The Big short: La grande scommessa. Gli uomini che scommisero contro la frode

Francesco Bellia

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In questa quinta puntata di [#aspettandoglioscar], analizziamo “ The Big short: la Grande scommessa”, candidato a 5 premi oscar, tra cui miglior regia e miglior film. Concepita come un docu-film, che imbocca però la strada della commedia, la pellicola (basata sul romanzo di Michael Lewis) ci mostra un aspetto della crisi finanziaria del 2008 che era inedito sullo schermo. Invece di raccontarla attraverso gli occhi dei “falliti” (come faceva Margin Call, del 2011), il regista Adam Mckay si pone dalla prospettiva di coloro che la crisi l’avevano prevista prima ancora che essa si riversasse con le sue drammatiche conseguenze sull’economia mondiale.

In questo film corale, dunque, vengono raccontate diverse storie di uomini appartenenti al mondo della finanza, che, in controtendenza rispetto alle rassicurazioni delle banche e al loro “frenetico”ottimismo nella concessione “a tappeto” di mutui non sicuri per l’acquisto di immobili, decisero di scommettere contro l’economia americana, “profetizzandone” il crollo e favorendo così se stessi e i loro investitori. Ma le loro aspettative furono superate dalla realtà, travolte da un sistema malato e fraudolento, una sorta di cinica “isteria collettiva” che causò una delle peggiori crisi finanziarie della storia, le cui nefaste conseguenze  si riversarono soprattutto sul ceto medio.

Pur avendo i toni di una commedia, il film è tutt’altro che leggero. E’ molto tecnico, didascalico come un documentario. Non rinuncia a entrare nel dettaglio, utilizzando un linguaggio specifico, di difficile comprensione per lo spettatore medio, mantenendo un’impostazione didattica, alleggerita da un’amara e irriverente ironia. Si tratta quindi di una pellicola non adatta a tutti, nel senso che lo spettatore deve essere consapevole di ciò che sta andando a vedere: un film di denuncia sulla crisi economica, messo in scena da un ottimo cast, tra cui spiccano Christian Bale e il convincente Steve Carell (attore comico americano, qui in un ruolo drammatico).

Sono questi personaggi (alcuni un po’ degli “outsiders”) a spiegarci i termini economici della crisi, cercando di renderli comprensibili attraverso metodi non convenzionali. Altre volte sono personaggi famosi, del tutto estranei al mondo della finanza a cimentarsi in queste istruttive lezioni.

Se anche lo spettatore medio non avrà capito tutto ciò che è stato detto, alla fine, si sarà comunque fatto un’idea complessiva di ciò che ha comportato la crisi e lo scopo di denuncia viene quindi raggiunto. D’altro canto chi possiede già le conoscenze tecniche potrà apprezzare il fatto che il film non banalizzi il fenomeno, anzi, cerchi di coglierne la molteplicità degli effetti, attraverso una lezione interattiva che si sofferma sui punti nevralgici della questione.

Il principale merito della pellicola è la capacità di mantenere questo doppio registro, avvalendosi di un originale stile di ripresa che unisce il “bombardamento” di immagini (un po’ alla “videoclip”) ad un impianto teatrale (spesso i personaggi parlano in camera rivolgendosi direttamente allo spettatore).

In definitiva “La grande scommessa” è un film riuscito, importante per i temi trattati e per le riflessioni in esso contenute. Per questo motivo, potrebbe aspirare al premio miglior film, con cui l’Academy potrebbe riconoscerne il valore di denuncia. Se fosse questo il criterio di assegnazione del premio (come fu per “12 anni schiavo” nel 2014) potrebbe rivaleggiare con “Il caso Spotlight”, che narra l’indagine giornalistica sugli scandali di pedofilia nell’Arcidiocesi di Boston (dal 18 febbraio nei nostri cinema).

Per quanto riguarda l’oscar a Christian Bale come miglior attore non protagonista: l’attore è all’altezza del ruolo, come suo solito; ma la coralità della pellicola fa comunque venir meno l’incisività della sua interpretazione sullo svolgimento dell’opera.

Chiudiamo con un consiglio per chi fosse interessato alla visione del film. Se possibile, guardatelo in compagnia di una persona esperta in economia (come ha fatto il sottoscritto), così da poter avere una visione di insieme più ampia e dettagliata del fenomeno: un argomento molto complesso, su cui ancora oggi molti esperti del settore continuano ad interrogarsi.