Giacomo Leopardi: le strane abitudini del poeta più famoso dell’Ottocento

E il naufragar m’è dolce in questo mare”: chi di voi non ha mai sentito, o addirittura “instagrammato“, questa frase? Essa è tratta da una delle poesie più celebri della letteratura italiana, l’Infinito di Giacomo Leopardi. Il poeta di Recanati è famoso soprattutto per la propria timidezza e scarsa capacità di interagire con i coetanei, caratteristiche che lo portarono ad una visione fortemente pessimistica dell’esistenza, gravata anche da gravi problemi di salute.

Ma il Giacomino nazionale non è solo questo. Lo sapevate che impazziva per i taralli zuccherati e i taralli di Vito Pinto, arricchitosi a tal punto da poter acquistare il titolo di Barone? Inoltre Antonio Ranieri, suo ospite a Napoli, riferì che il poeta aveva strane abitudini alimentari come quella di far colazione nel pomeriggio e pranzare a mezzanotte, costringendo sempre qualcuno a cucinare apposta per lui.

Egli, cresciuto con una madre davvero opprimente, Adelaide Antici, (per fare una passeggiata doveva chiedere il permesso almeno una settimana prima) finì per rispettare in maniera ossessiva anche i consigli del medico: se gli si consigliava di stare a riposo qualche ora egli finiva per rimanere a letto intere settimane. Inoltre non è affatto vero che il suo aspetto fisico gli impedisse di avere una certa autostima: egli era pieno di sé e non mancava di manifestarlo in pubblico, disprezzando spesso coloro che lo circondavano e attirandosi quindi non poche antipatie; al contrario sembra che il suo aspetto lo portasse a non lavarsi e a non curarsi affatto della propria igiene personale, cosa che non dovette fare molto piacere alla lavanderia del castello…

Alcuni sospetti sono stati avanzati anche a proposito del rapporto tra il poeta e Ranieri: qualcuno infatti ha ipotizzato che potesse esserci tra i due una relazione omosessuale! Sicuramente i due erano legati da un’amicizia molto stretta che spesso causò non pochi problemi alla vita sociale del napoletano.

Le traversie del poeta recanatese non sono destinate a terminare neppure con la morte: sembra infatti che il cranio del cadavere sia stato trafugato dalla tomba per essere sottoposto ad esperimenti di frenologia, una disciplina pseudo-scientifica che riscontra legami da i disturbi psichici e la conformazione, appunto, del cranio.

Insomma, sebbene fosse un po’ altezzoso, a tratti misantropo, e avesse strane abitudini, Giacomo Leopardi ci ha lasciato versi come questi:

“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi”.

Possiamo forse biasimarlo?



Beatrice Anfossi