La Terra dei Fuochi, il Campanicidio non va dimenticato!

Benito Dell'Aquila

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Negli anni 2000 venne utilizzata per la prima volta l’espressione “Terra dei Fuochi”, per indicare lo sversamento di rifiuti tossici e speciali e l’innesco di roghi in un’ampia area della Campania. Quando il fenomeno è arrivato alla stampa nazionale, si sono moltiplicate le inchieste, tutti volevano documentare ciò che stava avvenendo, tutti cercavano la notizia. L’interesse mediatico ha animato l’opinione pubblica e gli stessi campani hanno compreso la gravità di ciò che era accaduto alla propria terra.

Le prime attività illecite risalgono agli anni novanta e i fenomeni erano già noti alle forze dell’ordine, ma come spesso accade, arrestare il fenomeno è cosa lenta.
Anno dopo anno il mostro è cresciuto avvelenando un territorio di circa tre milioni di metri quadrati. Un intero ecosistema è stato compromesso, condannando non solo l’ambiente, ma anche l’economia e soprattutto la salute di diverse generazioni di cittadini. Sebbene, pare che non esistano legami diretti tra i fenomeni d’inquinamento e le degenerazioni sullo stato di salute degli abitanti dell’area colpita, resta comunque significativo l’aumento di malattie congenite e lo sviluppo di tumori, soprattutto nella popolazione che per lunghi periodi è stata soggetta alle sostanze inquinanti.

Le risposte dello Stato Italiano non piacciono a chi questa terra la vive ogni giorno. Sono sempre numerose le manifestazioni di comitati civili che chiedono maggiore tutela e una risoluzione definitiva a opera delle istituzioni. Perché in fondo, tra le centinaia d’emergenze italiane e i molteplici problemi sparsi per la penisola, qui in Campania si continua a vivere con la paura.

Nel 2017 è stata depositata la relazione finale a cura del senatore Lucio Romano. Dopo tre anni di ricerche con dati scarsi e lacunosi, si è giunti alla questione dei numeri del cancro. I dati forniti dai Registri tumori dell’Asl di Napoli 3 Sud e quelli dell’Asl di Caserta dal 2008 al 2013, che coprono 139 comuni, hanno evidenziato un’incidenza maggiore di tumori, +46% per gli uomini e +21% per le donne. Solo nell’area di Caserta si sono manifestati 11.940 nuovi casi tumorali e 6.071 decessi.

Ogni anno viene redatto un rapporto Ecomafia, dove confluiscono tutti gli interventi delle forze dell’ordine. Per il 2016, nonostante la legge sugli ecoreati abbia invertito il senso degli illeciti ambientali, la Campania resta al primo posto tra le regioni italiane, con 3.728 illeciti. Risultato che evidenzia quanto il fatturato dei crimini contro l’ambiente sia ancora attuale in Campania.

Il quadro nel suo complesso resta allarmante e non vi è ancora un piano definitivo per la bonifica totale della Terra dei Fuochi.
Individuare i colpevoli è ormai una debole speranza. Il dito accusatore dovrebbe puntare verso troppi responsabili:
– la cattiva gestione politica del territorio
– le organizzazioni criminali
– le aziende dell’intera penisola che cercano mezzi illeciti per smaltire i propri rifiuti
– l’omertà della popolazione che per anni ha taciuto
– l’incompetenza statale nel creare un piano sicuro e controllato dello smaltimento di sostanze tossiche
– chi finge che il problema non sia mai esistito
– chi specula ai danni della collettività.

Ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti, lo era anche prima e lo sarà anche domani. Non è possibile monopolizzare l’informazione pubblica, ma il silenzio, talvolta, è sinonimo di dimenticare e la Terra dei Fuochi attende da troppo tempo di essere spenta. L’intera faccenda potrebbe apparire circoscritta e di poco interesse per l’intera penisola. Ciò che però, va sottolineato, è la presenza in terra campana di rifiuti provenienti da tutte le regioni d’Italia.
Secondo i dati raccolti dai pubblici ministeri e pubblicati su La Repubblica, a finire sepolte nella zona tra Napoli e Caserta vi sarebbero rifiuti e sacchetti provenienti da tutta l’Italia. Nel fascicolo del magistrato Stefania Buda, che nel 2008 ha aperto le indagini, spunta un elenco con le aziende e la provenienza dei rifiuti.

Tra gli anni ottanta in poi sono arrivate in Campania, trasformandola nella Terra dei Fuochi:
– 22 tonnellate do morchie di verniciatura, resine e fanghi dalla provincia di Padova
-25 tonnellate di cosmetici scaduti da Tocco Magico di Roma
– 50 tonnellate di morchie di veniriciatura dalla Sicaf di Premosello di Novara.
– 79 tonnellate di rifiuti industriali e 113 tonnellate di polveri di amianto bricchettate dallo Stoccaggio Ferrara di Robassmero in provincia di Torino
– 552 tonnellate di fanghi di verniciatura e 21 tonnellate di fanghi dell’impianto di depurazione della Ferolmet di San Giuliano Milanese
-1.106 tonnellate di scorie e ceneri di alluminio dalle Fonderie Riva di Parabbiago di Milano.
e a ancora, rifiuti da Brindisi, vari comuni del Torinese (Chivasso, Robassomero, Orbassano), Cuzzago di Premosello (Milano), Pianoro (Bologna), Parona (Pavia), Mendicino (Cosenza), San Gregorio (Reggio Calabria).

A questo punto è lecito chiedersi: “E se questa bella maglia che indosso, abbia prodotto rifiuti tossici sversati in Campania? E se ciò accadesse nella terra dove vivo con i miei cari?”
L’intera popolazione della penisola italiana non ha il compito di controllare dove le aziende sversino i loro rifiuti, ma ha il dovere di monitorare la situazione in Campania. Il rischio che gli interessi economici di pochi vadano a colpire la salute e il bene pubblico è un qualcosa di doveroso per la coscienza civica di tutti.