Un frigorifero sociale per dire “no” allo spreco e “sì” alla condivisione

Gaia Toccaceli

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Quante volte, nelle nostre grandi città, vi è capitato di vedere persone che rovistano dei cassonetti della spazzatura alla ricerca di qualcosa di “salvabile”, che noi avevamo pensato di buttare per sempre? Purtroppo il fenomeno non si limita ai senzatetto, ma sempre più spesso capita di incontrare persone all’apparenza ordinarie che si cimentano in questa singolare ricerca.

Alvaro Saiz, capo dell’Associazione Volontari di Galdako, ha deciso di mettere fine a questo spettacolo davvero poco dignitoso per chiunque. La sua idea è davvero rivoluzionaria nella sua semplicità. Alvaro ha introdotto il primo “frigo sociale” nella città di Galdako nel 2015. Lo scopo di questa iniziativa è quello di mettere a disposizione di chi ne ha più bisogno gli alimenti che ristoranti, supermercati o semplici cittadini butterebbero via. Tutti questi prodotto vengono lasciati all’interno di questo frigorifero, che sorprendentemente sembra essere sempre ben fornito. È una vera e propria lotta contro lo spreco alimentare e contro le difficoltà economiche che coinvolgono un numero sempre crescente di cittadini, a prescindere dalla condizione sociale di appartenenza.

Tutto è stato fatto nel rispetto delle leggi e solo dopo aver ricevuto i consensi necessari. Ovviamente ci sono delle regole da rispettare: non si possono lasciare carne cruda, pesce e uova e ogni prodotto deve essere etichettato con la data in cui è stato risposto nel frigorifero. Un ottimo piano che permette a ristoratori, panettieri e commercianti di evitare gli innumerevoli chili di alimenti sprecati ogni settimana. È altrettanto sorprendente che tanti cittadini abbiamo deciso di prendere parte attiva portando prodotti vegetali provenienti dai loro orti. Insomma, aprendo lo sportello potreste trovare davvero di tutto!

Negli anni il progetto ha fatto notevoli passi avanti raggiungendo la Spagna, l’Argentina, il Brasile, la Germania e l’Olanda. Per una volta anche l’Italia si è aggiornata in tempi ragionevoli e la nuova frontiera della condivisione alimentare è arrivata anche a Bari e a San Giovanni Valdarno, in Provincia d’Arezzo. Ci auguriamo che questa iniziativa continui a camminare e che arrivi anche nelle grandi città di tutta la penisola o almeno ci piace pensarlo. È un’ulteriore prova che qualcosa si sta muovendo nella nostra società; qualcosa che parte dal basso e che è pronto a creare una rete solida di condivisione.