The Orphanage di Juan Antonio Bayona, ghost story commovente ma non patetica

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The Orphanage (2007) di Juan antonio Bayona. Critica generalmente entusiasta: L’Unità: “Un film di fantasia nera che guarda al romanzo Giro di vite di Henry James. (…) Il regista, il trentenne Juan Antonio Bayona, è alla sua opera prima, eppure dimostra grande capacità e tecnica”. La Repubblica: “Si vede poco in The Orphanage, ma quel poco basta a trasmettere brividi ignoti al più truculento degli splatter“.

Il Corriere della Sera: “Il film ha una pulizia visiva e un rigore nella paura, senza ricorrere mai al ghigno, allo splatter, al sangue ma tenendo presente il mistero senza fondo delle coscienze infelici da cui forse dipende tutto“.

Epolis: “La paura si trasforma velocemente in poesia, e viceversa”.
Ciak: “L’horror spagnolo si conferma ricco di eleganza e maturo nelle scelte tematiche”.
Dnews: “Uno dei thriller horror più belli da tempo”…

Un’ atmosfera fiabesca e sognante, visionaria e malinconica… ma anche inquietante, un continuo e non superficiale stato di tensione, un crescendo emotivo per tutta la durata del film, sono le caratteristiche essenziali di The Orphanage (campione d’incassi in patria, vincitore di sette premi Goya -i premi più prestigiosi del cinema iberico-, candidato della Spagna agli Oscar come miglior film straniero, nonché nominato agli European Film Award 2008 come Miglior Film, Attrice, Fotografia e Compositore).

Una sobria e asciutta ghost story (anche commovente… ma non patetica) che lodevolmente si differenzia dai similari prodotti d’oltreoceano (ma purtroppo in America si sta già lavorando al remake), rifuggendo intelligentemente dai facili “effettacci” che tradizionalmente abbondano in questo genere di film, che privilegia la psicologia e gli stati d’animo dei personaggi e i cui modelli sono Suspense di Jack Clayton e “Gli invasati” di Robert Wise, nonché Alfred Hitchcock, Guillermo del Toro, Alejandro Amenabar (ma anche Pupi Avati). Una sceneggiatura che riprende temi già trattatati mille volte ma che trasforma il tutto in una originale intrigante angosciosa “caccia al tesoro”.

The Orphanage (ma perché un titolo inglese?) più che un horror è un dramma sullamaternità e sulla perdita, sull’infanzia erroneamente ritenuta età idilliaca, sul passato le cui tracce rimangono indelebili e ci condiziona, sulle paure -più o meno inconsce- di tutti noi. Un film che cattura totalmente l’attenzione dello spettatore non lasciandogli mai un attimo di tregua: cento minuti tesissimi e coinvolgenti al massimo, senza tempi morti o lungaggini fuorvianti (ogni scena è importante, ogni sguardo o battuta è essenziale).

Regia elegante sensibile raffinata dell’esordiente Juan Antonio Bayona (noto finora solo come autore di cortometraggi e di video musicali), fotografia e scenografia ottimi (notevole la ricercatezza visiva e formale), suggestivo l’utilizzo di rumori (più che della musica) come colonna sonora: sorprendente che anche sceneggiatore, direttore della fotog

rafia, montatore e compositore siano alla loro opera prima.
Magistrale l’interpretazione di Belén Rueda che regge sulle sue spalle l’intero film e che negli ultimi 40 minuti è praticamente sola in scena (aveva dato ottime prove già in Mare dentro e in Savage Grace): bravissima nel rendere l’angoscia di una madre a cui crolla il mondo addosso (e la si confronti con Angelina Jolie dal ridicolo look in Changeling). Perfetta Geraldine Chaplin

P.S.

Attenzione ai titoli di testa di The Orphanage, dove i nomi, impressi su pareti fatiscenti, saltano fuori a ogni strappo della carta da parati che li ricopre. In questo emergere del passato di sotto la vernice fresca del presente, c’è infatti la chiave di lettura del film” (Film.it).