Anoressia maschile? Esiste, colpisce anche gli adulti ed è più difficile da diagnosticare

Emilia Granito

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Gli stereotipi di genere colpiscono anche sul piano della salute, ma stavolta ad esserne vittima sono principalmente gli uomini. Infatti, quando si parla di disturbi alimentari, si pensa subito a ragazze vittime di una linea di pensiero comune, che impone la magrezza estrema come principale canone di bellezza. Eppure, la visnoressia (detta anche anoressia maschile) esiste ed i dati riportano che, sul totale dei casi di anoressia nervosa, quelli maschili rappresentano il 10%.

Analogamente a quanto succede alle ragazze, anche i ragazzi sono portati a confrontarsi ogni giorno con i canoni di bellezza sempre più stringenti imposti dalla società. L’uomo “deve” essere asciutto e muscoloso, i cartelloni pubblicitari mostrano uomini palestrati e senza imperfezioni. Tra l’altro, questo aspetto in molti casi ha come principale conseguenza il ritardo della diagnosi: l’anoressia maschile spinge i ragazzi non a rifiutare il cibo, come per la controparte femminile, ma alla ricerca ossessiva di cibi sani, privi del tutto di grassi e zuccheri. Accanto ad una dieta estrema, l’altra ossessione costante di chi soffre di anoressia maschile è l’attività fisica eccessiva, a cui si dedica in maniera maniacale.

Inoltre, nei pazienti maschi i sintomi dei disturbi alimentari si manifestano più tardi, in genere fra i 15 ed i 20 anni – anche se non mancano casi di pazienti che hanno cominciato a manifestare i primi sintomi dopo i 30 anni. Tali sintomi sono meno evidenti (il campanello d’allarme, per le ragazze, è la scomparsa delle mestruazioni, sintomo che ovviamente non vale per gli uomini) e quasi del tutto differenti, tanto che a volte sono scambiati per aspetti normali o addirittura per risvolti positivi. Un uomo anoressico ai primi stadi della malattia viene spesso scambiato per una persona che vuole semplicemente rimettersi in forma.

Solo in seguito cominciano ad apparire altri aspetti più classici della malattia, come il calo progressivo dell’autostima, l’ansia legata al momento del pasto e la convinzione di vedersi costantemente sovrappeso, oltre al terrore di ingrassare. Con il passare del tempo i disturbi di carattere psichico si manifestano anche senza una diretta correlazione con il cibo, portando ad attacchi di ansia,depressione e dipendenza da sostanze psicotrope e farmaci specifici per il dimagrimento. Un altro sintomo sempre più manifestato è il calo del desiderio sessuale, dovuto ad un correlato calo di testosterone.

Per quanto riguarda le cause dell’anoressia maschile, sicuramente essa parte da un forte disagio di carattere sociale che si traduce in una insoddisfazione cronica, e spesso immotivata, del proprio aspetto fisico. Inoltre, gli studi scientifici in materia hanno evidenziato che nella maggior parte dei casi chi soffre di anoressia maschile in passato è stato in sovrappeso, poiché anche un chilo in più scatena la paura di tornare nelle condizioni passate. Altri fattori determinanti sono le situazioni familiari difficili, episodi di violenze o abusi, bullismo da parte di altri soggetti considerati pari (amici o compagni di scuola).

Come si cura l’anoressia maschile? Sicuramente, non in maniera coatta, dal momento che si tratta di una patologia di origine mentale e questo tipo di intervento porterebbe quasi sicuramente ad aggravare la situazione. L’approccio alla cura deve essere di tipo multidisciplinare: accanto al personale medico, il paziente deve essere seguito da un dietologo, uno psicologo e, possibilmente, uno psichiatra. Proprio il constatare quante diverse figure mediche siano necessarie per arrivare ad una diagnosi ed una cura, fa intendere quanto la malattia possa essere difficile da curare e distruttiva, da non sottovalutare assolutamente.