Stentano ad arrivare gli aiuti per le PMI, inutile dire che il sistema non funziona

Dopo la conferenza stampa di ieri pomeriggio il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha rassicurato gli italiani sulla presenza dello Stato in risposta alle esigenze dei cittadini. Con un comunicato stampa stamani il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Banca d’Italia, l’Associazione Bancaria Italiana e il Mediocredito Centrale (MCC) ci fanno presente che hanno costituito una Task Force per assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità adottate dal Governo con il Decreto Legge 18/2020, ovvero la messa in pratica del decreto Cura Italia.

Con tale misura è stata adottata una proroga fino al 30 settembre per i prestiti per le micro imprese, le Pmi, i professionisti e le ditte individuali, mentre l’operatività del Fondo di garanzia per le PMI, gestito da Mcc, è stata potenziata e ampliata, aumentandone le risorse e l’ambito di intervento e rendendo più veloci e semplici le procedure per l’ottenimento della garanzia.

La garanzia del Fondo è all’80% dell’importo (e al 90% in caso di riassicurazione di confidi) per tutti i prestiti fino a 1,5 milioni, ferma restando la possibilità di coprire all’80% anche i prestiti fino a 2,5 milioni quando siano rispettate alcune condizioni, fra cui l’imprenditoria femminile, per i prestiti nel Mezzogiorno e per i finanziamenti per investimenti, nonché per tutti i prestiti fino a 5 milioni che rientrino negli ambiti di attività coperti anche dalle sezioni speciali del Fondo stesso. È inoltre previsto l’avvio di una linea per la liquidità immediata (fino a 3.000 euro) per gli imprenditori persone fisiche (le cc.dd. partite IVA, anche se non iscritti al registro delle imprese) con accesso senza bisogno di alcuna valutazione da parte del Fondo, che si affianca alle garanzie all’80% già attive sul micro-credito e sui finanziamenti fino a 25.000 euro (cosiddetto importo ridotto).

Non vogliamo entrare nel merito delle singole cifre stanziate per le imprese e i titolari di partita iva, vogliamo però fare un’analisi sulla reale capacità del nostro Paese di reagire alle difficoltà. Accantonata l’idea di un aiuto immediato da parte dell’Unione Europea, un organismo che ha perso ogni contatto con la realtà dei Paesi che lo compongono, ci rendiamo conto che l’Italia è un Paese lento e pensate. Pensate nella sua compagine burocratica, troppi passaggi di carte, timbri e rassicurazioni che non giovano alla crescita di un’economia. Siamo chiamati ogni giorno, al di fuori dell’emergenza sanitaria di questo periodo, ad essere smart, pratici, veloci e intuitivi, di anticipare i tempi e i pensieri dell’altro. Ce lo chiede il datore di lavoro, la banca, l’assicurazione, eppure quando inciampi nella macchina della pubblica amministrazione ti impantani in un processo infinito di deroghe e disposizioni. Una sorta di labirinto senza uscita che bene ci raccontavano Asterix e Obelix in una famosa scena del cartone animato.

Ebbene oggi stiamo pagando anni di appesantimento della pubblica amministrazione, gli anni della procrastinazione delle vecchie amministrazioni nel voler mantenere degli standard obsoleti (siamo ancora ancorati al foglio scritto e firmato a mano con timbro, quando nel resto del mondo ogni singolo cittadino possiede una firma digitale). Per cui oggi il Presidente dell’IPNS non sa dove mettere mano per velocizzare la pratica per l’erogazione dei fondi vitali per le aziende e i suoi lavoratori. Stiamo camminando sul bordo di un pericolosi burrone che potrebbe portarci alla rovina totale.

Lo scopo di questa Task force governativa sarà quello di mettere le banche e i vari istituti di credito in condizione di operare con celerità. La Task force, che avvierà la propria operatività dall’inizio della prossima settimana, coordinerà la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa. Il limite dato da Conte nella giornata di ieri è il 15 Aprile, giorno che precede la scadenza del pagamento dell’IVA, pagamento che moltissime PMI non riusciranno a saldare perché per le misure di contenimento del virus hanno chiuso la porta della propria attività il 13 di Marzo, ben 32 giorni prima.



Claudia Ruiz