Alcuni misteri del Covid-19 iniziano a essere rivelati grazie allo studio anglo-italiano

La pandemia continua giornalmente a mietere vivere e a diffondersi. Sono sempre di più gli attualmente positivi nel mondo, e sebbene i giornali per alcuni giorni abbiano dato tregua alle innumerevoli teorie degli immunologi e virologi in favore di quelle dei politologi sull’elezioni negli States, questo non vuol dire che la pandemia si sia fermata.

Sebbene buona parte delle attività si siano fermate a causa dei limiti imposti dall’ultimo DPCM, fortunatamente esistono ancora molti centri di ricerca che lavorano sul nuovo misterioso virus cercando di renderlo meno misterioso. E’ questo il caso dell’Università di Trieste e del Cardiovascular Sciences al King’s College di Londra.
La ricerca dei due istituti pubblicata su “Lancet eBioMedicine”, ha mostrato l’avanzamento dei lavori in merito alla ricercasulla possibile causa del danno polmonare causato dal virus Sars-Cov-2.
E’ stato necessario analizzare 41 polmoni diversi di pazienti morti a causa del Covid per poter avere risultati attendibili in merito alle causa, ma alla fine secondo quanto rivelato dallo studio, sono state reperite informazioni molto utili che hanno mostrato le caratteristiche che contraddistinguono la polmonite da Covid e che potrebbero essere responsabili della difficoltà che molti dei pazienti guariti sperimentano nel ritorno alla normalità (la cosiddetta “sindrome del Covid lungo”).

«Eseguo almeno 600 autopsie ogni anno da 25 anni, di cui più di 100 di pazienti deceduti per vari tipi di polmoniti, ma non ho mai visto finora un danno così esteso e con queste caratteristiche» ha affermato Rossana Bussani, docente di anatomia patologica dell’Università di Trieste, prima firmataria dello studio che ha eseguito gran parte delle analisi.

Sono due gli aspetti che hanno sorpreso i ricercatori durante il loro studio: il primo è rappresentato da una vasta presenza di trombi nelle grandi e piccole arterie e vene polmonari, questi sono stati trovati in quasi il 90% dei pazienti analizzati e sono causati dall’attivazione anomala del sistema della coagulazione nei polmoni. Il secondo aspetto che ha sorpreso i ricercatori è la stata la presenza di una serie di cellule anormali, molto grandi e con molti nuclei, infettate dal virus anche dopo 30-40 giorni dal ricovero in ospedale. Queste cellule derivano dalla capacità della proteina Spike del virus (quella che conferisce alle particelle virali la caratteristica forma a corona) di stimolare la fusione delle cellule infettate con le cellule vicine.

Secondo Serena Zacchigna, docente di biologia molecolare dell’Università di Trieste e dell’Icgeb, «queste osservazioni indicano che Covid-19 non è soltanto una malattia causata dalla morte delle cellule infettate dal virus, come per altre polmoniti, ma anche dalla persistenza di queste cellule anormali infettate nei polmoni».

Questa ricerca ha dato un importante aiuto ai numerosi studiosi che si sono adesso attivati per scoprire quali sono i farmaci più adatti per combattere questo tipo di problematiche ai polmoni.



redazione