risparmio da giornali e televisioni, il simbolo di un malcostume generalizzato dei pubblici dipendenti […] questo giudice ritiene, in adesione a quanto sostenuto dalla difesa, che la timbratura in abiti succinti non costituisca neppure un indizio di illiceità penale e che abbia una sua spiegazione logica e non connotabile come indizio di illiceità”.



Alessandra Filippello