Solo il 57% degli italiani fa la raccolta differenziata

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In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebra ogni anno il 5 giugno come da proclamazione dell’Onu, la Coldiretti ha pubblicato uno studio per svelare qual è il rapporto tra italiani ed ecologia: i risultati non sono entusiasmanti, anche se qualche buona pratica inizia a diffondersi.

Ancora poca differenziata. Il primo dato che salta agli occhi è quello relativo alla tematica dei rifiuti, che riserva ancora note dolenti: nonostante anni di campagne informative e di sensibilizzazione, soltanto “il 57% degli italiani fa la raccolta differenziata per la maggior parte dei propri rifiuti per il riciclo”, anche se questo servizio è oramai “offerto da quasi la totalità dei Comuni italiani (98%) che coprono il 99,5% della popolazione, secondo l’accordo Anci-Conai”.

Maglia nera in Europa. Questo risulta consegna al nostro Paese una ennesima maglia nera a livello continentale, perché è molto al di sotto “della media dell’Unione europea dove il 65% dei cittadini pratica la raccolta differenziata per i rifiuti“, come dice la nota siglata dai vertici dell’associazione. Ma non tutto è negativo, e Roberto Moncalvo e Vincenzo Gesmundo di Coldiretti mettono in luce anche i fattori positivi da cui ripartire, a cominciare dal fatto che “ben il 95% degli italiani ritiene importante proteggere l’ambiente messo a rischio, nell’ordine, dalla quantità crescente di rifiuti, dall’inquinamento atmosferico e dai cambiamenti climatici”.

L’attenzione per l’ambiente. Come si spiega dunque questa diversità tra il comportamento concretamente effettuato, in particolare verso la raccolta differenziata, e le premesse ambientalistiche di tutto rispetto? L’associazione dei coltivatori diretti spiega che “si assiste anche in Italia ad una maggiore consapevolezza dell’importanza di adottare abitudini più sostenibili, come dimostrano le scelte di acquisto che portano a privilegiare prodotti meno inquinanti a partire, come la spesa a chilometro zero dal contadino“. Ma i progressi sul fronte dei rifiuti restano poco significativi, con quasi metà della popolazione che continua a privilegiare il modello “tutto in discarica”, senza applicarsi (e perder tempo) a dividere carta, vetro, alluminio, organico e misto.

Comportamenti virtuosi. Tra le note positive, invece, c’è il comportamento dei nostri connazionali rispetto all’impiego dei sacchetti di plastica: più di tre italiani su quattro hanno cambiato abitudine e ridotto l’utilizzo della dannosa e poco ecologica “busta”, ma ancora una volta siamo dietro rispetto alle performance dei nostri vicini europei, visto che la media continentale è dell’80 per cento. Secondo la Coldiretti, comunque, ci sono tendenze virtuose da cui ripartire, come il fatto che il 27% dei cittadini ha evitato di acquistare oggetti di plastica monouso come piatti, bicchieri o posate, o che il 68% ritiene che sarebbe opportuno pagare un sovraprezzo per questi prodotti.

Gli obiettivi dell’Europa. Non bisogna dimenticare che la Ue ha adottato una strategia di contenimento e riduzione dei rifiuti plastici, che prevede che entro il 2025 gli Stati membri “dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, per esempio con sistemi di cauzione-deposito, insieme al divieto di vendita di stoviglie, cannucce, agitatori per bevande, bastoncini di cotone per le orecchie e bastoncini per palloncini in plastica“, come sottolineato da Coldiretti, che rimarca come questi provvedimenti abbiano rilevanza sia per il rispetto dell’ambiente che per la stesa salute degli animali, da quelli marini fino a quelli da fattoria.