Un occhio sulle maledizioni: cosa accadde realmente a Volcanic Brown?

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Dopo avervi parlato della maledizione di Slumach porrò ora la mia attenzione su uno dei più grandi cercatori d’oro dopo di lui: Volcanic Brown. Secondo accreditate fonti internazionali, il suo ultimo campo fu ritrovato nei pressi dello Slave Glacier. Ecco la traduzione di un testo americano che parla della sua ricerca e della sua misteriosa fine.

“Il Prospettore “Vulcanico” Brown inseguito dalla fortuna per tutta la sua vita avventurosa, più di una volta la trovò, solo per riprendere la sua ricerca sfuggente.

Infine, fece un viaggio di troppo e, così facendo, si legò al folclore della Columbia Britannica.

Brown non amava pubblicizzare i suoi affari, ma durante l’estate del 1920 fece un’escursione presso il fiume Pitt al di là di New Westminster e se l’uomo decise di fare questa esplorazione voleva di certo dire che là qualcosa c’era perché chi conosceva il vecchio cercatore sapeva che, anche se non aveva mai messo un’ipoteca sulla regione, riusciva sempre a trovare grandi quantità d’oro.Tutto andò sempre bene fino all’autunno del 1930, quando l’82enne, inaspettatamente, non tornò dalla sue ricerche. Il primo che decise di andare a soccorrere il vecchio, che di certo se non era tornato era nei guai, fu Warden George Stevenson, con una squadra di ricerca che per 27 giorni perlustrò tutta la zona invano.

La spedizione non portò a nulla difatti: alcuni desistettero e naltri si ammalarono o si ferirono.

Ecco una delle testimonianze più credibili: “Per cinque giorni il vento urlava senza sosta, quasi seppellendo il nostro accampamento sotto una valanga di bianca neve. Poi la tempesta cessò giusto il tempo per consentire loro di avanzare. Ma in un giorno di sforzi riuscimmo ad avanzare solo di 1200 piedi, poco più di 350 metri…”

Una volta giunti nella valle di Porcupine, i soccorritori salirono tra la vegetazione arborea e raggiunsero il fiume Slave. Fu lì, dove inizia lo Slave, che trovarono l’ultimo campo di Brown sepolto sotto la neve e senza alcuna traccia di lui: le uniche cose che vennero rinvenute furono il suo fucile da caccia, utensili da cucina, un quaderno di cucina e un barattolo con tappo a vite contenente 11 once di oro grossolano (circa 311 grammi). Un esame più attento rivelò il fatto allettante che l’oro era stato scheggiato da una vena, dal momento che erano presenti schegge di quarzo.

Questo dunque pone la domanda: “Se Brown avesse trovato la leggendaria miniera perduta raccontata da Slumach”?

La notizia della sua morte, nelle aspre montagne ha ricordato un episodio di anni prima, quando un cercatore, esausto ed affamato, aveva raggiunto la cabina di caccia di quattro uomini d’affari. Il vecchio era in pessime condizioni, ma, dopo essersi ripreso, aveva intrattenuto i suoi ospiti con i racconti delle sue avventure. Anni prima, disse, che aveva incontrato un vecchio che si identificò come nipote dell’assassino indiano Peter Slumach che, leggenda vuole, avesse trovato una  ricca miniera d’oro in montagna in quelle valli.

Il nipote era stato gravemente malato e, in segno di gratitudine per la cura a base di erbe che lui gli avrebbe prescritto, gli aveva confessato la zona della miniera del nonno.

Con la morte di Roy McMaster, compagno di George Stevenson nel trovare ultimo campo di Brown, il guardiacaccia era diventato l’unico uomo a sapere qualcosa circa Volcanic Brown ed il segreto di Slumach.

Dopo 30 anni Stevenson si ritirò nella sua casa di Victoria nel 1956.

Alcuni mesi dopo, egli ricordava con l’ex vice commissario della Polizia provinciale, Cecil Clark, circa la missione di salvataggio rocambolesca di un quarto di secolo prima.  Ammise che quel viaggio era stato il peggiore della sua carriera e che, durante tale viaggio, aveva perso 13 chili.

Era mai tornato all’ultimo campo di Volcanic Brown? No, rispose, anche se aveva avuto offerte o “sostanziale sostegno finanziario” a guidare gli altri in quel paese ghiacciaio insidioso. Ma per ragioni che non volle spiegare, aveva rifiutato tutte queste proposte.

Diversi anni prima della sua morte disse che stava lavorando su un libro; per quanto ne sappiamo, non è mai stato scritto.

E con la morte di George Stevenson nel 1971, all’età di 77 anni, il segreto dell’oro di Slumach, e di Vulcanic Brown, rimase irrisolto e così è ancora oggi.”