Alla Feltrinelli di Catania Luigi Lo Cascio ha raccontato il suo “Ogni ricordo un fiore”

Sandy Sciuto

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Da attore a scrittore il passo è breve. Lo sa bene l’impareggiabile Luigi Lo Cascio che è in libreria con “Ogni ricordo un fiore”. L’esordio letterario dell’attore è stato oggetto di un incontro alla Feltrinelli di Catania il 12 dicembre 2018.
Alla presenza della giornalista Lavinia D’Agostino con la quale ha dialogato, Luigi Lo Cascio ha raccontato come è nata l’idea del libro, perché ha deciso di scrivere un libro e si è concesso ai presenti visibilmente emozionati durante il firmacopie e la richiesta di fotoricordo. Durante l’incontro ha precisato su come si sia avvicinato troppo tardi alla lettura ma che, una volta accaduto, da subito ha avuto un’esigenza viscerale di scrittura. Sulla base delle domande della D’Agostino, Lo Cascio ha raccontato del padre perso prematuramente e di quanto sia stata determinante la madre nella sua vita e dell’esperienza da regista con “La città ideale” in cui l’ha diretta per un paio di scene.

Del resto, il nome Luigi Lo Cascio è sinonimo di talento, bravura, precisione e di attore con la A maiuscola.
Nato come attore di teatro, col tempo Lo Cascio si è fatto conoscere dal grande pubblico – arrivando al successo – grazie ad una serie di produzioni cinematografiche nelle quali talvolta è stato il protagonista ed altre volte faceva parte del cast, arricchendo già solo con la sua presenza il film. Tra i lavori cinematografici, ricordiamo e annoveriamo: “I Cento Passi”, “La meglio gioventù”, “Baaria”, “Luce dei miei occhi”, “Buongiorno Notte” e “La bestia nel cuore”.
Ora l’attore e regista palermitano si è cimentato nell’arte della scrittura dando alla luce “Ogni ricordo un fiore”, edito da Feltrinelli.
Nel suo primo libro, Lo Cascio percorre un viaggio che, tassello dopo tassello, delinea la figura del protagonista. “Sono un tipico esempio di come agisca in maniera diffusa lo spirito incerto e schizoide dei tempi, per cui, mentre sto appena vivendo un’esperienza, mi sento accerchiato da tutte le cose che in quello stesso istante sto perdendo. E migro. Trasmigro”.

Paride Bruno, protagonista della storia, è sul treno di ritorno da Palermo e Roma, dopo aver partecipato al funerale del padre di un amico d’infanzia. Durante il viaggio, Paride decide di isolarsi da ciò che gli accade attorno, dai battibecchi della gente e dal vociare da più parti. Così, si lancia in un’impresa epica: rileggere i suoi 240 (e oltre) tentativi di romanzo, tutti interrotti al primo punto fermo. Cosa farne? Dopo aver cercato di cimentarsi in ogni genere e stile, senza mai riuscire a sceglierne uno, senza mai portare a termine un’opera e potersi così dire scrittore, Paride Bruno affronta se stesso. In ognuno degli incipit è contenuta una scheggia della sua vita, delle sue ossessioni, delle sue paure e dei suoi desideri. Come egli stesso ammette, “tra smozzichi un po’ veri, un po’ inventati, ci sono i miei soggiorni in ospedale, o quel periodo in cui sfiorai la fine e fui salvato dalla grande madre, c’è il pessimismo in scala planetaria, e ancora i miei garbugli nell’amore, gli incontri non previsti e disattesi, l’umile furto di drammi privati, la mia facilità di annullamento quando il mistero la mente sconvolge”. La vita stessa, in fondo, pensa Paride Bruno, finisce sempre per essere incompiuta, “uno svolazzo di pagine sparse”. Più simile ai fiori deposti sulla tomba dell’uomo a cui ha appena dato l’addio: ogni fiore a rappresentare un ricordo, ogni ricordo a tesserne la storia, “come se fosse un mantello di Arlecchino”.
In “Ogni ricordo un fiore”, Luigi Lo Cascio dà prova di essere un autore raffinato, dalla cui scrittura si affacciano autori classici del nostro Novecento, da Manganelli a Gadda, da Bufalino a Consolo e Pirandello. Inoltre, l’idea è geniale perché scrive un libro sulla difficoltà che ha un uomo di scrivere un libro, ossia sul cominciare dall’inizio e dare vita a qualcosa di nuovo.